Grant Hart – The Argument (Domino)

Grant Hart - The Argument

Dai, sulla carta non è che ci fosse da esserne troppo eccitati. Il contrario. Sulla carta c’era da darsi a una gran varietà di gesti apotropaici al solo pensiero di un terzo (che era la metà compositiva) degli Hüsker Dü che, avendo consegnato agli annali non più di due canzoni memorabili (2541 e All Of My Senses) dopo “Warehouse”, decide di interrompere un lungo silenzio, avendone in precedenza interrotto uno lunghissimo, con un concept. E come non annotare, e a maggior ragione visto l’argomento, che errare è umano ma perseverare è diabolico? Sbadiglio. Di un’ora e un quarto e pare fossero in origine due ore e mezza. Doppio sbadiglio. Ispirato dal Paradise Lost di Milton. Triplo sbadiglio e insofferenza per la Storia che, a mo’ di uroburo, si morde la coda ed è quasi come se il punk non ci fosse mai stato. “Ma non ci eravamo liberati da ’sta merda?”, ti chiedi, giusto un attimo prima che ti sovvenga che, be’, pure “Zen Arcade” era una rock opera. Insomma: avevo voglia zero di ascoltare “The Argument” e su questa voglia zero pesava anche il ricordo, non ancora sbiadito, di un tour italiano dall’aria triste e solitaria e con un sentore di final. Il nostro uomo pure dignitoso nel suo porgersi, ma ti si stringeva il cuore per lui guardandolo alle prese con il jukebox di quegli anni giovani e importanti. Però, via, vuoi non fargli fare un giro a un nuovo Grant Hart? Ti tocca. Un mese e mezzo dopo…

Un mese e mezzo dopo giri ne avrà fatti non trentatré ma una dozzina sì. E un’ora e un quarto non sembra più uno sproposito, per quanto l’impressione che anche cinque minuti in più avrebbero sciupato equilibri prossimi alla perfezione permanga. Un mese e mezzo dopo ti sei da lungi arreso all’evidenza che infine qualcosa con sopra scritto “Grant Hart” vale molto, se non tutto, di quanto sopra ci ha scritto “Hüsker Dü”. Di “Zen Arcade” ricordate la trama? Io no. Rammento suoni e canzoni e almeno un po’ credo che sarà lo stesso con “The Argument”, per il cui godimento seguire il libretto è un optional da cui a oggi ho scelto di astenermi, facendomi bastare le linee guida della narrazione e in fondo indifferente pure a quelle. A conquistarmi è stata l’emozione che pervade la voce di un artefice che di angeli caduti se ne intende. Non ne vede forse uno ogni mattina, in quello specchio del bagno già testimone di rivoluzioni? A conquistarmi è stato l’ossimoro di minimalismo barocco di un disco dalla strumentazione ridotta all’osso e tuttavia costantemente ben disposto alla tentazione dell’intarsio, magistrale però nel fermarsi un attimo prima che si faccia orpello. A conquistarmi è stata una varietà di accenti che mai fa perdere coesione a un contesto rigorosamente  ante hardcore – per quanto sia facile immaginarsi le janglesche e magnifiche Morningstar e Glorious ricollocate là dove sapete. Sicché tutto scorre e si tiene nel passaggio dalle sospensioni di Awake, Arise! all’accorata marzialità di I Will Never See My Home per tramite dello scorcio circense disegnato da If We Have The Will, così come – incredibilmente – nel raccordo via Buddy Holly di Letting Me Out fra i ’60 kinksiani di Sin e la dolente liturgia di Is The Sky The Limit?. Più avanti, provvederà lo starnazzare di musical campagnolo anteguerra di Underneath The Apple Tree a introdurre una traccia omonima similmente sacrale, laddove gli slanci e i rimbalzi di Run For The Wilderness sfumeranno negli incastri di soffi di vento e armonica e di chitarre squadrate del congedo For Those Too High Aspiring. Legano le tastiere e chi lo avrebbe detto da un batterista? Ma soprattutto: chi lo avrebbe detto che si sarebbe tornati a scrivere nella stessa frase “Grant Hart” e “indispensabile”? Quel quarto di secolo dopo.

6 commenti

Archiviato in recensioni

6 risposte a “Grant Hart – The Argument (Domino)

  1. Uno degli album più belli dell’anno… Una delle copertine più brutte di tutti i tempi…

  2. Atomic Imagery

    Recensione magnifica. Se ne comprende il senso e il dettaglio.
    Brano scelto commovente, da groppo in gola. In loop morboso da quando l’ho ascoltato la prima volta, qualche ora fa.
    Album incredibile al quale ho finalmente dato una chance. Dopo troppe brutture precedenti da parte del suo artefice.
    ( … non c’è niente da fare, certe cose non cambiano nemmeno dopo 30 anni … grazie Eddy)

  3. Sanaview

    These are your important tracks, your life….

  4. giuliano

    Quello che sto ascoltando è magnifico. Is the sky the limit? è da groppo in gola.
    Più che la copertina in sé, è orrendo il lettering: rimanda dritto ai primi anni ’90 (quando di copertine bruttissime se ne facevano con frequenza inquietante, spesso anche per dischi bellissimi).

  5. Ci ho messo un po ‘a decidermi ad ascoltarlo.
    Stessa scarsa voglia, confermata dal primo ascolto. Stavo per derubricarlo nei Persi Per Sempre poi l’ho riascoltato un’altra volta e un’altra ancora e ancora una volta. Pesante, spesso greve ma bello, pieno di grandi songs, incredibilmente vario, senza compromessi. Bravo Grant ! bentornato.

  6. sicuramente è il mio prossimo della lista;)bentornato Grant; )

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