The Excitements – Sometimes Too Much Ain’t Enough (Penniman)

The Excitements - Sometimes Too Much Ain't Enough

“A volte troppo non è abbastanza”, osserva il titolo della canzone che suggella e intitola il secondo album degli Excitements e non sarò mai io a dar torto a Koko Jean Davis e numerosi e stilosi sodali. Io che di musica così non mi stanco mai e allora chi se ne importa se “Sometimes Too Much Ain’t Enough” è sostanzialmente una copia conforme di un formidabile debutto per il quale molto mi spesi anche da queste parti poco meno di due anni or sono. Medesima etichetta, analoga una grafica di copertina che esplicita che da quelle parti gli anni ’60 non sono mai finiti (e semmai non fosse sufficientemente chiaro provvede a ribadirlo la registrazione rigorosamente in mono), sono più o meno gli stessi i musicisti (due i cambi, a chitarra solista e batteria) e naturalmente il centro della ribalta è occupato sempre da lei. Anzi: da Lei. Koko Jean: come una novella Tina Turner giovane oltre quarant’anni dopo. Una voce, una sensualità, un’esplosività che non fanno prigionieri. Che altro? Produzione vintage di nuovo firmata da Mike Mariconda, pure stavolta le tracce in scaletta sono dodici. Solo che mentre al giro prima erano tutte cover, per quanto per la stragrande maggioranza di brani oscurissimi, perlopiù ignoti anche all’appassionato di soul più appassionato, questo nuovo disco a fronte di due sole riletture mette in fila ben dieci pezzi scritti appositamente. E lo vedi, Venerato, che qualcosa di diverso c’è? Insomma… In realtà non cambia proprio nulla.

Stavolta per conoscere le versioni originali delle due tracce non autografe non occorre essere degli autentici enciclopedisti della black music. La Keep It To Yourself di Billy Preston è rintracciabile sul suo LP forse più celebre, quel “That’s The Way God Planned It” che vedeva la luce nel 1969 su Apple e poteva contare sugli apporti strumentali di alcuni… uh… turnisti di discreta fama (tali George Harrison, Eric Clapton, Keith Richards e Ginger Baker), e quanto a Tell Me Where I Stand resta probabilmente l’articolo più classico nel catalogo di Johnny Sayles. Se però non le avevate mai ascoltate, o non le ricordavate, entrambe vi parranno plausibili come composizioni del premiato duo Hayes/Porter per un altro premiato duo, Sam & Dave. Il che vale anche però, ad esempio, per la summenzionata title-track, per una tanto irruenta quanto gioiosa I Believe You e varrebbe soprattutto, non fosse per il testo, per una Keep Your Hands Off nella quale la Tina Turner originale potrebbe dolorosamente riconoscersi. Perché nell’universo degli Excitements saranno pure per sempre gli anni ’60 ma gli anni ’60 non sono più e che il massimo dell’incisività coincida con il manifesto femminista Ha, Ha, Ha (il massimo del pathos rintracciabile nel bluesone alla Stax I’ve Bet And I’ve Lost Again) rincuora. Bel disco, con l’unico torto vero di andare dietro e non oltre un esordio memorabile. Forse per questo l’ho un po’ trascurato, ma adesso e pubblicamente me ne pento e me ne dolgo.

2 commenti

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2 risposte a “The Excitements – Sometimes Too Much Ain’t Enough (Penniman)

  1. Francesco

    Questa era una recensione che aspettavo da quando ho visto il disco segnalato su BU. A me il primo piace molto, certo è un po’ come eli paperboy reed (grazie per avermelo fatto conoscere). bellissimi dischi degli anni 60, ma comunque ce ne fossero!

  2. Gian Luigi Bona

    Madonna che disco !

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