Bastonate (a Morrissey)

Un acceso scambio di opinioni che mi ha coinvolto negli ultimi giorni su Facebook mi ha fatto tornare alla memoria un breve articolo che scrissi parecchi anni fa per “Rumore”. Non rammento chi tirò fuori l’idea ma si trattava, in due parole, di provocare i lettori facendo a pezzi una serie di santini. Ciascuno, fra i principali collaboratori, si scegliesse il suo e io scelsi un gruppo con il quale ho sempre avuto un rapporto problematico, per tanti versi adorato, per altri detestato: gli Smiths. I lettori stettero al gioco, sommergendo la redazione di lettere e mail piene di invettive. Più ancora del sottoscritto credo che ne ricevettero i Groovers di Carlo Bordone, colpevoli del reato di lesa maestà nei confronti dei Radiohead, e Alberto Campo, che se non ricordo male si dedicò a una fenomenologia di Frank Zappa.

Riletto oggi il mio pezzo mi è parso acidello anche al di là del contesto nel quale era chiamato a comparire. Ma ciò che più mi ha stupito è che, compilando la classifica delle cinque canzoni degli Smiths da salvare, io al tempo non abbia incluso questa.

The Smiths

Compilarla ora che di Nick Hornby si parla anche al telegiornale, lo ammetto, mi secca un po’ (cerco di moderarmi ma in fondo sono, come tutti i miei colleghi, un fottuto snob). E tuttavia la tentazione è irresistibile. Una classifica, allora, dedicata a quanti hanno letto Alta fedeltà. Le cinque canzoni più memorabili degli Smiths: How Soon Is Now?, What Difference Does It Make?, Hand In Glove, Bigmouth Strikes Again, This Charming Man. Le cinque canzoni e basta memorabili degli Smiths? Non so. Quelle che mi pare giustifichino l’esistenza di uno dei gruppi più sopravvalutati di ogni tempo, in patria ma anche dalle nostre parti. Le sole che mi andrebbe di riascoltare in un giorno qualunque mentre delle decine d’altre che han fatto loro compagnia nei cinque anni nei quali si consumò la vicenda dei Mancuniani posso farne serenamente a meno sino alla fine dei miei giorni.

Ho sempre avuto sentimenti ambivalenti riguardo agli Smiths. Mi affascinavano, ma mi irritavano. Tifavo per Johnny Marr e la sua Rickenbacker in odore di Byrds, io, mentre tutti si sdilinquivano per Morrissey e il suo culto per Oscar Wilde, e i suoi struggimenti leopardiani di eterno adolescente, e la sua boccaccia mordace. Oh, mi divertivo anch’io quando augurava la morte alla Thatcher. Meno quando faceva balenare il razzismo (suvvia, chiamiamo le cose con il loro nome) che emergerà in pieno durante una carriera solistica dagli esiti commerciali fortunati ma artisticamente scandalosa. Ecco, mi sono chiarito: non ho mai detestato sul serio gli Smiths ma a Morrissey auguro (avrò la stessa fortuna di Bertoncelli con Lennon?) di venire pestato a morte da un branco di skinhead ultrà del Manchester Utd. Di colore se possibile, grazie.

P.S. – Una delle poche soddisfazioni riservate dalla professione infame che mi è toccata in sorte sono le lettere di insulti dei lettori. Ne conservo un bel mazzo dal tempo che recensii “The Queen Is Dead”. Non mi dispiacerebbe rinnovare la collezione.

Pubblicato per la prima volta su “Rumore”, n.72, gennaio 1998.

16 commenti

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16 risposte a “Bastonate (a Morrissey)

  1. Gian Luigi Bona

    Credevo di essere l’unico a ritenere gli Smiths sopravvalutati ma vedo che sono in buona compagnia.
    Non sapevo della componente razzista di Morrissey ma non mi stupisce un granché (yawn !)
    P. S. Siccome penso la stessa cosa dei Radiohead vado a cercare l’articolo di Carlo Bordone.

  2. Eccomi puntuale all’appello di una delle piu’ memorabili tra le Venerate provocazioni… Quell’idea di Rumore riuscì benissimo, ma nel tuo caso non ti impegnasti troppo… A parte le spruzzate di acido su Morrissey, era più una riaffermazione delle tue storiche fulminanti bocciature “in diretta” sul Mucchio degli anni ’80. A questo punto, una richiesta + una domanda. La compili finalmente la tracklist del Grande Album Degli Smiths Mai Pubblicato Secondo Il Venerato?
    E della “scandalosa” carriera solista di Morrissey, te ne sei completamente disinteressato o c’è almeno un album che salveresti? (o una canzone? un rigo appena?)

    • Il mio grande album degli Smiths somiglia moltissimo a uno che già esiste, ossia “Hatful Of Hollow”. Del Morrissey solista apprezzai l’esordio “Viva Hate” e mi è poi molto piaciuto (cogliendomi alla sprovvista) l’ancora abbastanza recente “Years Of Refusal”. In mezzo qualche buona canzone, non di più.

  3. Antonio

    ciao Eddy, ti dico subito che negli anni ’80 ho amato molto gli Smiths sino all’album The Queen is dead, ma non so perche’ pur adorando i testi di Morrissey, a livello epidermico l’ho sempre trovato antipatico, non so perche’ ma lo trovo snob.

  4. el murro

    precisinerie: Bordone & Vettori nell’occasione demolirono Henry Rollins (esilaranti anche in questo frangente, comunque), il massacro di OK Computer avvenne in sede di recensione.

    • Bizzarro in quanti modi diversi la memoria riesca a fregarti. Da quanto mi è capitato di leggere su Facebook ultimamente dedurrei che lo stesso Bordone (se mi legge, può naturalmente correggermi) abbia un falso ricordo al riguardo, e che cioè associ la stroncatura dei Radiohead a quell’articolo collettivo in cui ci si dedicava a sconsacrare mostri sacri. Visto che sfortunatamente non vivo in una casa grande a sufficienza da contenere tutti i miei archivi, si dà il caso che la mia collezione di “Rumore” stia da un’altra parte e che io quindi non abbia potuto controllare. Nel momento in cui ho letto questo tuo intervento la memorabile demolizione di Rollins mi si è improvvisamente riappalesata davanti.
      A dire il vero non sono nemmeno sicuro al 100% che chi si dedicò alla distruzione di Zappa fosse in effetti Campo.

      • el murro

        vado a memoria anch’io (i problemi di cataste di riviste alle quali dover rimettere mano sono gli stessi) ma quelli erano articoli radicatisi saldamente nelle sinapsi (così come certi “Destroy Babylon” su BU, immagino significhi qualcosa), per cui confermerei Campo su Zappa, con tanto di risposta per le rime da parte di Sergio Messina nei numeri successivi della rivista. A completare la rassegna dovrebbero esserci Ferrari su Eno e De Dominicis sui Doors (acuto come suo solito, li definì grossomodo “una versione legnosa di Booker T.”), per il resto nebbia… Baroni su Nick Cave, forse?

  5. Giorgio

    Venerato Maestro puoi chiarire il riferimento a Bertoncelli? Cosa augurò a Lennon? Spero non di essere sparato da quel pazzo…

    • All’incirca. A fine stroncatura di “Double Fantasy”. Prima che Chapman sparasse.

      “Nei miei disordinati archivi non trovo più la recensione che in diretta feci di quell’album, per una rivista presto svanita, Musica 80! – e forse è meglio così. Credo di non avere nemmeno provato a capire il disco, tutto preso com’ero a deprecare il tempo perduto e a sbeffeggiare un decrepito quarantenne (l’età di qualche “giovane emergente” di oggi, per inciso) che coltivava ancora l’insana idea di fare rock. Mettemmo comunque John in copertina travestendolo da Babbo Natale e l’unico scrupolo ci assalì quando la pistola di Mark Chapman insanguinò il berretto rosso e noi finimmo per uscire in edicola con quella facezia nelle stesse ore in cui le agenzie battevano la tragica notizia dell’omicidio. Erano giorni in cui non c’erano sconti per le rock star, anzi per i “dinosauri”, come si diceva. La loro musica non era ancora diventata venerabile e classica, era solo vecchia, superata; e tanto più John, che continuava a cantare la sua vecchia canzone che il punk aveva sfregiato e la new wave irrideva con ritmi robotici e gesti smodati.” (Riccardo Bertoncelli, da “24.000 dischi”, credo 2004)

    • Giorgio

      Grazie per il chiarimento. Qualche numero di Musica 80 lo comprai pure io ma me la ricordo una rivista astrusa e politicizzata. Non ricordavo affatto questa recensione, la copertina con Lennon vestito da babbo natale si.
      Non c’entra niente ma il dispiacere per la morte di Lennon è stato eguagliato poche volte (parlo di artisti naturalmente). Di sicuro per Belushi e recentemente per Lou Reed.

  6. Domenico

    Quando nel 1984 acquistai la mia copia in vinile di Hatful of Hollow (raccolta di singoli e rarità) rimasi letteralmente stregato dal gruppo di Manchester, poi ascoltando tutti gli altri album veri il mio amore svanì di molto. Come per Eddy la cosa che fece sbocciare il mio amore fu la chitarra di Johnny Marr mentre Morrissey mi piaceva frequentarlo di meno. Potrei dire la stessa cosa anche dei Joy Division (altro gruppo venerato dai propri fan in modo maniacale come i Smiths) ma questa è un’altra storia.

  7. Alfonso

    Va bene un album capolavoro dalla prima all’ultima traccia non l’hanno mai fatto, e certe dichiarazioni di Morrissey oggi suonano patetiche più che arroganti. Ma parliamo sempre di un gruppo che nel giro di cinque anni sfornò quella trentina di canzoni clamorose (per merito pure dei testi se non bellissimi certo mai sentiti prima). Non è che si possa dire altrettanto per così tanti gruppi coevi.

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