Potere alla parola (9): Ganja N’Roses – La vida loca dei Cypress Hill

Cypress Hill

Larry Muggerud ha ventisei anni ed è un italoamericano di Brooklyn che vive dal 1983 nella Città degli Angeli. Da ragazzo era un ottimo giocatore di baseball. Il suo amico Senes Reyes, losangeleno d’ascendenze cubane quattro anni più vecchio, aveva invece pochi rivali sui campi di football. L’uno e l’altro sarebbero potuti diventare professionisti, ma i soldi hanno preferito farseli in un altro modo. Che non è nemmeno quello praticato un tempo dal loro compare venticinquenne Louis Freese, mezzo cubano e mezzo messicano, altro losangeleno import che un bel dì, colto da un’illuminazione sotto forma di una pallottola che gli aprì un bel buco nel torace, capì che il crimine non paga e cambiò vita. Da allora si fa chiamare B-Real e rappa, facendo coppia con Senes, che il mondo ora conosce come Sen Dog, sulle basi allestite da Larry, per chi ama l’hip hop un mito di nome DJ Muggs. Insieme sono noti come Cypress Hill. Mentre scrivo queste righe il loro nuovo album “III (Temples Of Boom)” ha appena raggiunto i negozi. Quando voi le leggerete avrà raggiunto la vetta delle classifiche USA, seguendo l’esempio dei predecessori “Cypress Hill” e “Black Sunday”.

Il segreto del loro successo? Vediamo… le rime in spagnolo? Il gusto inedito che danno a… No, non ci siamo: i Cypress Hill sono idolatrati dalla comunità chicana e la prima lingua dei due rapper è lo spagnolo, ma in quell’idioma ci saranno sì e no, nei loro tre LP, cento parole. Anche se la situazione, dichiara Sen Dog, potrebbe un giorno cambiare: “Prima o poi faremo un album in spagnolo, ma per ora la questione della lingua non ci sembra così importante. A me pare che conti di più il modo in cui rappresento la mia latinità che non la lingua in cui la racconto. Certo, rappare in inglese è più facile, spesso ti bastano cinque parole per dire cose che in spagnolo ne richiedono dieci, ma so cavarmela anche nella mia lingua madre. Per ora, però, mi piace usarla con parsimonia”. Seconda ipotesi: vista l’iconografia da doom metal band dei loro dischi, chi non li ha mai ascoltati potrebbe supporre che ci sia un bel po’ di rock nell’hip hop dei nostri eroi, che quindi possono pescare pubblico in due mercati. I Cypress Hill in effetti pescano pubblico in due mercati, ma di rock nei loro brani ce n’è poco e perdipiù ben celato – un campionamento dei Black Sabbath qui, un sitar di gusto psichedelico là – fra le maglie di un funky passato in moviola, ipnotico, trasognato. Un funky annebbiato da fumi d’origine sospetta. Un sospetto che diviene certezza dando un’occhiata ai titoli delle canzoni: Accendine un altro, Stonato è il modo di camminare, Voglio sballare, Legalizzatela, Predatori fatti, Tutti devono stonarsi. Nella loro hashishofilia i Cypress Hill non si fermano però, per fortuna, alla macchietta verdoniana dell’hippie. Come note di copertina “Black Sunday” ha una spiegazione in diciannove punti del perché sia assurdo mantenere fuorilegge i derivati della canapa. E non vi è intervista in cui i tre – i cui concerti spesso sono aperti da oratori della NORML (Organizzazione Nazionale per la Riforma della Legge sulla Marijuana) – non spezzino una lancia per la Causa.

B-Real: “Fumare mi aiuta a rilassarmi, ad analizzare meglio i problemi. Se sono incazzato mi rollo un joint e la rabbia sbolle. Non è che il fumo mi renda una persona passiva: solo, mi aiuta a capire quando non vale la pena di incazzarsi. Qualche volta ha effetti positivi anche sulla mia creatività. Ma, naturalmente, che facciamo buona musica e ci facciamo tante canne sono due fatti non in relazione fra loro”. Sen Dog: “Non si fuma per sfuggire alla realtà. Chi vuole farlo sniffa della coca o si fa d’eroina. Quando fumi resti lucido, consapevole. A volte sei più dentro alle cose quando hai fumato che quando non l’hai fatto”. B-Real: “L’hashish ti rende riflessivo. Non ho mai visto nessuno diventare violento dopo uno spinello. C’è un sacco di gente, al contrario, che è pericolosa quando ha in corpo alcool o cocaina”.

Con il problema della violenza chi abita a Los Angeles non può non confrontarsi. Sen Dog: “Sono cinquant’anni che questa città è dominata dalle gang. La prima fu quella degli Zoot Suiters, che nacque per autodifesa. Arrivavano da San Diego bande di marinai in libera uscita che dopo essersi ubriacati cominciavano a menare le mani con gli uomini e a stuprare le donne. Bisognava reagire. Ma adesso ci sono famiglie in cui il figlio fa parte della stessa gang cui era appartenuto suo padre e in precedenza il padre di suo padre e quartieri in cui si vive come se si fosse al fronte”. B-Real: “Io stesso ho fatto parte di una gang, la Neighborood Family. Ne porto ancora il simbolo tatuato su una mano”.

Sembrano storie da film e invece sono tragicamente vere. Ciò non toglie che restino cinematografiche quanto basta a far sì che il sottogenere hip hop di maggior successo, il gangsta-rap, trovi in esse infinite fonti di ispirazione. Anche in questo caso, i Cypress Hill si distinguono dalla massa: sono lucidi cronisti loro, non spacconi da bar. Sen Dog: “Sai da cosa distingui chi ha vissuto queste storie da chi è un finto? Dal fatto che i finti si vantano di aver fatto questo e quello e non hanno fatto niente, se no ti racconterebbero anche della fottuta paura che provi quando sei su un marciapiede con una pistola in mano e non sai se raggiungerai vivo il marciapiede di fronte”. DJ Muggs: “Fanculo al g-funk! Fanculo Ice Cube!”.

Tornando sull’argomento cannabis: che gli Stati Uniti abbiano eletto un presidente che ha ammesso di avere fumato una volta ha cambiato qualcosa? Sen Dog: “È un bugiardo”. B-Real: “Cazzo vuol dire: ‘Non ho inalato’?”. Sen Dog: “È come se uno dicesse che ha provato la cocaina ma non l’ha sniffata. Un’assurdità”. B-Real: “Però da quando è presidente Clinton la DEA (l’agenzia antidroga governativa, n.d.r.) è meno idrofoba che ai tempi di Bush”. Un aneddoto di vita spericolata? B-Real: “Un giorno ci hanno fermato dei pulotti a me e a Sen. Be’, la prima cosa che trovano in macchina è il taccuino sul quale in prima pagina avevo scritto i versi della canzone che ho loro dedicato, Pigs. Ma hanno dovuto lasciarci andare. Avevamo del fumo, ma l’avevamo nascosto troppo bene”.

Pubblicato per la prima volta su “Tank Girl”, n.4, gennaio 1996.

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