Un omaggio a Phil Everly (1939-2014)

“La vigilia di Natale può ucciderti” cantavano gli Everly Brothers una quarantina abbondante ormai di anni fa. Sopravvissuto all’ultima Vigilia, il minore dei due fratelli è scomparso due giorni fa, sciogliendo per sempre il duo famigliare forse più litigioso (altro che i Davies! altro che i Gallagher! mentre con i Fogerty purtroppo se la giocavano) della storia del rock. Ma quando non erano impegnati a dirsele e a darsele gli Everlys armonizzavano come nessuno mai. La loro influenza permane (prima di andarsene Phil ha fatto in tempo a vedere la raccolta di duetti fra Billie Joe Armstrong e Norah Jones scalare le classifiche) e ci hanno lasciato quei dieci-quindici evergreen e qualche buon album. Il mio preferito rimane il poco conosciuto “Stories We Could Tell”, disco di cui scrissi su “Il Mucchio” in tempi giurassici e su “Audio Review” molto più recentemente.

Everly Brothers - Stories We Could Tell

Degli Everly Brothers tutti ricordano il rock’n’roll acqua e sapone, caratterizzato da irresistibili armonie vocali, che all’incrocio fra i ’50 e i ’60 vendettero in decine di milioni di copie. Enormemente influente, per non fare che due nomi, sui Beatles (il cui avvento paradossalmente risultò letale per il duo) e su Simon & Garfunkel. In pochi viceversa rammentano che furono fra i pionieri del country-rock (con “Roots”, un LP del 1968 esemplare sin dal titolo) e che al genere nel 1972 donarono uno dei suoi capolavori, questo misconosciuto “Stories We Could Tell” che ancora in tempi molto recenti una nota enciclopedia definiva “album confuso e di nessun successo”. Vera soltanto la seconda metà e per il resto invito il lettore a giudicare da sé, procurandoselo in qualunque forma ma se possibile in questa massiccia edizione Speakers Corner che riproduce in ogni dettaglio l’originale RCA. Imponente il cast a fianco dei due protagonisti – da Ry Cooder a David Crosby e Graham Nash, da Warren Zevon a John Sebastian, a Delaney & Bonnie e Clarence White – ma non ci si faccia distrarre da ciò. Contano piuttosto la solidità e la poesia di una dozzina di canzoni magnifiche fra cui, per ragioni di spazio, mi limiterò a segnalare una felpata e jazzy Up In Mable’s Room, una Ridin’ High degna di The Band e la struggente Christmas Eve Can Kill You.

Pubblicato per la prima volta su “Audio Review”, n.243, febbraio 2004.

Lascia un commento

Archiviato in archivi, coccodrilli

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...