µ-Ziq Is Love – Il proteiforme Mike Paradinas

E chi se lo aspettava più? Dopo lunga latitanza (quando i suoi anni ’90 furono da autentico stakanovista) si riaffaccia alla ribalta – e oltretutto usando l’alias dalla produzione senz’altro più significativa: µ-Ziq – Mike Paradinas. Per chi a certa elettronica arrivava partendo dal rock, una delle sigle più stimolanti di un periodo fecondo che invece difficilmente tornerà. Il nuovo album, “Chewed Corners”, è annunciato in uscita per domani. In questo articolo di sedici anni fa spendevo qualche parola sui primi.

Mike Paradinas

A guardarlo, nelle poche foto di lui che circolano, Mike Paradinas è il ritratto perfetto del nerd, o dell’hacker (a seconda che lo si ritenga un bravo ragazzo un po’ imbranato o un genio un po’ malandrino: è una cosa e l’altra; Paradinas è sempre una cosa e svariate altre): tenuta da studentello, capello lungo ma non oltraggioso, occhialetti tondi da miope, una faccia che denuncia almeno quattro o cinque anni meno di quelli, che già sono pochi, che ha. Non lo si direbbe certo una star e in effetti, dati di vendita alla mano, non lo è. Non ancora. Potrebbe presto diventarlo però, seguendo le orme del suo fraterno amico Richard James. Per intanto, con lo stesso James e con Luke Vibert, è il solista di maggiore spessore offertoci in questo decennio dalla fecondissima scena elettronica britannica. I tre hanno in comune un paio di caratteristiche insieme fastidiose ed esaltanti per l’appassionato: l’incredibile prolificità, che si accompagna a un livello medio delle uscite eccezionalmente alto, e la mania (che è sempre stata tipica della techno) di celarsi sotto una caterva di pseudonimi. Così James è anche (soprattutto) Aphex Twin e Polygon Window. Vibert fa dischi anche a nome Wagon Christ e Plug. Paradinas esagera: se non mi è sfuggito nulla (e davvero non potrei garantire al riguardo) ha finora pubblicato usando sette differenti ragioni sociali e senza per il momento fare ricorso alla sua vera identità anagrafica. Senza che mai, tolti i primi due lavori a nome µ-Ziq, cui collaborò Francis Naughton, e l’album a metà con Richard James, dietro nomi che sembrano di gruppi si nasconda altri che lui. Un forzato della musica.

Considerate che ha appena venticinque anni e che esordì a ventuno e la consistenza quantitativa e qualitativa della sua discografia risulterà tanto più stupefacente. Ancora più ammirevole la varietà di influenze esibite e di stili praticati e la peculiarità di un tocco che tutto amalgama e rende inconfondibile: una rarità nell’elettronica, e in qualunque altro genere di musica. È una personalità fortissima quella del giovanotto, ancorché schizofrenica al massimo grado (eptofrenica?). I differenti alias trovano una giustificazione nelle diverse colorazioni che prevalgono, sempre presente però l’intero spettro, a seconda dello pseudonimo usato.

Generalizzando, µ-Ziq rappresenta il versante dell’affaire Paradinas più portato al confronto con gli (alla fusione degli) stili prevalenti nell’elettronica degli anni ’90, vale a dire ambient, techno e drum’n’bass, ove però di techno e drum’n’bass si elabora l’aspetto più cerebrale, meno legato alla fisicità del ballo. Kid Spatula e, soprattutto, Tusken Raiders puntano maggiormente proprio sulla fisicità. Jake Slazenger omaggia le radici jazz e soul del Nostro. Gary Moscheles si diletta a inventare gustosi connubi fra elettronica, exotica ed easy listening. Generalizzando ancora di più, µ-Ziq è la firma che Paradinas riserva alle uscite più impegnative, adoperando le altre quando vuole divertirsi. Ma, ripeto, generalizzando, perché gli album di Slazenger e Moscheles non sono per niente minori (fra i primi, anzi, da mettersi in casa della folta discografia del Nostro) ed entrambi contengono brani che potrebbero figurare sull’uno o sull’altro, indifferentemente. E le incursioni nella musica nera d’antan non sono rare nei dischi a nome µ-Ziq.

È la capacità di fare coesistere grandi melodie e scansioni ritmiche irresistibili ed estrarre armonia dal caos che fa grande Mike Paradinas. Che qui ricorda Philip Glass e là Curtis Mayfield, qui rielabora i dettami della techno di Detroit, là un tema da sitcom. Che richiama alla memoria i Kraftwerk come Brian Eno o gli 808 State nello stesso brano e in quello dopo sa di Billy Preston, di Funkadelic (George Clinton oggi ucciderebbe per scrivere un pezzo come Funk Yo Ass, su “Shaped To Make Your Life Easier”), di America Latina o magari, giusto per confondere e stupire piacevolmente ancora di più, di 4AD (Phiesope, su “In Pine Effect”, potrebbe essere dei This Mortal Coil). Valgono ancora, per cercare di afferrare la sostanza di una musica che ogni volta che ti sembra di averla definita ti sfugge di mano come una saponetta, le parole vergate da un anonimo nelle note di copertina del primo (doppio) LP di µ-Ziq, “Tango N’Vectif”, uscito quando Paradinas aveva ventun’anni, composto in larga parte quand’era a malapena maggiorenne.

“…musica da ascoltare passeggiando sulla faccia nascosta della luna. Quando è µ-Ziq a maneggiarla, l’elettronica non risulta per niente minacciosa. È anzi allegra e vivace, e deliziosamente orecchiabile, e tanto trascinante ritmicamente che la si può ballare… Melodie giocose sono servite con un contorno di suoni ticchettanti, fischi, gorgoglii, gemiti, singhiozzi ed esplosioni, soffocate e non. Può sembrare caotica, ma ad ascoltarla bene è organizzata al livello di una creazione di Schönberg.

Pubblicato per la prima volta su “Trance”, n.2, novembre/dicembre 1997.

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