Led Zeppelin per audiofili – 1a parte (per i settant’anni di Jimmy Page)

Led Zeppelin - Led Zeppelin

Aveva idee precise sulla riproduzione fonografica della musica rock e queste idee si riflettevano sul suo peculiare modo di lavorare in sala di incisione. Al tempo la maggior parte dei produttori si limitava, per esempio, a piazzare un microfono di fronte a un diffusore. Page invece ne sistemava un secondo a qualche metro di distanza e poi registrava la media dei due. ‘La distanza dà profondità’, la filosofia. La disposizione dei microfoni era una scienza arcana; variandola, Page fu uno dei primi a catturare il suono d’ambiente di una rock band, la lunghezza del percorso temporale di una nota da un angolo a un altro di una stanza. Era persuaso che fosse quella la ragione per cui i primi dischi di rock’n’roll sembrano incisi a una festa. ‘Il concetto di fondo, nel modo in cui vedo la registrazione,’ dirà in seguito ‘è quello che per cogliere l’emozione del momento bisogna cercare di fermare, per quanto è possibile, un’immagine dell’ambiente in cui agiscono i musicisti. È questo il punto fondamentale.

Parole di Stephen Davis, fra i tanti biografi dei Led Zeppelin il più affidabile, autore di quel Hammer Of The Gods in cui per fortuna si legge sì degli eccessi che contribuirono la loro parte al Mito del Dirigibile ma non solo, né in prevalenza, di quelli: soprattutto di musica, che è ciò che in primis ha reso leggendarie le figure di Robert Plant, Jimmy Page, John Paul Jones, John “Bonzo” Bonham, ancora centrali nel rock a oramai un quarto di secolo dacché la morte dell’ultimo spinse i superstiti a sciogliere il sodalizio. Parole illuminanti sul perché i primi album dei Led Zeppelin, tantopiù se se ne ascoltano delle buone edizioni (le stampe d’epoca non proprio una meraviglia e in particolare le italiane) come quelle oggetto di questa e della prossima puntata della rubrica, suonino tanto meglio della media del rock coevo. È che hanno una tridimensionalità che alla maggior parte dei dischi loro contemporanei, in tale ambito, manca. Sicché la stupefacente dinamica punto di forza del complesso viene colta con alta fedeltà non per modo di dire. Così le raffinatezze che infiltrano ogni risvolto pure dei lavori più energici, figurarsi di quelli in cui gli strumenti acustici, il folk, occupano sovente il proscenio.

Lo spazio è limitato e devo dare per scontato, come probabilmente è, che un lettore che so mediamente abbastanza maturo e conoscitore non superficiale della materia sappia per filo e per segno come fu che Page, in precedenza turnista fra i più ricercati negli studi londinesi (imparava in quegli anni molti trucchi che gli torneranno utili in sede di produzione), entrava negli Yardirds, terzo di una successione insuperabile di chitarristi essendo stato il primo Eric Clapton e il secondo Jeff Beck, nel preciso momento in cui cominciava il declino del gruppo. Arrancanti dietro la psichedelia dopo essere stati maestri di blues e di beat, i gloriosi Gallinacci alquanto ingloriosamente perivano e ne raccoglievano in tutti i sensi l’eredità il chitarrista e il manager Peter Grant. I primi concerti della nuova formazione sarebbero stati come New Yardbirds. Onorando impegni assunti in precedenza, se ne approfittava per preziosi esercizi di riscaldamento. Il che non rende meno incredibile l’intesa subito trovata dai neonati Led Zeppelin in un omonimo, esplosivo debutto messo su nastro quando ancora nemmeno avevano un contratto discografico. Della maestria di Page come produttore è testimonianza un conto per lo studio ammontante a 1750 sterline, cifra ridicola anche nel 1968.

L’opera omnia del Dirigibile figura nel pregiatissimo catalogo di quella Classic Records nella quale mese dopo mese costantemente ci imbattiamo in queste due pagine. Considerando anche che i compact (ben suonanti almeno quelli di ultima generazione) non aggiungono inediti per la semplice ragione che i nostri eroi tagliarono sempre gli LP su misura, non lasciando niente o quasi fuori, azzarderei che queste edizioni siano il modo più sensato per godersi al meglio gli Zeppelin. Vero che i CD vi costerebbero parecchio di meno, ma vero altresì che a cercare gli originali, se non li avete o sono malridotti, si deve preventivare di spendere cifre simili, ottenendo sì il feticcio ma incomparabilmente meno in termini di suono. Bellissime e fedelissime in ogni caso pure le confezioni Classic Records, cartone pesante quanto il vinile (gli usuali duecento grammi) e un’attenzione maniacale al dettaglio che rende quasi impossibile distinguerle dalle prime stampe. Tanto per fare un esempio clamoroso, “III” è esattamente com’era, la prima di una successione di copertine che fecero impazzire la Atlantic, non solo apribile, ma con il davanti traforato e dentro un cartoncino circolare rotante con impressi i volti dei musicisti, immagini di animali, minutaglia psichedelica assortita: una delle genialate più geniali di un tempo in cui presentare bene un disco aveva la sua importanza. Sul serio ci rinuncereste per un banale CD?

Non sia. È questo il giusto modo per gustarsi un album che a un lato di rock ringhiante con intermezzi da CSN&Y o in dodici battute accosta gli arcaismi folk di un secondo che ben chiarì che il gruppo non era soltanto la possente macchina da guerra proto-metal in azione nei due predecessori, in particolare “II”, tutto un tempestoso rutilare quando “Led Zeppelin” aveva viceversa molto blueseggiato nei momenti in cui non detta quello che sarà il canone dell’hard.

Pubblicato per la prima volta su “Audio Review”, n.255, marzo 2005. La seconda parte domani.

5 commenti

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5 risposte a “Led Zeppelin per audiofili – 1a parte (per i settant’anni di Jimmy Page)

  1. Una volta di LZIII salvavi giusto Since I’ve Been Loving You (uno scarto dei primi due dischi, aggiungevi per buon peso) e schifavi abbastanza il lato folk.
    Qualcosa di analogo (mi pare di capire da un articolo di qualche giorno addietro), ti accade con i Pink Floyd 2.0….

    Non che trovi alcunché di male nel cambiare idea, ci mancherebbe altro, rilevo però come la critica rock della mia infanzia (e cito te per indicare la parte migliore della stessa) tranciasse giudizi con una certezza invidiabile, senza punti interrogativi.

    Non seguo più nulla dal 2001 circa: qualcosa è cambiato o sei semplicemente invecchiato :(faccine… era una battuta)

    • Non ho una memoria specifica di quanto asserisci ma in ogni caso “una volta” è molto, molto tempo fa. Ero più arrogante e – va da sé – infinitamente più ignorante. I gusti si sono affinati e oggi so di non sapere nulla.

      • Vado a memoria, ma potrei sbagliare: in un Cheap Thrills su Velvet.

        Era proprio il “so di non sapere” che mi mancava all’epoca: era tutto così netto, sicuro, senza dubbi. Leggevo e mi sentivo un po’ tonto nel non avere queste certezze.

      • Ci sarà presto modo di verificare allora, visto che a breve toccherà pure a quelli.

  2. Sonica

    Sul mio frigorifero ho appeso un cartello “Non avrai altro guitar’s god all’infuori di Jimmy Page”. Il giorno che si sono sposati i miei genitori usciva Led Zeppelin I e quando sono nata usciva Led Zeppelin III, direi che mi accompagnano da sempre 🙂
    Tanti tanti auguri Jimmy, come te nessuno mai.

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