Velvet Gallery (41)

Fra gli addetti ai lavori non è un segreto, ma credo che ben pochi dei lettori del tempo lo sappiano: fu di fatto la pubblicazione di questa intervista a segnare il destino di “Velvet”, convincendo la proprietà (nella seconda vita della rivista i soci fondatori non avevano più la maggioranza) che 1) il “suo” direttore non aveva il controllo del giornale e, 2), che la redazione mai si sarebbe prestata ad assecondarne le mire politiche. Da lì il disastroso cambio di progetto editoriale che entro la metà dell’anno successivo, il 1992, avrebbe portato alla chiusura.

Le cose andarono anche peggio di quanto non mi fossi immaginato e nondimeno ero perfettamente consapevole, quando diedi il nulla osta alla stampa di queste sei pagine, che stavo probabilmente condannando “Velvet” a morte e me stesso a un futuro (almeno prossimo) di disoccupato. Non me ne sono mai pentito.

Gang - Oltre il grande freddo 1

Gang - Oltre il grande freddo 2

Gang - Oltre il grande freddo 3

Gang - Oltre il grande freddo 4

Gang - Oltre il grande freddo 5

Gang - Oltre il grande freddo 6

35 commenti

Archiviato in archivi

35 risposte a “Velvet Gallery (41)

  1. Rileggendola mi sono ricordato la soddisfazione di vedere Bianchini e Cilia (e alla fine anche i Gang) dalla stessa parte. In quella fase Velvet era stranissimo, non sapevi mai cosa aspettarti (nel bene e nel male). Ma chi erano esattamente questi editori filo-PSI?

  2. Chi erano “esattamente” – nel senso di “chi c’era dietro i proprietari con i quali ci confrontavamo” è per me un beato mistero, nel senso che ogni volta che ci si informava veniva fuori qualcosa di diverso. Di sicuro c’era di mezzo qualcuno che controllava la Sipra, la grande agenzia pubblicitaria.

  3. Scusate se “scavo” su un periodo per voi piuttosto difficile…
    La loro appartenenza politica vi era nota quando gli vendeste le quote della società?
    Ed avevano effettivamente l’obiettivo di “plagiare” il giornale plagiando Bianchini, o erano malignità messe in giro dalla concorrenza (magari da uno in particolare…)?

    • Credo che se davvero ci fosse stata dietro la Sipra “Velvet” sarebbe ancora in edicola, tangentopoli o no. Erano personaggi del sottobosco politico romano (diversamente da Federico io ebbi il dubbio piacere di incontrarli a più riprese) che vagheggiavano di conquistarsi posizioni di maggior prestigio nel partito esibendo come biglietto da visita un giornale ‘ggiovane. Non furono troppo contenti di scoprire che chi quel giornale ‘ggiovane lo faceva non aveva nessuna intenzione di collaborare. Il socio che glielo aveva venduto, guardandosi bene dallo spiegare agli altri soci cosa avesse in testa, gliela aveva presentata ben diversamente.
      Storie in ogni caso di ventidue anni fa, che personalmente ho superato da un pezzo. Non sono io quello ancora traumatizzato da “Velvet”, non sono io quello che ancora grida alla lesa maestà.

      • Scusa, riguardo all’ultima frase (per essere sicuro d’aver capito giusto): quello che grida e’ sempre quello scomodo e irriverente, vero? (no, perché anche sparire nel nulla e andare a fare il cuoco, in termini rock’n’roll, mi sembra una reazione bella traumatizzata…)

      • Sì, certo. Quello che ancora grida alla lesa maestà è l’analfabeta di sola andata.

      • A quanto mi fu riferito, la Sipra diede tipo 100 milioni di lire “a fondo perduto”, più le famose pubblicità sugli autobus, per consentire la sopravvivenza e il rilancio del giornale.
        Maurizio era in contatto con quelli che rilevarono il giornale da mesi e mesi (un paio di pagine di pubblicità della Sipra erano state acquistate già molto tempo prima), ma si guardò bene dal dirmelo o dal coinvolgermi nella possibile trattativa. Mi fece esaurire il capitale sociale e tirò fuori la questione solo dopo che avevamo deciso di non fare uscire più il numero di dicembre e quindi, di fatto, chiudere.
        A quel punto io mi incazzai come un muflone, e dato che della società avevo ancora il 40% delle quote, dissi che mi rifiutavo di regalarle come richiesto dai subentranti. A quel punto gli altri soci si incazzarono a loro volta (con me), perché se io non avessi collaborato i subentranti si sarebbero tirati indietro e il giornale sarebbe morto. Qualcuno convinse quindi i subentranti a comprare i tre quarti delle mie quote (mantenni, insomma, un 10%) per una cifra attorno ai 10/12 milioni, e il giornale ripartì (con Maurizio direttore… che comunque ben presto si tirò fuori da sé).
        Diciamo che io so tutto della vita di Velvet fino al dicembre del 1990, dato che ero anche amministratore. Dal gennaio del 1991 ne sa di più Eddy, io mi limitavo a proporre e a scrivere articoli.

      • Enrico Murgia

        Io a quei tempi ero troppo ‘ggiovane…mi chiedo, che cosa successe poi precisamente? Ci fu un vostro ammutinamento? Bianchini scomparse all’improvviso?

  4. Orgio

    Domanda provocatoria: è immaginabile un articolo così su una testata del mondo anglofono, tipo, chessò, “Mojo”, “Sounds” o “Creem”?
    Inciso nel merito (a costo di farmi ostracizzare dal blog): “Sandinista!” mi fa cagare, ma Daniel Ortega molto, molto di più.

    • Ma che domanda è? Eravamo e siamo in Italia e, fra l’altro, nel 1991 “Mojo” non esisteva ancora non solo come giornale ma nemmeno come concetto.
      Quanto a “Sandinista!” è oggettivamente una delle pietre d’angolo della moderna popular music. Dopo di che, come tutto, può piacere o non piacere.

      • Orgio

        Il senso provocatorio della domanda era proprio questo, far emergere il fatto che certe iniziative editoriali con maggiore occhio a tornaconti ulteriori invece che all’aspetto strettamente musicale sono tipiche della realtà italiana.
        Concordo su “Sandinista!” (che è importantissimo ma ciononostante non mi piace), ma ribadisco che Daniel Ortega, partito rivoluzionario armato ed arrivato antiabortista, è ancora peggio.

  5. Suarez

    Ricordo ancora la recensione di Bianchini che diede origine al dibattito e questo articolo, e tuttavia mi sorprendo di come sia il primo che il secondo potessere essere ritenuti influenti di chissa’ che cosa. Velvet era un signor giornale per noi appassionati di musica (che a distanza di anni lo rimpiangiamo ancora) ma di certo non era in grado di fare alcun dibattito culturale di massa…

  6. Carlo Bordone

    Mi ricordo di questo articolo come se avessi comprato ieri il numero di Velvet. E ricordo anche bene la recensione di Le radici e le ali di Bianchini. A prescindere dal giudizio sul personaggio in sé e dai retroscena su Velvet, che non conosco, io ero sostanzialmente d’accordo con lui. Massima stima umana per i Severini, ma “La lotta continua” era una canzone indigeribile vent’anni fa e lo è ancora oggi.

    • Giancarlo Turra

      A levarla, il disco ne trarrebbe giovamento. Ma, poi, non sarebbe più “quel” disco. Fatte le debite proporzioni e tutti i vari distinguo, restando in tema sarebbe come levare il terzo LP di “Sandinista!” 🙂

      • Carlo Bordone

        Beh, dai, Gianca’, non proprio :-). E’ un pezzo che stona, è troppo didascalico, troppo sloganistico. L’esatto opposto di Bandito senza tempo, a parte il riferimento a Curcio che non ho mai capito.

      • Come “Socialdemocrazia”, no? Che sono poi le due canzoni di quel disco che non ho mai amato. Però devo prendere atto che il tempo ha dato ragione a chi le ha scritte e non a me.

      • Giancarlo Turra

        Effettivamente è leggero da mandar giù come un mattone fritto nello strutto. Però: a volte la penso come un saluto consapevole al “sentire barricadero”; come a dire “questa è l’ultima, un momento di passaggio, una radice per aiutare le ali”. Sorrido, allora, anche se lo skip è automatico. Però, ammettiamolo: che bello avere 21 anni in quei giorni.

  7. Amedeo

    Ricordo benissimo questo articolo e anche (di tempo prima), il primo numero di Velvet, con il numero 1 in copertina. Ricordo la gioia quando leggevi roba del genere. Trasudava passione e ora in giro leggo gente che scrive benissimo, per carità, ma con una passione “fredda”.

  8. mc100

    Anche io ricordo perfettamente questo articolo, quello precedente, gli scazzi con Bianchini e i fantomatici “socialisti” alle spalle, il numero saltato eccetera…
    Non trovando il numero in edicola telefonai timidamente in redazione per chiedere spiegazioni e mi rispose un incazzato e romanissimo Federico…

    Conservo tutti i numeri, più o meno una volta ogni due anni mi prende la voglia di sfogliarli e ogni volta mi sembra sempre che Velvet sia stata la migliore rivista musicale possibile in Italia.

    Detto questo, la specifica faccenda mi sembrava assurda al tempo, figuriamoci adesso: quanto vendeva Velvet? 10.000 copie o meno, giusto?
    E i fantomatici tizi pensavano di orientare l’opinione pubblica mettendo le mani su una rivista con quei numeri? Una rivista che aveva come target non dirigenti, finanzieri, sindacalisti, professionisti ecc. ma adolescenti malati di musica di nicchia? Dai, è ridicolo…

    Poi, son d’accordo con la provocazione di uno dei commenti: un articolo del genere, infondo l’appendice ad una controversa recensione, sarebbe mai comparso su una rivista rock statunitense o inglese?
    Un articolo in cui si tirano fuori, non come sfondo, ma come argomenti principali, cito a caso, il Nicaragua, la rivoluzione, “l’universo borghese”, Malcom X, il sud del mondo, la tradizione dell’internazionalismo, “le pantere nere, il guevarismo, il sandinismo, il maoismo, il trotzkismo”, “il superamento della dicotomia fra politica riformista e politica rivoluzionaria”, “passare dalla generazione alla classe”, “cancellare Adorno e recuperare Gramsci”.
    Il tutto con immerso in una pretenziosa seriosità da volantino sessantottardo, senza quasi spendere una parola sulla musica, con i Severini che si sentivano evidentemente illuminati intellettuali e Bianchini che chissà perché non si sentiva di far notare la surrealtà di un simile dialogo nel 1991!

    Non so, è brutto dirlo e mi attirerò le ire di tanti, ma da lettore appassionato, da amante del rock, da giovane di sinistra, queste pagine mi sembrarono fin da allora uno dei motivi per cui l’Italia era una provincia del mondo e il rock italiano una faccenda da cantinari imbevuti di politica, nostalgici, reduci, parolai e inconcludenti.

    p.s. ma più importante: qualcuno ci ha poi più parlato con Bianchini? Come mai di punto in bianco ha mollato tutto? E soprattutto, se vado al suo ristorante e provo a fare quattro parole sui vecchi tempi è ricettivo o si incazza?

    • Sul “p.s.” non so che risponderti. Non dirgli però che ti mando io, rischieresti di uscirne a piedi in avanti.
      Riguardo al cosa pensavano di fare “mettendo le mani su una rivista con quei numeri”: ovviamente speravano che, pubblicizzandola in maniera adeguata, quei numeri sarebbero saliti, e di parecchio. E, altrettanto ovviamente, era esattamente al pubblico giovane – o comunque intorno ai trenta – che erano interessati.
      Non sono poi per niente d’accordo sul fatto che nel ’91 quei dialoghi fossero surreali. Assolutamente no: erano pienamente immersi nel clima politico e culturale di un tempo fresco di occupazioni studentesche e in piena prima guerra del Golfo. E riguardo al “sarebbe mai comparso un articolo del genere su una rivista rock statunitense o inglese?”: mai letto il “New Musical Express” negli anni ’80?

      • Boh, sarò stato io troppo prosaico, ma mi sembrava evidente già al tempo che i numeri e l’influenza POLITICA di una rivista simile non avrebbero mai potuto essere rilevanti.

        Dialoghi surreali forse è troppo, ma quella seriosità da trattato di politologia io francamente sulle riviste straniere non la ricordo granché, ma posso sbagliare.
        Al tempo andavo all’università, ricordo le occupazioni eccetera; ricordo anche che persino tra i pochi amici che leggevano Velvet, la stragrande maggioranza trovò quella polemica e il conseguente articolo una pippa mentale fuori luogo.
        Cioè di quelle cose se ne parlava e se ne leggeva, ma, permettimi, non con i Severini come maestri di pensiero…

      • Come “maestro di pensiero” Marino Severini è un Signor Maestro di Pensiero. Con il quale spesso non ero d’accordo nemmeno allora ma per cui avrò sempre un affetto e un rispetto enormi.
        Quanto alla pesantezza (indubbia)… ripeto… è che dovrei scendere a cercarle in cantina e sarebbero poi fuori dimensione per lo scanner, ma al confronto di certe tavole rotonde organizzate dall’NME questa sembra il resoconto di una puntata di “Amici”.

  9. peraltro se per te una puntata di “Amici” è una roba leggera… 🙂

  10. marco

    bravo Eddy
    …adoravo Velvet ed ero (e sono) un fan-Gang totale: intervenni anche nella polemica in questione, venendo pubblicato
    .L’editoria filoPSI, quella specifica discussione, quella recensione di Bianchini, appartengono al passato.
    Non così quel giornalismo musicale , che si sforza di non fermarsi alla recensione tecnica del disco, esprimendo attenzione e rispetto per il contesto culturale degli artisti che esamina;non quella concezione di indipendenza editoriale e musicale; non i valori che gli stessi Gang propugnavano…fatto sta che loro continuano a suonare “Socialdemocrazia”(una instant-song?) e “la lotta continua” decine o centinaia di serata all’anno, mentre Bianchini non si sa nemmeno che lavoro faccia oggi.

    • Giancarlo Turra

      Ehm, di Bianchini – in certi “giri” – si sa fin troppo che lavoro fa… 🙂

      • mc100

        Ma più che altro: si mangia bene da Bianchini? Qualcuno c’è stato?
        Sulle guide e sui blog specializzati non mi pare di averne mai sentito parlare, eppure lui era un tipo creativo e con del talento, penso potrebbe fare bene anche in cucina.

      • Giancarlo Turra

        Ma più che altro, chissene 🙂

      • Beh, no, dai! E’ legittima curiosità nei confronti di chi magari hai letto per anni.
        A me Bianchini piaceva da morire, era uno dei pochi che seguivo con interesse (Bertoncelli, Eddy, Guglielmi, De Dominicis e pochissimi altri).
        Quando è scomparso mi sono chiesto a lungo che fine avesse fatto.
        Me lo chiedo ancora oggi di De Dominicis, peraltro.

      • Marco De Dominicis ha lavorato per molti anni a Radio Rai, in ruoli dirigenziali. Oggi ha un’azienda che progetta e realizza siti web e crea applicazioni per mobile.

      • Non lo avrei immaginato.
        Grazie Eddy

  11. grandissimo articolo e mitici i Gang… non meritavano di finire nell’anonimato per non essersi abbassati a un sistema discografico discutibile che, solo un decennio dopo – o poco più – sarebbe collassato

  12. Pingback: Storie d’Italia – Gang | Conventional Records

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...