North Mississippi Allstars – World Boogie Is Coming (Songs Of The South)

North Mississippi All Stars - World Boogie Is Coming

Buon sangue non mente e difficilmente verrai su male se tuo padre è uno che (tanto per non fare nomi) ha suonato con gli Stones e Ry Cooder, Bob Dylan e i Flamin’ Groovies, ha prodotto i Big Star come i Replacements, Tav Falco, i Green On Red, Willy De Ville. Leggenda dal 2009 sfortunatamente non più vivente del suono di Memphis, Jim Dickinson al mondo ha lasciato non solo fior di dischi ma anche due rampolli, Luther e Cody, cresciuti a blues e rock’n’roll e che hanno fatto in tempo a dargli un sacco di soddisfazioni. Le Allstars del Nord Mississippi sono in giro dal 2000 – formidabile l’esordio adulto di quell’anno, “Shake Hands With Shorty”, cui è andata dietro da allora un’abbondante dozzina di uscite maggiori, fra EP, album in studio e live – e da subito hanno cominciato a ramazzare premi. Soprattutto, da subito hanno smosso culi, scoperchiato crani e fatto cascare mascelle con la forza d’urto di un sound esplosivo. Eppure a suo modo anche raffinatissimo, perché questa è gente che maneggia gli strumenti come solo chi  ha preso lezioni down south, at the crossroads, può. Turn Up Satan, invoca la nona di diciassette tracce. Ché adesso due o tre cose da insegnarti ce le abbiamo noi.

Come un Jon Spencer ripulito da ogni traccia di avant rock, come dei Panther Burns infinitamente più educati e nondimeno rimasti selvaggi, come degli White Stripes o dei Black Keys in formazione espansa e pronti a jammare manco fossero i Phish: i Dickinson Brothers suonano così e con l’intensità e l’ispirazione di “World Boogie Is Coming” probabilmente non avevano suonato mai. Titolo preso in prestito da papà (era una frase che a quanto sembra ripeteva spesso) ed è forse un definitivo, affettuosissimo saldare ogni debito, dopo che nel 2011 “Keys To The Kingdom” aveva orgogliosamente esibito sul retro non più la scritta che ha griffato diversi classici del rock “produced by Jim Dickinson” bensì “produced for Jim Dickinson” e nel 2012 “I’m Just Dead I’m Not Gone” aveva recuperato strepitose e inedite registrazioni famigliari – tutti insieme appassionatamente – del 2006. Titolo che registra il Secondo Avvento che più attendiamo, perché se questa è la musica del Diavolo prenotatemi un posto all’inferno e se no solo in paradiso si può stare così bene. Non resisterete cinque secondi allo sfrigolare d’armonica (toh! un certo Robert Plant), all’incisività melodica del basso, alla possenza della batteria di JR, due minuti e quaranta di carnale estasi a introdurne cinquantasei a tratti persino più fenomenali. Apici assoluti: una Rollin ’n Tumblin’ soprattutto tumblin’; una Boogie che dice tutto il titolo; lo sferragliante funk Snake Drive; una Meet Me In The City impossibilmente sexy; una Shimmy che spagnoleggia acida; una I’m Leaving che con Junior Kimbrough (che la scrisse) resuscita pure Howlin’ Wolf. E, naturalmente, una quasi traccia omonima, World Boogie, che congiunge l’autore Bukka White agli Yardbirds. Quasi dimenticavo: danno man forte fra gli altri anche Duwayne e Garry Burnside, figli dell’indimenticabile R.L. Buon sangue non mente.

9 commenti

Archiviato in recensioni

9 risposte a “North Mississippi Allstars – World Boogie Is Coming (Songs Of The South)

  1. Quando il Venerato esalta un disco del Buscadero, significa che e’ bello davvero…

  2. Stefano Piredda

    Grazie, Eddy.

  3. Michele Delli Gatti

    Ancora un album bellissimo dei NMAS.
    Quanto al Buscadero, io lo leggo praticamente da sempre perché – anche nei suoi limiti oggettivi – ci trovo passione e competenza (soprattutto in firme storiche come Zambellini e Del Savio, ma anche in Salmini, Callieri, Brunetti, Denti). Dagli una possibilità.

    • Ignoro se la situazione sia nel frattempo migliorata, ma fintanto che un minimo lo frequentai quel giornale si caratterizzava in negativo per una forma sciatta o peggio. E a me piace la bella musica, ma anche la bella scrittura.

      • Io l’ho frequentato fino a qualche mese fa (prima della scoperta del “nuovo” Blow Up) e la situazione era sicuramente migliorata. Ma per ogni bel pezzo di Zambellini, Callieri, Denti, Del Savio o Meattelli ti trovi a dover sopportare l’agghiacciante prosa (quando non l’idiozia pura) dei vari Carù, Giazzi, Trevaini ed altri personaggi appiattiti sull’approccio fanzinaro di 35 anni fa. Una sconfortante prova di come non sempre la pratica porti al miglioramento…

      • Michele Delli Gatti

        E’ uno dei limiti cui accennavo, per l’appunto, ma non nei collaboratori che ho citato.

  4. Giancarlo Turra

    Il disco, in ogni caso, spacca de brutto !!!

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