A Reggae Riot Of His Own (per Junior Murvin, 1949-2013)

Junior Murvin - Police & Thieves

Sciocco girarci attorno: benché fossero altri tempi e grazie a Marley il reggae godesse di una visibilità mai più tanto diffusa, con molti dei principali alfieri cooptati dalla discografia maggiore, non fosse stato per la banda Strummer Police & Thieves la canzone non sarebbe mai diventata l’inno universalmente noto che è. “Police & Thieves” l’album uno dei più venduti nella storia della musica giamaicana e dei più apprezzati dalla nazione del rock, in particolare – ça va sans dire dalla tribù punk. A parte che la loro lettura è bellissima e pure originale (tutt’altro che una replica conforme, grazie al colpo d’ingegno di Mick Jones che sistemava una chitarra in levare e l’altra in battere), anche di questo dobbiamo allora essere grati ai Clash: perché – sia chiaro – Police & Thieves brano ed LP strameritano la fama di cui godono, la fortuna che ebbero e seguitano ad avere. Al di là di qualunque considerazione commerciale (stiamo comunque parlando di un mercato, quello delle ristampe, in cui i campioni di incasso totalizzano di norma qualche migliaio di copie), è cosa buona e giusta che a uno dei capolavori del reggae venga riservato il trattamento ormai usuale in altri ambiti per classici talvolta solo presunti: un libretto sontuoso e un programma quadruplicato rispetto all’originale, con un profluvio di versioni “in dub” o alternative, un paio di pezzi costruiti sul riddim della title-track e altre varie e splendide eventuali come una ripresa da favola, rastafarizzata, della People Get Ready di Curtis Mayfield. Un evidentissimo modello per il Nostro, che su costui modellava il suo falsetto e nella prima parte di carriera addirittura si era specializzato in cover degli Impressions.

Il Junior Murvin che merita conoscere sta praticamente tutto qui, in un’opera in cui la mano del produttore – Lee “Scratch” Perry: chi altri? – si sente almeno quanto quella del titolare, la cui voce inconfondibile galleggia su un suono denso e carico di riverberi. È una scaletta, quella originale, memorabile in toto, dall’irresistibile innodia trapunta d’ottoni di Roots Train all’ipnotico shuffle di Solomon, da una False Teachin’ accorata a una I Was Appointed avvolgente e incalzante, passando per una Workin’ In The Cornfield che è già di suo un dub. Interrottasi bruscamente la collaborazione con Perry, Murvin pubblicherà poco altro (appena cinque album “veri” in trent’anni) e nulla che si avvicini anche lontanamente a questi apici.

Pubblicato per la prima volta su “Il Mucchio”, n.665, dicembre 2009.

2 commenti

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2 risposte a “A Reggae Riot Of His Own (per Junior Murvin, 1949-2013)

  1. stefano campodonico

    Quel sostanzioso gruppo di musicisti, cantanti e produttori che hanno fatto grande questa musica 30-40 anni fa, si sta inevitabilmente assottigliando.
    Per fortuna qualcuno c’è ancora, e riesce quasi sempre a “dare il bianco” come ad esempio i Congos visti in concerto il luglio scorso (credimi Eddy,
    strepitosi!). Questo comunque è uno dei tanti capolavori firmato Lee Perry,
    artista tra i più grandi in assoluto e non solo per quanto riguarda il reggae.
    Ma su questo so che sei d’accordo con me. Ho notato invece che non “caghi” piu di tanto la scena attuale, qual’è la tua opinione?
    (la mia…pollice verso!)

    • E’ da tantissimo – da quando nella prima metà dei ’90 ci fu qualche brillante ibridazione fra ragamuffin e hip hop – che il reggae non esprime più nulla che sia in grado di comunicare un minimo fuori dai recinti di genere. Ogni tanto ascolto qualcosa, ma la scintilla non scocca mai.

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