Bruce Springsteen – High Hopes (Columbia)

Bruce Springsteen - High Hopes

Diverse estati fa, per la seconda volta in vita mia e per la seconda volta non mia sponte, mi ritrovai ad assistere a un concerto di Pat Metheny. Il problema è che proprio lì mi aveva dato appuntamento il direttore di una nota collana editoriale e che potevo farci? Mentre lo aspettavo annoiandomi a morte, detestando ogni singolo secondo della sbobba fusion scodellata dal chitarrista americano a un pubblico che immensamente se ne beava, all’improvviso successe un qualcosa di totalmente inatteso. Per me, ma soprattutto per quel genere di platea. Quello che accadde è che Metheny attaccò un brano di una violenza pazzesca, cinque minuti di fragorose distorsioni a ruota libera da fare invidia a Merzbow. Ancora rido ripensando alle facce stralunate degli spettatori e al silenzio tombale che salutò la fine del pezzo, interrotto dopo svariati secondi dal clap clap più rado e meno convinto che possiate immaginarvi. Da quel dì ho avuto del sacro rispetto per Metheny, molta simpatia, anche se la sua musica continua naturalmente a farmi cacare. E se vi state chiedendo che diavolo c’entri tutto questo con il diciottesimo album in studio di un artista che ho viceversa sempre adorato, ecco, ci arrivo. Avrei avuto un’altra opinione di “High Hopes” se Springsteen lo avesse suggellato con una Dream Baby Dream non di cinque minuti ma di quindici, possibilmente venticinque. E non “questa” Dream Baby Dream inopinatamente arrangiata, bensì una scarnissima come l’originale dei Suicide e, oltre che scarnissima, foschissima come la versione che lo stesso Springsteen ha avuto il meraviglioso ardire di proporre tante volte dal vivo negli ultimi anni. Se, come Pat Metheny in quella indimenticabile sera, avesse sfidato il suo pubblico storico – di qualunque era di una storia ultraquarantennale – con un qualcosa di inaudito. “High Hopes” sarebbe rimasto un lavoro scadente ma con alla fine a redimerlo, o quasi, un incompromissorio guizzo di benvenuta follia. Sarebbe stato lo stesso un fallimento, ma glorioso. Perché quando sbagli un disco dopo l’altro, quando un disco dopo l’altro abbassi la media di un catalogo che fu fino a un certo punto immacolato, fallire per fallire dovresti almeno farlo lasciando stupefatti, come il Neil Young che pubblicava “Trans” e subito dopo “Everybody’s Rockin’”. Stupiscici, Bruce, cazzo. Fai un disco di duetti con Drake. Dai alle stampe un tuo “Arc” composto da un’ora di assoli di Tom Morello – mi raccomando: i più sguaiati – in cui non canti una parola. Sarebbe merda, ma perlomeno una merda epica, meno avvilente dell’ennesimo album peggio che inutile. Del quale manco si può dire che sia il tuo peggiore di sempre, a partire dalla copertina, perché “Working On A Dream” resta auspicabilmente insuperabile in tal senso oltre che per la pochezza dei contenuti. E per quanto sia ora “High Hopes” a contenere la canzone più orrenda di un repertorio che ne conta centinaia, Outlaw Pete scalzata dal gradino più alto (o più basso, fate voi) del podio da un’improvvida rilettura di The Ghost Of Tom Joad. Non dovrebbe toccare a un recensore di giudicare i due minuti e sei secondi conclusivi di complessivi sette e mezzo, Morello talmente senza freni da far sembrare sobri un Malmsteen o uno Steve Vai, bensì al Tribunale dell’Aia. Non chiamiamo musica quelli che sono crimini contro l’umanità.

Ci fu un tempo, ormai lontano, in cui ogni minimo dettaglio in ogni album di Bruce Springsteen era studiatissimo, dalle immagini scelte per la copertina alle tracce che andavano a comporlo e all’ordine nel quale erano sistemate. Ci fu un tempo in cui canzoni anche stupende – per assurdo magari più belle di alcune di quelle sopravvissute a una selezione spietata – venivano scartate perché non funzionali alla narrazione, perché lo stile e/o l’atmosfera non erano consoni al contesto in cui avrebbero dovuto collocarsi. Metaforici cassetti si colmavano fino a straboccare e che razza di festa fu quando, nel 1998, il Boss decise di svuotarli, rinvenendoci dentro abbastanza roba da riempirci i quattro CD di “Tracks”: sessantasei brani di cui cinquantasei ufficialmente mai sentiti prima e sarebbero stati “scarti” ma a doverne buttare via anche uno ti saresti sentito male. Ci fu un tempo, ma quel tempo è andato e difficilmente tornerà se è vero come è vero che, con la grossa differenza che questa volta i brani prescelti sono stati reincisi in tutto o in parte, “High Hopes” vorrebbe essere un “Tracks” in piccolo, composto per la più parte di outtakes recuperate da un arco di tempo molto ampio (1998-2008) e per il resto da cover. Quattro queste ultime, volendo contare come tale la The Ghost Of Tom Joad citata dianzi per quanto è diversa da quella che nel ’95 battezzò il piccolo classico (più letterario che musicale, a dire il vero) che sapete. A dare il titolo a questo di disco è High Hopes degli Havalinas, rilettura danzabile, festosa e alquanto fedele così come fedele è Just Like Fire Would dei Saints, fiati squillanti compresi che la fanno ancora più So You Want To Be A Rock’n’Roll Star. Di Dream Baby Dream ho riferito e quale il senso allora? A parte rimpinguare i conti presumibilmente non troppo floridi di chi questi pezzi li scrisse e che anche soltanto per questo a Springsteen sarà eternamente grato.

E poi ci sono i brani con accanto scritto, fra parentesi, “Bruce Springsteen”. E poi c’è la “questione Tom Morello”, molto dibattuta ultimamente fra gli appassionati. Con questa me la sbrigo in fretta: con la musica dell’uomo del New Jersey l’ex-Rage Against The Machine e Audioslave c’entra meno di zero, in “High Hopes” fa danni pressoché ovunque – persino dove ci sarebbe poco da danneggiare: nella di suo rutilante Heaven’s Wall, in quella Philadelphia di serie B che è American Skin, in quella Dancing In The Dark di serie C che è Harry’s Place – e non sarà un caso se nei pochi brani decenti non c’è. Nondimeno: l’ha mica obbligato lui il padrone di casa ad aprirgli la porta e a farlo accomodare nel salotto buono. La tragedia è che, per quanto con i suoi assoli metallari il chitarrista ci si metta d’impegno, quest’album più di tanto non si può peggiorarlo. Salvo una Frankie Fell In Love tagliata dalla stoffa di Brothers Under The Bridges. Salvo soprattutto una The Wall che scaglia un ponte fra “Nebraska” e “Tunnel Of Love” e lì immagina un nuovo Meeting Across The River. E basta. Ma basta in tutti i sensi.

67 commenti

Archiviato in recensioni

67 risposte a “Bruce Springsteen – High Hopes (Columbia)

  1. Lo so Eddy…lo so. Ma che posso farci se quest’omino mi ha preso il cuore tanti anni fa. Riconosco le boiate che ci propina ma gliele compro lo stesso, non so neanche io perchè. Forse perchè in passato mi ha dato tanto, ma tanto che gli sarò eternamente grato. Son grullo lo so ma credo di essere in buona compagnia. Con immutata stima, venerato maestro!

  2. figa, ma allora ti è piaciuto! 😀

  3. Aspettavo con ansia… Attesa ripagata con una stroncatura da Best of Venerato.
    Ovviamente non sono d’accordo su quasi nulla, ma faccio solo una domanda, a te e a tutti i delusi dello Springsteen del 21mo secolo: tra questo High hopes e il CD 4 di Tracks salvate quest’ultimo? E con Human Touch come la mettiamo?

    • Con “Tracks” ho magari esagerato un po’ in positivo. Nel quarto CD la qualità media scende in effetti parecchio. Ma non così tanto da arrivare a quella media di “High Hopes”. “Human Touch” è quello che è, ma sempre meno peggio di “Magic” o di “Working On A Dream”. O di questo. Secondo me.

      • Anonimo

        Oh ho appena riascoltato dopo una vita il cd4 di tracks, me lo ricordavo molto peggio! Il suo principale difetto è che viene dopo il cd1 il cd2 e il cd3, ma preso in sé si ascolta bene, alcuni pezzi davvero belli e manco male arrangiati. E human touch ha dentro 57 channels e I wish I were blind, quindi tre spanne sopra magic e woad

  4. Rusty

    Mannaggia, questa recensione mi fa venire in mente gli articoli che Ermanno Labianca scriveva sul Mucchio a fine anni 80.

    • Beeep! Labianca a fine anni ’80 faceva parte del Dream Team di Velvet… Quindi sul Mucchio c’è stato molto poco, credo solo tra l’87 e metà ’88.
      Beep n.2 (Valter)! Venerato, non ricordo di averti mai ascoltato a Stereonotte… Anzi, l’unica volta che mi ricordo di averti sentito alla radio fu quando presentaste Velvet a Stereodrome… può essere?

      • valter

        mi sono espresso male, leggevo eddy e velvet, e mi svegliavo di notte per ascoltare raistereonotte, bianchini, cotto, zambellini etc

      • Visionary

        A livello nazionale credo di sì, Andrea.
        Ricordo perfettamente quella puntata di Stereodrome, dove il Venerato, intervistato dal buon Marco Basso, con orgoglio quasi urlava “il Mucchio eravamo noi”! Mi stavo quasi commuovendo, lo confesso…

  5. valter fiorin

    quasi in perfetta sintonia con te eddy, probabilmente questioni commerciali e oramai scarsa focalizzazione su un idea di un lavoro veramente pensato e sofferto come avveniva prima del never ending tour, avrebbero consigliato un disco di soul- r &b, visto quel potenziale inespresso di fiati e coristi, oppure un grande coraggio e un disco essenziale di chitarre, basso e batteria. visto che la preoccupazione è l’età anagrafica di buona parte della e-street band, speravo proprio in un scelta come la stupenda parentesi delle seeger sessions, in ogni caso i concerti dal vivo con la e-street saranno per forza tutt’altra cosa.
    Non si capisce certo la scelta di tom morello e la sua scopa-chitarra, avrebbe potuto fare come massimo moratti con recoba: se lo portava a casa sua e lo faceva suonare in garage!
    a onor del vero le canzoni in cui non entra morello sono belle, tracks 2, come ha scritto un tuo collega, avesse fatto uscire un dvd dello scorso tour con allegato un cd di b-sides and rarities 98-2009 sarebbe stato molto più comprensibile.
    lasciamo perdere poi le scelte di produzione che neanche i remix degli anni 80, una su tutte COVER ME, ma mettiamoci il cuore in pace: dalla scelta delle copertine all’uso dei produttori non ci salveremo mai.
    qui non si discute la libertà di un artista di esprimersi come meglio crede, anzi, tanto saremo ancora pronti ad assistere al prossimo live.
    tanti saluti, eddy, mi hai fatto buona compagnia negli anni gloriosi del mucchio e di rai stereonotte,
    keep on fighting
    valter

  6. Francesco

    La copertina di rara bruttezza avvisa già sui contenuti. You can judge a book by looking at the cover, at least sometimes. L’ho sentito in auto a palla e ho fatto una fatica d’inferno ad arrivare alla fine. finito quello mi sono sparato un bel bootleg live a francoforte del 2012 e buonanotte. L’unica valenza di questo disco è quella che, probabilmente, darà il via ad un nuovo tour e quindi ad una nuova festa live che non mi perderò di sicuro. In mezzo a questa desolazione salvo comunque dream baby Dream e se l’avesse dilatata a 25 minuti avrei urlato al capolavoro. anzi doveva fare un Lp e dividerla sui due lati e basta, magari scarnificandola un po’. Anche high hopes pure così bombastic è ascoltabile. Il resto a mio parere è veramente poca cosa, ma del resto per trovare un disco di bruce che mi piace veramente dall’inizio alla fine devo tornare indietro a nebraska, al limite a born in the usa, anche se la produzione mio dio….Dimenticavo le seeger sessions, che sono la cosa migliore che, a mio parere, ha fatto negli ultimi 20 anni, ma si tratta di cover per quanto eccezionali e trascinanti.
    Questo disco di Bruce comunque conferma una mia personale teoria su quest’uomo e cioè che di produzione e copertine poco ne capisce. E Eddy, no, Bruce non farà mai come Neil Young perché a Neil non gliene frega un cazzo se gli vai dietro o no, mentre Bruce almeno da un bel po’ a questa parte è lui “che ti viene a cercare” con dischi che evidentemente ritiene “moderni” e patinati e in grado di intercettare i gusti del pubblico.

  7. Beta

    Concordo con tutto quanto scritto da Eddy.
    Mi chiedo quale sia il motivo che spinge molti artisti a non “ritirarsi”.
    Ogni volta che vedo e sento quei mega concerti degli Who o degli Stones (sempre più simili ai pupazzi della trasmissione gli sgommati…chi li ricorda?), mi viene una tristezza tale da dover spegnere il televisore.
    Ci sono anche artisti che, nonostante l’età, reggono alla grande il palco: Springsteen è uno di questi. Ciò nonostante, patetici o credibili, onesti o furbetti che siano: perché l’età di un artista non porta saggezza…..auto critica?
    Prendo come esempio un grande del nostro panorama. De André compose 10 album nella prima parte di carriera (1967-1981); e ebbe la saggezza di limitarsi a soli 3 album ( 3 capolavori) nella seconda metà (1984-1996).
    E’ proprio vero che: se non si ha niente da dire è meglio non dire niente!

    PS: Rimane immutata la mia stima per Springsteen (anche se una lacrimuccia, ripensando al passato, ogni tanto mi scende).

  8. paolo scotto

    dopo aver garantito la pensione a Alan Vega, così gli consente un’agiata vecchiaia, in fondo è sempre stato un bravo ragazzo… se solo la smettese di fare dischi e di farsi ricordare per quel che è stato. direi che human touch se la gioca con rising, magic ecc.

  9. Radiofab

    Si’, forse, vabbe’, ma lo sappiamo bene che al prossimo concerto saremo ancora li’.

  10. MARCO

    Ragazzi: come cavolo si può criticare Bruce Springsteen, una volta si diceva: zitti canta il Boss, anche nel 2014 zitti canta il Boss, Bruce fa quel che gli pare. Personalmente a me il disco piace, l’inserimento di Morello da una ventata di diverso al suono di certe canzoni.
    E poi il suono degli anni 2000 è così, ho letto critiche a partire da Magic assurde.
    Gli altri? i cosiddetti grandi/miti/superstar del Rock, fanno sempre la stessa musica uguale, altri si nascondono con delle sperimentazioni o contaminazioni strane che non contano un beneamato cazzo.
    QUESTI, SI DEVONO RITIRARE, BETA.
    Bruce è sempre diverso nel suono, mantenendo il suo stile e la sua forza.
    Qui non siamo in democrazia: Springsteen non si critica, lo si ama nel bene e nel male.
    Ogni al album del nostro deve essere atteso, goduto.
    STIAMO PARLANDO DEL VERO RE DEL ROCK.
    I giorni più belli delle mia vita, tanti: il 19-11-2013 la nascita di Arianna, e gli altri: ogni giorno di uscita di un album di Bruce.

    E pensare che all’uscita di Born to Run, non ero neanche nato.

    Ciao a tutti

    • Si critica Bruce Springsteen come si critica chiunque altro. Ma magari qualcuno nella corte dei miracoli che lo circonda ne avesse il coraggio! Forse ma forse, la smetterebbe di fare dischi irrilevanti quando gli vengono bene e ignobili quando gli vengono male. Forse ma forse, ancora un album o due degni della sua storia ce li regalerebbe.

    • Beta

      Il mio: “perché non si ritirano”, era un “grido” provocatorio misto a lacrime nel vedere una delle mie icone giovanili pubblicare dischi prescindibili.
      Il ricordo di me, sedicenne nei primi anni novanta (con la fortuna d’aver avuto un compagno di scuola che m’ha doppiato tutto lo Springsteen su cassette TDK) , che alla domanda dei miei amici neofiti su cosa ascoltare del Boss, gli rispondevo – con un po’ di orgoglio – : “TUTTO”!!! rimane vivo (Si! all’epoca salvavo anche Human Touch e Lucky Town). Stai tranquillo, MARCO, come ho già scritto: la mia stima rimane immutata per quel grande artista che è Bruce Springsteen, che tanto m’ha dato.
      Penso comunque che, quando una star riempie i suoi concerti con continui richiami e coretti con il pubblico, stile DJ da balera, sia giunto alla frutta. Bruce ha sempre dialogato con il pubblico e l’ha sempre coinvolto, ma ha parlare era la musica! Non serviva il coro da stadio di born in the usa gridato al cielo o quei continui: heeeee…oooooo…heeeeee…ooooo…heeeee…ooooo ripetuti fino allo sfinimento.
      Detto questo, penso che Bruce lo si possa criticare, ma smettere d’amare mai. Rimango infatti un inguaribile romantico, tant’è vero che, non fosse per il prezzo eccessivo a uno dei concerti 2014 del nostro beniamino assisterei volentieri. Intanto, mi sono acquistato i biglietti per i TELEVISION, a Milano.

  11. MARCO

    A parte che non capisco cosa voglia dire un album degno della sua storia.
    Siamo nel 2014, la storia, i fatti, le persone, i pensieri, i gusti, le voglie non
    sono quelli del 1975-1978-1980-1982-1984, i vecchi fan si fermano qui, anzi
    BRUCE NO. Ogni disco è bello e degno della storia di Bruce.
    Forse perchè quando ho sentito la prima volta un suo disco (1987) avevo 12 anni e la mia vita è diventata migliore.
    Ciao

    Ciao

    • Con tutto il rispetto: mi sembra che tu dodici anni li abbia tuttora. Perlomeno in questo modo fideistico di rapportarti a un artista ridotto a santino.

      • MARCO

        Con tutto il rispetto: mi sembra di non averti offeso, non riduco a santino nessuno, dico solo che le critiche che subisce questo disco sono indegne.
        Perché non è brutto, anzi un gran bel disco.
        Dialogando con te capisco perché alcuni quadri di Schifano vengono valutati un fracco di soldi, perché Fabbri Fibra vende dischi e perché l’Italia non cambia la legge elettorale.
        E’ solo una mia impressione. Passo e chiudo per sempre.

        Ciao, London Calling

      • Non mi sono offeso (e perché mai avrei dovuto?), né ti ho offeso. Mi sembra che tu abbia posizioni apodittiche e questo è quanto.
        Comunque quasi quasi vado a recuperare un po’ di stroncature dei dischi prima.

  12. paolo scotto

    non si può parlare di springsteen con un po’ di senno? lo abbiamo tutti tanto amato e ci si aspetta quindi tanto. mi sembra suffcientemente chiaro che sia l’amore sia il rispetto si debbano a quanto scritto e suonato tra il 1973 e il 1984 (87? visto quanto successo dopo). ho comprato magic, le seeger sessions, devils and dust , ma working on a dream, wrecking ball e questo high hopes me li rispramierò e non penso di essermi perso qualcosa. credo, come ascoltatore, di essermi perso invece tanto (i fugazi su tutti, ma non c’era velvet e il mucchio chi lo voleva leggere più) attardandomi su springsteen già fuori tempo massimo, all’altezza del mostruoso uno/due di human touch/lucky town, opera di un ripetitore giapponese della sony secondo Bertoncelli (su linus, forse). finisco dicendo che forse lo andrò a vedere anche al prossimo giro e come tutti i presenti ( diciamo il 90% dei presenti) sperando che metta via presto le canzoni nuove per dedicarsi a quelle per cui saremo lì.
    affettuosi saluti anche ai fan più callidi o incalliti che siano

  13. alfonso

    Io sono un fan, di quelli regolari, che con i suoi dischi sono cresciuti, che traducevano a penna le canzoni prendendo i testi dal libretto, che infarcivano le compilation alle prime ragazze di the river e drive all night e point blank e nyc serenade, che lo mettevano sul lettore la sera prima di andare a letto, e proprio perché sono un fan che adora Springsteen dico che questo album (e pure magic, e pure woad) fa schifo

  14. MARCO

    Comunque i discorsi che leggo non possono essere da fun, da chi ama la musica di Springsteen.
    Io sono un fun e come tale amerò indisolubilmente ogni disco di Bruce, fino a quando il buon nostro non ci sarà e solo in quel momento valuterete
    quanto sia bella e romantica una Queen of the supermarket.
    Quelle che dite è strano,
    E’ come tradire una donna che amate

    • Beta

      Non è strano. Sono un marito e un padre, e non li tradirei mai. Ma se fanno una cazzata sono il primo a dire che stanno sbagliando, senza minimamente cambiare i miei sentimenti nei loro confronti.

      • MARCO

        Ho capito ma a sentirvi sta cannando disco da 20 anni, è sempre una critica, qui c’è gente che salva 3 album in croce.
        Non credo che tua moglie e tua figlia facciano cazzate da 20 anni?
        Il mio stupore è che cazziate Springsteen dal 1987, ovvero da Tunnel of Love.

    • Francesco

      Non ho avuto il dono della fede, come dicono i credenti, e se non l’ho avuto per questioni ultraterrene figuariamoci se ce l’ho per un artista per quanto immenso egli/ella sia. Quindi, come tanti grandissimi prima di lui ( e sicuramente come molti dopo di lui) anche il nostro amato del new jersey ogni tanto fa dischi che fanno SCHIFO. Non è un problema enorme, prima di lui l’hanno fatto dylan, stones, van morrison, the band, clash, talking heads, u2, aretha franklin, e chi più ne ha più ne metta. rassegnati, è umano, e come tale può sbagliare, come tutti non del resto. poi se pensi che invece sia una specie di supereroe da fumetto, pace.
      un saluto

      • Beta

        Non tutto dopo il 1987 è da buttare. The ghost e la seeger sessions sono imprescindibili! Però sono convinto che, se Bruce si fosse limitato a pubblicare un solo album con le canzoni di lucky e human, uno con quelle di the rising e devil, e infine uno solo con le migliori composizioni degli ultimi 4 album…nessuno si sarebbe dispiaciuto delle canzoni scartate.

    • Giancarlo Turra

      io sono funk, invece.

  15. Enrico Murgia

    Io fun, tu fun, egli fun…

  16. Radiofab

    Insomma, credo che il giudizio negativo sul disco sia eccessivo. A me pare costruito per rendere live. Del resto e’ stato registrato nel mezzo di un tour che va avanti da due anni e riparte proprio oggi. “High hopes” nelle date australiane era eccellente e GOTJ elettrica ormai e’ nota, non più una novità. Gli altri pezzi: un paio di cadute e il resto su una media dignitosa.
    Springsteen deve essere più che dignitoso? Certamente puo’. Vuole? Non so. E’ un animale da stadio che ora compone rock da stadio, una spanna sopra gli imitatori. Ahinoi, non e’ il tempo di Jungleland.
    Pero’ e’ l’ultimo che suona Long Tall Sally davanti a 80mila persone. Tanto mi basta per essere li’ anche al prossimo giro.

  17. Enrico

    Fans di Bruce Springsteen siete come i fans di Vasco Rossi.

    • Non tutti, vivaddio, non tutti.

      • paolo scotto

        aaargh…! vasco rossi no! pensavo di aver risolto trent’anni fa e invece mi fa male lo stesso… a ogni modo vista la scaletta della prima data del nuovo tour, il disco, a dimostrazione della sua natura superflua, è già assente (2 pezzi su 27 mi pare). è proprio questo senso di inutilità del che non gli si perdona troppo facilmente.
        dylan (che dal canto suo pure ha rotto le b***e) da questo punto di vista non ha bisogno di far finta di un nuovo disco per suonare in giro, pur inondando il mercato di costose sciochezze a ogni pie’ per il pubblico dei 40/50…enni che è l’unico, ove dotato di redditi, che ancora compra.
        saluti cari

      • Ecco, sei andato esattamente al punto: non ci crede Springsteen nei dischi che fa e dovremmo crederci noi?

      • Enrico

        sì sì, per carità, lo so

  18. paolo scotto

    …diciamo che è colpa dell’avido management, della multinazionale giapponese, delle scie chimiche ecc.
    la recensione al solito è puntuale e purtroppo veritiera
    un saluto da un fan di springsteen che tu e altri mi avete fatto scoprire salvandomi da vasco rossi (in realtà all’epoca compravo pino daniele, però)
    ps
    propongo la pubblicazione digitale delle recensioni dei singoli tratti da born in the usa
    keep the faith

  19. Luca

    Sono un “fun” dei dead e del grande jerry. Ma cazzo anche loro negli ultimi 20 anni di carriera non hanno azzeccato un disco. E allora? Chi se ne frega. I miti vano oltre. Non amo partilcolarmente la musica di bruce ma lui come persona è un grande. Si da e si capisce che ci crede nonostante tutto. Morale: amiamoli lo stesso perchè anche solo per un attimo ci hanno fatto vibrare. Poi la critica faccia pure il suo mestiere

    • Francesco

      concordo appieno, jerry&co hanno avuto un successo galattico proprio quando facevano più cagare, e lo dico da cultore e amante, ma certi dischi non si possono proprio sentire (in studio mi fermo a AB..e un po’ di BFA). E per ribadire quanto già detto sopra sul tema copertina orrenda-disco orrendo c’è qualcuno che ricorda go to heaven dei frisocniani? ecco bastava vedere l’esterno per capire che dentro sarebbe stata una tragedia.

  20. Spesso a Milano Blow Up esce prima e mi tocca dare le brutte notizie… Non so se hai gia’ letto la recensione del Direttore. Ti dico solo che da oggi per me non e’ più SIB, ma STBB (Stefano T-Bone Bianchi).
    Un nuovo All Time Low della critica italiana, che nel suo insieme, in occasione di questo album, ha espresso il peggio di se’ (ovviamente non parlo di te, c’e’ chi sa stroncare e chi no…).
    Nei deliri di onnipotenza che si sono letti, nessuno era ancora arrivato a proporsi come produttore, e non penso sia solo una battuta (STTB e’ un toscano, non un toscanaccio…). Dall’alto delle sue copertine a Moroder e John Fahey, e’ evidente la sua superiorità su quegli stronzi di Uncut che danno 9 a High Hopes e stanno ancora a Morrissey e ai Ramones.

    • Bianchi non è semplicemente un toscanaccio, Bianchi è il PROTOTIPO del toscanaccio. E se si è proposto come produttore ha fatto molto bene. Mi scoccia solo un po’ che mi abbia preceduto. Quanto alla recensione di “Uncut” di “High Hopes” la definirei… be’, sì, un All Time Low della critica mondiale.

      • Venerato Jon Landau Oppure

      • Ho capito solo adesso (la rivista a me arriva più o meno quando arriva in edicola, ma causa influenza è da alcuni giorni che non esco di casa e probabilmente è lì che giace nella buca delle lettere) l’accenno a Fahey. Ora: se per difendere QUESTO Bruce Springsteen si arriva a criticare come pretenziosa una copertina a uno dei massimi GIGANTI della musica tutta del Novecento (articolo oltretutto scritto da RICCARDO BERTONCELLI), be’, a me pare che il senso della misura sia stato definitivamente, irrimediabilmente smarrito.

        P.S. – E vale pure per Moroder, eh?

      • No, il mio punto e’ un altro.
        Springsteen si può e si deve criticare o stroncare, ci mancherebbe altro. Quello che da’ fastidio sono gli isterismi per cui un arrangiamento discutibile diventa incompetenza musicale, o una canzone poco ispirata un rincoglionimento totale. Anche per me High Hopes non e’ un disco da 9, al massimo gli si puo’ dare 7, ma la recensione di Uncut, al netto del giudizio troppo generoso, e’ migliore delle vacuità di STBB perché parla di QUESTO disco, non di ciò che il Sommo Recensore vorrebbe o non vorrebbe sentire. Quasi nessuno che abbia fatto lo sforzo di ascoltare i testi di queste canzoni.
        Per questo in quella battuta non vedo la guasconata del toscanaccio, ma la presunzione di chi si crogiola con una rivista da 4000 copie dove si insegue maniacalmente qualsiasi avanguardia di qualunque continente, ma si liquida con un ascolto distratto uno dei dischi che interessano di più alla maggioranza degli appassionati. Questa e’ pretenziosità, questa e’ la differenza tra una rivista ben fatta come Uncut e una che con dentro giganti come te, Bertoncelli, Guglielmi e l’innominabile puo’ interessare al massimo a 4.000 persone.

      • Francesco

        @andrea, il paragone con uncut è ingeneroso e non tiene conto del fatto che in UK la musica che amiamo noi pesa decisamente di più che non in Italia, con quello che questo comporta in termini di budget visibilità etc.
        E devo dire che dopo un periodo guardingo sto cominciando ad apprezzare BU più di quanto non pensassi. Certo la digestione di un numero è lenta, ma trovare Manuel in copertina è stato un bel vedere.

  21. giuliano

    La polemica paga. Domani corro a comprarlo in edicola. Per toccare con mano.

  22. @Francesco: Ma il mio confronto con Uncut non si basa certo sulle copie vendute. Anzi, proprio il fatto che il pubblico di Uncut è molto più vasto, rende evidente la pretenziosità di copertine (scusa) come quella a Manuel “Ash Ra Temple” (manco mi resta in testa come si chiama, anche se ho una vaga idea di chi siano gli Ash Ra Temple…).
    Anch’io sto seguendo Blow Up da un annetto, molte cose mi piacciono, oltre alle grandissime firme, ma speravo che la sequenza di copertine con un minimo di riconoscibilità per un pubblico non troppo elitario continuasse: Tarantino-Billy Bragg-Nina Simone-Bobby Gillespie. Moroder è un nome molto noto, ma il suo volto credo non dica niente neanche a molti suoi ammiratori. Da lì in poi, a parte Miles Davis, copertine solo per gli happy four thousand…

  23. Francesco

    @Andrea. Capisco il punto, ma personalmente sto iniziando ad apprezzare parecchio la rivista e mettere Fahey in copertina oserei dire che è un atto di rottura! hanno coraggio, sicuramente il target è ancora un po’ fanzinaro (certi articoli hanno un linguaggio criptico da iniziati) e magari si beano anche di certe scelte, ma a me iniziano a piacere. Da un punto di vista di mercato penso che insistendo con queste copertine non attraggano certo nuovi adepti, ma c’era una lettera al direttore una paio di numeri fa dove un tizio lamentava la deriva commerciale del giornale! quindi direi questione di punti di vista, con la serena accettazione che della musica li trattata a ben pochi interessa. il rock o come diavolo vogliamo chiamarlo in italia resta cosa per pochi, salvo poi lodevoli eccezzioni come bruce che è riuscito a convolgere un pubblico ben più vasto dei lettori delle riviste musicali, anche se queste, e penso al mucchio in primis, un certa mano gliela l’hanno data sicuramente.
    ciao
    PS uno dei miei figli si chiama Manuel….e mi hanno impedito di dargli come secondo nome Otis…non so se rendo l’idea

  24. claudio

    @Andrea Peviani
    Quindi adesso dare copertine a musicisti tipo Gottshing non è più rendere
    omaggio ad artisti che si stimano, bensì è essere pretenziosi. Pensare che quando ero un adolescente si facevano i complimenti alla rivista che leggevo (M.S. dal 1981) per il coraggio mostrato nel mettere in copertina certi gruppi.
    Ma poi, scusa tu pensi che facciano certe scelte per “essere elitari” gongolando se le copie restano invendute? Beato te che vivi in un mondo dove Fahey è per iniziati mentre la Simone o Bragg sono suonati in ogni supermercato, pensa che io riesco a strabiliare dicendo che Cocaine non è stata scritta da Clapton. Capito cosa intendo? Il tutto detto senza aggressività, ci tengo a dirlo, non sono in giro per litigare.
    E dato che vengo qui per la prima volta colgo l’occasione per salutare il padrone di casa. Saluti a tutti, Claudio.

    • Ma il problema non e’ l’omaggio in se, ma la linea editoriale che emerge da una serie di copertine. Lo sappiamo che il rock in Italia e’ seguito da infime minoranze, ma qualcuno in piu’ che conosca Nina Simone rispetto agli Ash Ra Temple, se mi concedi… STBB stava gradualmente modificando la linea editoriale per allargare ai vecchi ignorantotti come me, ma sono emerse le voci critiche dell’ala che considera i Primal Scream troppo commerciali e adesso ha sterzato così. Nessuno che per lo meno provi a puntare a un pubblico più allargato e meno settoriale: o solo Classic Roots rock col Busca o largo all’avanguardia con Blow Up…

      • Se tu credi che Bianchi modifichi la linea editoriale di BU sotto la spinta di qualsivoglia voce critica, be’, semplicemente non conosci Bianchi. E se credi che ci sia in giro più gente che conosce Nina Simone che non gli Ash Ra Tempel uno di noi due non vive nello stesso paese dell’altro.

      • Francesco

        @andrea. ho letto la recensione di SIB, non mi sembra così drammaticamente massacrante e, a mio parere, effettivamente ha messo il dito nella piaga. Oltre al fatto che di grandi canzoni qui non ce ne sono, (le migliori sono cover, il che è tutto dire..) il problema, per tanta gente come me, è il suono di questo disco. a me questo tipo di produzione non piace, è troppo enfatica, per cui capiso che con ironia SIB si sia proposto come produttore, tanto in ogni caso non potrebbe peggiorare la situazione.
        Detto questo naturalmente lo aspetto per riandarlo a vedere live e godermi lo show. ecco, l’unico lato positivo di questo diisco è che da il via ad un’altro tour, altri pregi stento a trovarli, anche se qualche ascolto giusto per memorizzare un po’ i pezzi in vista del tour penso che glelo darò

  25. Non conosco Bianchi, ma l’impressione che dà la sequenza delle copertine, visionabile nella pagina degli arretrati, è quella di un deciso cambio di rotta.
    Riguarda solo le copertine e non la linea editoriale? Ok, ma per tornare al tema “pretenziosità di Blow Up”, prima rispondo alla tua domandona dell’altro commento e poi te ne faccio una io.
    RISPOSTONA: Immagino Bruce Springsteen, e se pubblicherà un bel RPM sarò felicissimo di leggerlo, ma…
    DOMANDONA: Darà mai una copertina a Springsteen, sfidando la snobbissima readership di Blow Up?
    #buscaderizzazionediblowup

    • Allo Springsteen di OGGI certamente no.

      • Enrico

        Per fortuna!

      • Ok, adesso che la copertina allo Springsteen NON-DI-OGGI è arrivata (Blow Up settembre 2015) comunico la mia personale unilaterale riconciliazione con SIB (no more STBB…), autore di un pezzo su Nebraska di perfezione assoluta.
        (E, off topic, di una risposta nelle pagine delle lettere che rappresenta perfettamente la situazione della musica nel 2015)

    • Mirko Saltori

      Be’, basterebbe leggere le 2 (due!) pagine di recensione del cofanetto “The Promise: The Darkness On The Edge Of Town Story” apparse su “Blow UP” del dicembre 2010, firmate Stefano I. Bianchi. A proposito del live a Houston ’78:
      “Qui siamo all’apoteosi autentica, e chi non è springsteeniano provi a vedere per capire come, dove e perché nacque questo mito che pare tanto una religione. Tre ore di musica letteralmente al fulmicotone, con una band mostruosa e Bruce al massimo della forma che sbraita, si agita come un ossesso, gioca con Clarence Clemons […], si muove, commuove, ride, piange, urla, recita, parla, sussurra e dalla chitarra tira fuori miracoli di semplicità ed efficacia. Sfiancante, fluviale, parossistico e divertentissimo, è il più grande concerto che io abbia mai visto nella mia vita e sono convinto sia impossibile fare di meglio: delittuoso citare solo qualche pezzo […]. Sul serio non bastano le parole”, ecc. ecc.
      In realtà non capisco davvero dove voglia parare la discussione…
      E’ finita sulle copertine, ma poi io tutte queste svolte e giravolte nelle copertine di BU non le vedo. Morrissey fu in copertina su uno speciale del 2002, mi pare, anni in cui apparvero anche i Radiohead, o Tom Waits, i Daft Punk…
      Ma poi proprio con John Fahey si tira fuori questo discorso?! Ma bisognerebbe solo commuoversi…

  26. paolo

    per argomentare un po’, bruce non ha più ninete da dire (purtroppo, e sperando di essere smentito) blow up è la migliore rivista musicale (pop,ma forse anche no) in circolazione in italia (purtroppo)

  27. Pingback: Vade retro Saragat – capitolo 1 | TALKING EGGS

  28. Valter Fagnola

    Ivic lo avrebbe recensito cosi: se la Juve ha person lo posso ascoltare Ed anche canticchiare, se ha pareggiato lo lascio nello scaffale, se ha vinto lo lascio nel negozio. Poteva scrivere Milan , inter e chi altro ma quel numero del mucchio fu l ultimo per me perche’ nello stesso numero ci furuno altre 4/5 Perle di questo tipo……un lettore scrisse il suo dispiacere per la morte della Fallaci e His own private life rispose: a me della Fallaci importa un cazzo, immagina Che figata se fosse morta l11 settembre. Ricordo ancora tutto a memoria per quanto soffriii l abbandono.Concediamo a Bruce questi dischi mediocri per quello Che ci ha dato,poi l uomo c’e’ eccome e qualche Persa ce la dara’ ancora. Ricordate Johnny Cash.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...