Potere alla parola (12): Say It Loud, I’m Freak And I’m Proud – L’hip hop dallo spazio profondo dei New Kingdom

Fate conto che questa sia una puntata speciale (a proposito: ripartono la settimana prossima) dei Culti. Della posse qui celebrata si perdeva ogni traccia poco dopo la pubblicazione di questo articolo, che scrivevo per l’ormai leggendario numero zero di “Blow Up”.

New Kingdom - Paradise Don't Come Cheap

Gente simpatica Nosaj (la mammma lo chiama Jason; di cognome fa Furlow) e DJ Sebastian (la mamma lo chiama – uh – Sebastian; di cognome fa Laws), i due figli di Brooklyn che insieme di nome fanno New Kingdom. Non solo ti spacciano l’hip hop più eccitante, con i Wu-Tang Clan e pochi (pochissimi) altri del 1996, ma ti risparmiano anche un bel po’ di fatica quando l’Isidoro Bianchi (la mamma lo chiama Stefano) ti commissiona un articolo che ne illustri le sorti magnifiche e progressive. Sei lì che ti arrovelli per trovare un titolo, e nel frattempo riascolti per l’ennesima volta “Paradise Don’t Come Cheap”, ed ecco che parte Half Asleep… “Say it loud, I’m freak and I’m proud!”… perfetto! Ci avessi rimuginato sopra un altro paio d’ore difficilmente avrei scovato un titolo migliore di questa stonata (non nel senso di “non intonata”) parafrasi del Padrino del Soul, messer James Brown. L’opportuna definizione a effetto dello stile del duo è stata invece gentilmente fornita dalla prima delle interviste che sono andato a rileggermi, una cosuccia rintracciata su Internet: è “outer space hip hop”, spiegava Nosaj a un anonimo cronista. Volete qualcosa di più dettagliato? Basta mettere mano al numero di febbraio 1994 di “Spin”. È ancora Nosaj a parlare: “Suoniamo come i Run DMC che fanno un frontale con i Black Sabbath in autostrada, mentre stanno andando a trovare gli AC/DC, e nello scontro coinvolgono il rimorchio di Curtis Mayfield, in pieno territorio Cypress Hill”. “Siamo come una carovana di autotreni”, diceva invece Sebastian a Chris Campion che lo interrogava su “The Wire” dello scorso aprile. “Man mano che il convoglio procede raccoglie per strada quelli che vogliono esserci e diventa sempre più imponente, fin quando si fa inarrestabile.

A questo punto, dopo avervi detto che prima di “Paradise…” i New Kingdom pubblicarono (era il 1993) un altro eccellente LP intitolato “Heavy Load”, che entrambi i dischi sono su Gee Street (una sottomarca Island) e che fareste bene a metterveli in casa, potrei pure congedarmi, dal momento che lo sporco lavoro del critico, una tantum, lo hanno fatto i musicisti oggetto del suo scrivere. Ma temo che l’Isidoro Bianchi se ne avrebbe a male e dunque, come da consegna, la meno in lungo abbastanza da riempire due pagine. Se non volete annoiarvi, procuratevi i due dischi di cui sopra e pompate a palla e scalciate come Bruce Lee. Si fottano i vicini, se si lamentano.

Ho la manopola del volume molto sopra l’undici e la mia 808 fa tremare le casse. So che mi odiate quando faccio vibrare i muri. Perché vi sto scuotendo con il mio rock… vi sto scuotendo. È garantito che i miei vicini non dormono. E sto scalciando come Bruce Lee.” (Kickin’ Like Bruce Lee)

Un mucchio di cose rendono i New Kindgom la faccenda più intrigante dell’hip hop targato 1996 (e in prospettiva, probabilmente, di quello del 1997, e del 1998, e…): innanzitutto, il fatto che numerosi e costantemente intercambiabili sono i livelli di lettura che offrono all’osservatore. Sono neri ma dichiarano fra le loro influenze nomi che da una posse di norma non ti attendi (Bob Dylan, Nirvana e Captain Beefheart i più sorprendenti). Hanno un aspetto che più anni ’70 non si potrebbe, con vestiti che sembrano usciti dal guardaroba di Shaft, basettoni grandi quanto la Sardegna (Nosaj) e leonine chiome afro (DJ Sebastian), e parlano di quel decennio come di un’età dell’oro della musica e ciò nonostante mai, ma proprio mai, si affaccia nel loro sound fosse anche un’ombra di revivalismo. Si atteggiano a hippie e battezzano i loro brani con titoli – sentite un po’: Headhunter, Infested, Shining Armor, Valhalla Soothsayer, Terror Mad Visionary – che sarebbero acconci a una band di death metal. E ti spiazzano sempre: ascolti il trip-hop alla Tricky di Animal e ti chiedi a chi mai sia dedicata questa commossa elegia che cita Cobain nel secondo verso e Hendrix e Miles Davis poco dopo. Chi era dunque questo Animal che era il batterista preferito di Nosaj? Un compagno di scuola morto di droga o in qualche regolamento di conti, malasorte comune fra la gioventù di colore americana, ti spingi a ipotizzare. E poi, improvvisamente, realizzi che è del batterista del Muppet Show che sta parlando. Ti senti preso per i fondelli, ma ti scappa da ridere.

New Kingdom - Heavy Load

Hippy-hop è stato detto del peculiare stile dei New Kingdom, riesumando un’etichetta che nei tardi anni ’80 si appiccicò ai De La Soul, per cominciare, e poi ai loro cugini Jungle Brothers e A Tribe Called Quest, e che già tornò in auge a inizio ’90 con gli Arrested Development. Ma in comune con il trio del capitale “3 Feet High And Rising” i nostri due broccolinesi non hanno che l’eterogeneità delle influenze e il genio. Se proprio bisogna rintracciare loro degli avi nell’albero genealogico del rap è ai Run DMC di “Raising Hell”, la prima posse a conquistare il pubblico del rock, che è opportuno rivolgersi. Fermo restando che la musica di quelli, assai più epidermica, suona al confronto unidimensionale. Se proprio bisogna cercare contraltari odierni è con i Cypress Hill che si possono tracciare paragoni.

Che Nosaj (ci avete fatto caso? “Jason” al contrario; vi sentite presi per i fondelli?) e il suo compare Dj Sebastian fossero destinati a grandi cose fu subito chiaro ai pochi che, nell’estate di quattro anni fa, ebbero la fortuna di ascoltare il loro formidabile debutto a 45 giri: Good Times, opportunamente ripresa in apertura di “Heavy Load”, gira su campioni della James Gang e di Dylan, è scura, funky e fuori. Psichedelica, sì, ma anche psicotica: una dialettica dello stralunamento cui i New Kingdom ci abitueranno, aggiungendo nel contempo per strada una quantità di altri cromatismi alla loro tavolozza. A partire dal primo album, che purtroppo dalle nostre parti si è visto poco o punto ed è uno degli esordi sulla lunga distanza più convincenti di sempre in ambito hip hop. La varietà sia delle atmosfere che dei campionamenti, Miles Davis ma anche la James Gang, Manu Dibango ma anche i Grand Funk Railroad, è fuori dal comune: eppure il disco ha, nel suo fluido (fluido? viscoso piuttosto) articolarsi, una compattezza eccezionale. Convivono, si integrano, interagiscono il loop di gusto jazz di Frontman e l’LSD che impregna Mars, Headhunter e Half Seas Over, la narcolessia di Are You Alive? e le cadenze incalzanti di Calico Cats, i sapori anni ’60 di Mama And Papa e le suggestioni bladerunneriane di Lazy Smoke.

Dopo un simile biglietto da visita, ci si aspettava tanto da “Paradise Don’t Come Cheap”. Si è avuto ancora di più: più sporcizia dei suoni, più narcolessia, più acido lisergico, più colori ma tutti nella parte più scura dello spettro. Più originalità, se possibile. Ascoltate l’iniziale Mexico Or Bust. Sembra di sentire un Barry White strafatto di anfetamina che fa comunella con dei Beastie Boys alle prese con la colonna sonora di uno spaghetti western. Ebbene: da lì in poi le cose si fanno veramente strane. Infested è un 45 giri dei Run DMC fatto girare a 33; Unicorns Were Horses è tanto solenne da rasentare la magniloquenza; Kickin’ Like Bruce Lee è sabbathiana come ai Cypress Hill non è mai riuscito; Shining Armor è rap trattato come fosse grind; Co Pilot unisce Sly Stone e Public Enemy; Terror Mad Visionary è tellurica e terrorizzante come il titolo richiedeva. E, nel suo insieme, “Paradise Don’t Come Cheap” è forse il lavoro nello stesso tempo più cerebrale e più fisico del 1996.

Quelli che comprano i nostri dischi e vengono ai nostri concerti sono persone curiose, che amano cercare nella musica qualcosa di inaudito. È questo il pubblico con cui ci identifichiamo.” (Sebastian)

Che gentili: dopo il titolo, mi hanno regalato anche la conclusione.

Pubblicato per la prima volta su “Blow Up”, n. 0, marzo 1997.

8 commenti

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8 risposte a “Potere alla parola (12): Say It Loud, I’m Freak And I’m Proud – L’hip hop dallo spazio profondo dei New Kingdom

  1. Una quindicina di anni fa mi prese un raptus (per fortuna isolato) di liberarmi di alcuni CD… Questo dei New Kingdom è quello che rimpiango di più… Una grossa cazzata (anche se ricordo che non mi era scattato quel quid affettivo che ho invece per i non moltissimi artisti hip hop della mia collezione)

  2. Anonimo

    Paradise Don’t Come Cheap ha qualcosa di diverso rispetto a qualsiasi altro disco di hip hop rap o qualsiasi altro genere, è originale, magico, con delle soluzioni che non ti aspetti, lo cerco in LP da tantissimo tempo ma non sono mai riuscito ad acquistarlo causa il prezzo non proprio economico…., non a caso Eddy dice che si tratta di una puntata speciale dei culti da me tanto amati, in una parola, bellissimo

  3. Giancarlo Turra

    il vinile viaggia su prezzi folli, ma sul serio folli. Il CD, invece, costa quanto una pizza margherita da portar via.

    • Anonimo

      Se riesco con un sacrificio lo voglio in vinile questo capolavoro! l’anonimo di prima sono io e mi chiamo Demis e scrivo spesso su questo bellissimo blog, non so per quale motivo nonostante io sia registrato da qualche tempo i miei commenti vengono visualizzati come anonimo, forse Eddy sa darmi la risposta. Comunque per me è un onore oltre che un piacere che oltre al VM mi risponda anche Giancarlo Turra che ho avuto modo di apprezzare e leggere in diversi articoli, grazie.

      • Giancarlo Turra

        E’ bello sapere che qualcuno apprezza, grazie davvero. Per curiosità ho dato un’occhiata su Discogs, e la copia in vinile più – ahem – economica gira sui 60 €. Da non credersi. In compenso, il CD parte da 2.50 € + spedizione…

      • Non ho idea di perché accada. Se ti firmi comunque in calce, provvedo poi io a effettuare la correzione (cosa che già faccio di default quando identifico un anonimo grazie al suo IP).

  4. Demis

    Grazie sia al VM che a Giancarlo per le risposte, non so in che condizioni mi arriverà ma a proposito di Discogs, profondamente stimolato dal dibattito, ieri sera ho acquistato da un tizio in Lithuania una copia dei New Kingdom in LP a 47 euro inclusa la spedizione, ha accettato in la mia proposta di acquisto e io non ho esitato, che mi dite, affare?

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