Potere alla parola (13): Leader di una nuova scuola – Busta Rhymes

Busta Rhymes

Non si può dire che a Taheim Smith abbiano mai fatto difetto disinvoltura e fiducia nei propri mezzi. Aveva appena quattordici anni quando, con due suoi compagni di liceo, si presentò fuori tempo massimo a un rap contest presieduto da una giuria formata da Chuck D dei Public Enemy, Hank Shocklee della Bomb Squad e Dr. Dre. Gli spettatori erano ormai andati via, i giudici non ancora. Furono bloccati dai tre adolescenti che si lanciarono in un’esibizione a cappella. La settimana dopo Taheim era invitato da Chuck D a discutere nel suo ufficio di cosa avrebbe voluto fare da grande. Da lì a non molto, ribattezzato Busta Rhymes dallo stesso Nemico Pubblico Numero Uno, con i suoi Leaders Of The New School, ora un quartetto, si ritrovava a calcare le assi del Pay Day di Manhattan, lasciandosi alle spalle poco dopo un migliaio di spettatori in delirio. La gavetta sarà singolarmente lunga, cinque anni prima di debuttare discograficamente, ma da lì in avanti la strada per il Nostro sarà in discesa.

Scrivo mentre Gimme Some More e Tear Da Roof Off fanno sfracelli sulle radio e su MTV e l’album da cui sono tratte, “Extinction Level Event”, staziona altissimo nelle classifiche: giusto premio per un disco che fa coesistere hardcore e musicalità con quel tocco di ruffianeria che è passaporto pressoché indispensabile per il successo. A volte il buco al centro della ciambella è una “O” degna di Giotto: accade nel duetto con Janet Jackson What It’s Gonna Be, vaselina soul su groove funky per arrivare senza intoppi dritti al centro del cuore. Altre è quasi un quadrato: This Means War!!, roboante duetto con Ozzy Osbourne, è al livello dei peggiori Body Count. Ma vale la pena di sopportarlo se è il prezzo da pagare per la electro poderosa di Tear Da Roof Off e Do The Bus A Bus, il rapping imperioso su tastiere circolari della title-track, gli sdilinquimenti sotto un diluvio d’archi di Gimme Some More e subito dopo la voce che reggaeggia su una base tanto massiccia da rasentare l’industriale di Iz They Wildin Wit Us & Gettin Rowdy With Us? Solo i campioni autentici sanno variare così tanto – e bene – gli schemi di gioco, spesso sorprendendo ma restando nondimeno inconfondibili. Tuttavia, nonostante “Extinction Level Event” sia una delle cose hip hop migliori datate 1998 che possiate mettervi in casa (per quanto riguarda il ’99 già non ci sono dubbi: “Alliance Ethnik” rulez!), non è partendo da lì che vi suggerisco di iniziare a fare la conoscenza di questo ragazzone nato a Brooklyn da genitori giamaicani. Cominciate dall’inizio, se per miracolo vi riesce.

Edito nel 1991 dalla Elektra, sotto la cui egida si è dipanata per intero finora la carriera del signor Smith, l’esordio dei Leaders Of The New School “A Future Without A Past” è uno dei classici dell’hip hop meno conosciuti e reperibili nel Bel Paese. Ma datevi da fare, ché davvero ne vale la pena. Fiancheggiano Busta Rhymes altri due rapper, il monellesco Charlie Brown e il flemmatico e diretto Dinco D, e un DJ da favola, Cut Monitor Milo, e la musica dispiegata è un matrimonio celebrato in paradiso fra l’attitudine hippie del giro Native Tongues (in quello stesso anno i nostri eroi offrivano un cameo, Scenario, al secondo A Tribe Called Quest) e quella afrocentrica dei Public Enemy. Strutturato a mo’ di concept album seguendo lo svolgimento di una giornata scolastica (i quattro del resto se l’erano appena lasciata alle spalle la scuola), il disco offre gioielli degni dei primi De La Soul quali Case Of The P.T.A., Sobb Story e Show Me A Hero omaggiando nel contempo più antichi maestri come i Cold Crush Brothers, Kool Moe Dee e i Run DMC, rievocando Grandmaster Flash in Trains, Planes And Automobiles e scivolando in Sound Of The Zeekers su una fissità da Famous Flames. E che dire del ritornello cantilenante, del piano swingante, dei fiati birichini di Too Much On My Mind e dei campionamenti dixie e degli inserti di cornamuse e musichette da comiche di What’s The Pinocchio Theory?

Di due anni successivo “T.I.M.E.” (acronimo che sta per The Inner Mind’s Eye) divide critica e pubblico in maniera non dissimile da come aveva fatto “De La Soul Is Dead”: i più lo considerano un passo indietro, ma non manca chi lo reputa un capolavoro da un altro pianeta. Tutti d’accordo invece nel 1996 per il debutto solistico di Busta Rhymes, modestamente intitolato “The Coming”, vale a dire “L’Avvento”: se non una scala reale, un sontuoso full di assi e re. Meno simpatico l’atteggiamento, con il brutto scivolone sessista di Hot Fudge, e più profonda e rasposa la voce, le musiche si sono scurite e asciugate al punto che si può – si deve – parlare di hardcore. Salvo poi trovarsi fra le mani, fra i sapori errebì di Abandon Ship e il dinoccolato funky-soul di It’s A Party, una hit come Woo Hah!! Got You All In Check, invincibile perché fatta di niente, un piano elettrico jazzy e un ritmo in moviola. Il Wu-Tang Clan è dietro l’angolo e un cerchio si chiude, dacché Method Man e soci si sono sempre dichiarati estimatori dei Leaders Of The New School.

In “When Disaster Strikes…”, del ’97, a dispetto del titolo i toni si alleggeriscono, il dramma si stempera in avventura alla Indiana Jones (ascoltate come la cadenza di Turn It Up Fire It Up simuli magistralmente quella di un inseguimento), la tavolozza dei colori torna ad ampliarsi, accostando il romanticissimo piano di We Could Take It Outside alla densità Public Enemy di Rhymes Galore e della prima parte di Things We Be Doin’ For Money, e andandogli dietro con il duetto con Erykah Badu di One e la turgida electro di Dangerous. Di “Extinction Level Event” ho già detto.

Esperienza da veterano, età quasi da esordiente (non ha ancora ventisette anni), conto in banca miliardario e il rispetto della nazione hip hop tutta: davvero un leader della Nuova Scuola, Mr. Taheim Smith.

Pubblicato per la prima volta su “Blow Up”, n.11, aprile 1999.

1 Commento

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Una risposta a “Potere alla parola (13): Leader di una nuova scuola – Busta Rhymes

  1. sicuramente uno dei migliori rapper di quel decennio.. riconoscibile, con uno stile unico e quando rappava pareva davvero un invasato 🙂

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