(What’s So Funny ’Bout) Peace, Nick Lowe And Understanding

Nick Lowe

Si potrebbe partire dalla fine o quasi, dall’ultima canzone eseguita con il gruppo (prima di chiudere con i bis così come aveva iniziato: da solo) nel concerto immortalato nel DVD che accompagna i due CD in un’edizione limitata di “Quiet Please…”: da una (What’s So Funny ’Bout) Peace, Love And Understanding che una volta (soprattutto nella lettura datane nel 1979 da Elvis Costello) suonava come una pungente presa in giro dell’hippismo e oggi… be’, oggi emoziona. Oppure si potrebbe cominciare da un principio che era in realtà un congedo, dalla versione originale, che apre “Quiet Please…”, della canzone di cui sopra, che i Brinsley Schwarz eseguivano nel 1974 in quello che era il loro sesto LP, “The Favourites Of”, e sarebbe rimasto l’ultimo. O, ancora, si potrebbe attaccare dando i numeri, magari sei così ve li potete giocare. 60: gli anni che ha compiuto Nick Lowe lo scorso 25 marzo. 44: gli anni trascorsi da quando firmò (o, più probabilmente, da quando suo padre firmò a suo nome) il primo contratto discografico. 33: gli anni coperti dalla doppia raccolta venuta buona come scusa per dedicare infine una paginetta a un artista tanto straordinario quanto sottovalutato. 49: i brani che sfilano nella suddetta antologia. 20: gli album da cui sono tratti. 12: il piazzamento più alto nelle classifiche britanniche di un singolo del nostro uomo, Cruel To Be Kind. Era il 1979 e per una bizzarrissima coincidenza il 45 giri in questione era un numero 12 pure negli Stati Uniti, in Canada e in Australia. Si può cominciare da qui, da lì o da là, ma è sempre alla stessa conclusione che si arriva al termine delle due ore e mezza di una delle più belle collezioni di sempre e di chiunque: Lowe (che fra l’altro sarà a fine giugno in Italia a dar man forte a un vecchio amico, tal Ry Cooder) è un genio del pop-rock e sarebbe tempo che questa genialità – assoluta per quanto riguarda i testi, quella dell’artigiano più sopraffino per quanto attiene alle musiche – venisse riconosciuta e celebrata universalmente. Se è vero come è vero – Clapton docet – che a determinare la riuscita di un assolo di chitarra non è quanto ci metti dentro ma quanto ne tieni fuori, similmente si potrebbe dire che a dimostrare incontrovertibilmente la grandezza di questo artista è, oltre al tanto che figura in “Quiet Please…”, il tantissimo che è rimasto escluso.

Ci sarebbe voluto un box, diciamo quadruplo o se no quintuplo facendo salvo un DVD comunque prezioso. Forse i Kippington Lodge non ci sarebbero entrati lo stesso e nessuno avrebbe avuto di che ridire: poco più che un peccato di gioventù costoro, bittarello ingenuo e sui generis pressoché fuori tempo massimo, anche se per riuscire a farsi ingaggiare – e nemmeno maggiorenni! – dalla stessa etichetta dei Beatles e cioè Parlophone qualche qualità – rimasta nascosta – dovevano pure averla. In compenso e sacrosantemente i Brinsley Schwarz avrebbero potuto avere rappresentanza più adeguata di una raminga canzone favolosa e furbetta (il lettore scafato impiegherà mezzo secondo a individuare il brano degli Who che, in involontaria collaborazione con Judee Sill, per così dire la ispirò). A essere selettivissimi, se ne sarebbero forse potuti ignorare i primi passi, un omonimo esordio a 33 giri e l’appena più ispirato “Despite It All”, appiattiti su un country-rock  simile in maniera e misura sospette ai campioni di vendite AD 1970 Crosby, Stills, Nash e Young. Non i magnifici e crucialissimi “Nervous On The Road”, “Silver Pistol”, “Please Don’t Ever Change”, pionieristici apripista per quel pub-rock che farà da apripista al punk, che farà da apripista alla new wave. Fieramente controcorrente lungo l’intera prima metà degli anni ’70, epoca a) di glam, b) di progressive e c) di lagne cantautorali, Nick Lowe si trovava inopinatamente, in perfetta coincidenza con l’inizio della sua carriera solistica, a essere in prima linea sul fronte del cambiamento. Era lui nel 1976 a inaugurare con il 7” So It Goes/Heart Of The City il catalogo di quella Stiff per la quale subito dopo cominciava a lavorare anche come produttore ed ecco, in un cofanetto ideale del Nostro non dovrebbe mancare un disco dedicato alle sue produzioni. Per non citarne che alcune: quello che è considerato il primo singolo del punk inglese, vale a dire New Rose, e il susseguente debutto a 33 giri dei Damned; l’esordio di Graham Parker “Howlin’ Wind”; i primi tre storici ed eccezionali LP di Elvis Costello; Stop Your Sobbing, biglietto da visita per i Pretenders. Il perfetto cofanetto del Nostro dovrebbe poi tenere conto che se formalmente il gruppo messo insieme nel ’77 con l’eterno amico/rivale Dave Edmunds non pubblicava, per una serie di complicate ragioni contrattuali, che un album, in realtà il sodalizio ne fruttava diversi di più: tutti i lavori usciti fra il ’77 e l’81 a nome Nick Lowe oppure Dave Edmunds sono nei fatti dischi dei Rockpile.

Senza mettersi a fare ragioneria spicciola deplorando, giacché va sempre a gusti, l’assenza di questa o quella canzone quando poi le quarantanove presenti sono tutte (tutte) imperdibili, l’ultima precisazione da fare su “Quiet Life…” è che, carrellata su una vicenda artistica di rare longevità e consistenza, è scelta scientemente, programmaticamente orientata e parziale. Lungi dall’ignorare le cose più rock’n’roll, privilegia le ballate, qualcuna delle quali si sarebbe potuta ascoltare (qualcuna la si ascoltò) da un Johnny Cash (a proposito: per qualche tempo suocero del Nostro e dopo restarono amici), qualcun’altra da un Frank Sinatra.

Pubblicato per la prima volta su “Il Mucchio”, n.658, maggio 2009.

8 commenti

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8 risposte a “(What’s So Funny ’Bout) Peace, Nick Lowe And Understanding

  1. Stefano Piredda

    Maestro…

  2. Gian Luigi Bona

    Cruel To Be Kind ha risuonato in camera mia così tante volte che persino la vernice la cantava !!!
    Che anni meravigliosi per la musica quelli che vanno dal ’77 al ’85.
    Perlomeno sono i miei preferiti…

  3. Henry Trave

    Oh, finalmente leggo qualcosa su Nick Lowe.
    Sono anni che volevo prendermi il suo 1° LP, poi qualcuno mi ha detto che il 2° è valido quanto il primo.
    Se mi prendo questa raccolta rimane fuori parecchia roba da quei due album?
    Ne vale la pena?

  4. Anonimo

    Io ho solo Nervous on the road e il resto della discografia non la conosco benissimo, quale disco è da considerare il suo capolavoro? grazie

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