Elvis Costello & The Roots – Wise Up Ghost And Other Songs (Blue Note)

Elvis Costello & The Roots - Wise Up Ghost And Other Songs

Detto da uno che del MacManus possiede non l’opera omnia ma comunque un buon numero di dischi e in mezzo anche qualcuno non precisamente imprescindibile: troppi anni che non ne fa uno memorabile sul serio o appena un po’; troppi anni che il suo sempiterno svariare fra generi – misurandosi con il soul come con il country, il jazz o il pop, confezionando cose da crooner oppure musiche per balletti e giusto ogni tanto concedendosi al rock, a memento che in gioventù ci fu  addirittura chi lo scambiò per un punk – sa di sterile calligrafismo. Siccome sono uno che sa scrivere canzoni, adesso ve lo dimostro mettendone in fila dodici “nello stile di”. Però proprio una collaborazione, quella con Burt Bacharach di “Painted From Memory”, AD 1998, resta l’ultimo classico assoluto licenziato dal Nostro (a suo tempo apprezzai molto anche il sodalizio con il Brodsky Quartet, ma l’ho sempre visto come un unicum nel catalogo costelliano, esperimento tanto felice quanto da non ripetere). Però i Roots sono gente che quasi mai ha deluso nei tondi vent’anni trascorsi dacché “Organix” cominciò a svelare al mondo il talento della prima hip hop band: la posse che come nessuna ha chiarito logica e linearità di una certa evoluzione della black music. Tutt’altro che nuovi a collaborazioni pure costoro, che nel 2010 riportavano in quota John Legend dopo l’imperdonabile rovescio di “Evolver”, con “Wake Up!”, e a fine 2011 rivitalizzavano la carriera di Betty Wright con l’ineguale ma a tratti davvero eccitante “The Movie”.  E poi volete mettere la garanzia rappresentata dal marchio Blue Note? Per il quale parla la Storia e pazienza (peccato però) se ultimamente al reparto grafica accusano battute a vuoto. Tutto sommato c’era da accostarsi a “Wise Up Ghost” con un pregiudizio positivo. L’unica incognita, tirando le somme delle premesse, Costello stesso.

Naturalmente non è il suo album “hip hop”, ché d’accordo l’eclettismo ma la sola idea del nostro uomo che rappa fa ridere. Nondimeno l’incontro con il gruppo di Philadelphia avviene in un esatto giusto mezzo, com’era logico che fosse riflettendo sul fatto che in fondo Costello divide con i Roots tanto di più di quanto non abbia mai diviso con un Bacharach. A partire dall’amore per la Stax e per quel jazz dal groove particolarmente pronunciato di cui, a un dato punto del suo leggendario romanzo, proprio la Blue Note divenne uno dei domicili privilegiati e che qui rivive come aveva rivissuto nel ’93 nei solchi dell’epocale “Jazzmatazz”, capolavoro con il quale il compianto Guru celebrava il matrimonio definitivo e insuperabile fra quella tradizione e la generazione cresciuta con nelle orecchie The Message. A parte che qui si canta, a parte che rimanda pure all’epopea della blaxploitation per quel suo permettersi arrangiamenti sofisticati senza che mai venga meno il funk, “Wise Up Ghost And Other Songs” pare tagliato se non dalla medesima stoffa da una parecchio simile. Lavoro di impatto subitaneo e riuscito come solo i più ottimisti avrebbero potuto fantasticare, convincente come assieme più che come somma  di singoli episodi in ogni caso tutti piuttosto brillanti se presi a sé ma che, affastellandosi, producono un risultato più grande del singolo brano più il singolo brano, più il singolo brano. Di nuovo Re quantomeno per una notte, Elvis, quando si disperava che potesse mai più accadere.

1 Commento

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Una risposta a “Elvis Costello & The Roots – Wise Up Ghost And Other Songs (Blue Note)

  1. giuliano

    Sono settimane che mi chiedevo se fosse il caso di puntare i miei soldi sull’ennesimo Costello. Adesso ho le idee più chiare.
    Per quanto riguarda la grafica, lo dico da collezionista Blue Note (non quelli originali, per carità, ci vorrebbe un leasing. Mi accontento più modestamente delle pur sempre belle ristampe americane degli anni ’70): forse è un bene che non ci si provino nemmeno a imitare Reid Miles, l’inimitabile.

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