Pete Seeger (3 maggio 1919-27 gennaio 2014)

Figura controversa quella di Pete Seeger, che se n’è andato ieri alla bella età di novantaquattro anni. Quando già si apprestava a compierne ottantasette il mondo lo riscoprì all’improvviso grazie all’album-tributo di Bruce Springsteen “We Shall Overcome: The Seeger Sessions”. Dalla sera alla mattina, le sue raccolte nei negozi comprensibilmente si moltiplicavano. Mi capitava allora di recensirne una che mi pare resti fra le più valide.

Pete Seeger - Brothers & Sisters

Fino a poche settimane fa, non c’era niente da fare. Per quanto compagno di avventure di Woody Guthrie, punto di riferimento del primo Zimmie, autore di due delle canzoni più amate dai cultori dei Byrds, ossia The Bells Of Rhymney e Turn! Turn! Turn!, al popolo del rock Pete Seeger non stava  simpatico. Certo, chi è colpa del suo mal pianga se stesso, e se a Seeger si pensava come a un vecchio barbogio dogmatico era per l’atto inconsulto di cui a momenti si rese responsabile (non lo portò a compimento solo perché lo bloccarono a forza) al celeberrimo festival di Newport del 1965, quando cercò di troncare a colpi d’ascia i cavi che stavano permettendo a Bob Dylan di svoltare elettrico rivoluzionando il rock e facendo gridare al tradimento una scena folk che condannava a morte. Fino a poche settimane fa. Poi il Boss lo ha sdoganato, incidendo un disco intero di suoi classici, e l’oggi ottantasettenne Seeger (più facile mitizzare Guthrie, che a invecchiare non fece in tempo) si è trovato (si può immaginare con quale stupore) circondato da un baccano mediatico quale non ricordava da quegli anni ’50 in cui in una settimana aveva un disco in classifica e in quella dopo il Ku Klux Klan e l’FBI alle calcagna. Improvvisamente i negozi si sono riempiti di sue antologie e c’è l’imbarazzo della scelta.

Questa appena pubblicata dalla catalana Discmedi è una delle migliori. Nel primo CD il Nostro si accompagna giusto con la chitarra o più spesso il banjo, nel secondo gli fa ampia corte una schiera di amici. L’uno e l’altro ce lo fanno scoprire o riscoprire assai più fresco di un’immagine, quella del militante, vetusta, a suo agio con deliziose robine da asilo di infanzia almeno quanto con questo o quell’inno protestatario. Qui il folk è cosa viva. Incisioni dal ’41 al ’52.

Pubblicato per la prima volta su “Audio Review”, n.270, luglio/agosto 2006.

11 commenti

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11 risposte a “Pete Seeger (3 maggio 1919-27 gennaio 2014)

  1. Carino l’aneddoto sull’ascia…peccato che sia una solenne puttanata, come confermato da chi al festival di Newport c’era e ci lavorava (vd. Joe Boyd in White bicycles). E se invece di fare gossip, si ricominciasse a parlare seriamente di musica????

    • Peccato sia stato ripetuto a destra e a manca per decenni e dunque: a chi credere? Peccato che il punto non sia quello bensì come Seeger si pose rispetto all’elettrificazione del folk. Le tue autorevolissime fonti (l’ho letto anch’io Boyd) cosa dicono al riguardo?

      P.S. – Quando io scrissi questa recensione “White Bicycles” non era ancora stato pubblicato. Uscì solo sotto Natale di quello stesso anno e parlo ovviamente della prima edizione inglese.

      • paolo scotto

        “se avessi un’ascia taglierei il cavo”, ipse dixit (Scorsese, No direction home)

      • Paul Williams nel suo valido (anche se troppo apologetico) “Bob Dylan Performing Artist” (anno di pubblicazione 1990) dedica alcune pagine al festival di Newport senza cadere nella facile trappola del falso mito; solo una descrizione attenta e dettagliata del concerto dal punto di vista “musicale”. La stessa valenza storica di quel concerto (da anni strombazzata a destra e manca da una pletora di giornalisti a corto di idee) ne esce molto ridimensionata visto che i fischi in realtà erano sopraffatti dagli applausi (come confermato dallo stesso Boyd). A quanto pare molti addetti si lamentarono del volume eccessivo e distorto della performance e di una scarsa equalizzazione dei suoni.

      • Non è obbligatorio quando si entra in casa dì altri farlo in maniera tanto sgradevole. Avresti potuto esprimere esattamente gli stessi concetti in altro modo (ad esempio, in questo tuo ultimo commento evitando una parentesi che sì, suona un filino offensiva). Si chiama buona educazione e nei venticinque mesi di vita di questo blog per fortuna quasi tutti quelli che sono intervenuti ne hanno fatto un apprezzabile sfoggio. Tanto con il padrone di casa che discutendo fra loro. E questo anche quando non erano per niente d’accordo con quanto scritto da me. Gradirei che tu li imitassi. Grazie.

    • Johnny Was

      Come si chiama il tuo blog? Sono impaziente di leggere le tue perle di saggezza… manco nel caso di una persona scomparsa si coglie l’occasione per tacere!

  2. giuliano

    Non mi pare, peraltro, che le varie versioni della reazione che ebbe Pete Seeger spostino di un millimetro il valore e il senso della performance di Bob Dylan. Che non tutti fischiassero non toglie davvero nulla al significato di quella polemica. Che ci fu, ed ebbe valenza storica indiscutibile, al di là del numero di coloro che lo contestarono… Se è vero, come è vero, che Dylan dovette affrontare anche nell’anno che seguì gli attacchi di una parte del suo – non più suo – pubblico folk.
    – “Judas!”
    – “I don’t believe you, you’re a liar… Play fucking loud!”

    • paolo scotto

      meglio dylan che il compagno seeger (che amiamo comunque), per la storia delle subculture giovanili (ivi compreso il folk revival), del costume, del rock ecc.tutto lì. in attesa di vedere l’ultimo dei Coen.

  3. Rusty

    L’enfasi storiografica di Spinaroundblog meriterebbe causa migliore. Quando il mito supera la realtà, si stampi il mito (ipse dixit il giornalista de “L’uomo che uccise Liberty Valance” di Ford).

  4. Beta

    Ricordate BIG FISH?
    Il dottore, vecchio amico di famiglia, chiede a Will Bloom:”Tuo padre ti ha mai raccontato del giorno in cui sei nato?” “Un migliaio di volte… Lui catturò un pesce incatturabile.” risponde Will.” “Non quella, la vera storia. Te l’ha mai raccontata?”
    “No.” Will si sistema meglio sulla sedia pronto a sentire la tanto desiderata verità.
    “Be’, tua madre arrivò qui verso le tre del pomeriggio, la accompagnò in macchina un vicino perché tuo padre era via per affari. Tu eri prematuro di una settimana, ma non ci furono complicazioni, il parto andò alla perfezione. A tuo padre dispiacque non esserci, però a quei tempi non usava che gli uomini fossero presenti in.sala parto, perciò io non vedo che cosa sarebbe cambiato se ci fosse stato. E questa è la vera storia di come sei nato. Niente di straordinario, vero?””
    Will dice di aver apprezzato la verità, ma è evidente la delusione sul suo volto.

  5. marco

    bhe, questa discussione è uno dei motivi per cui -da appassionato rockettaro da circa 35 anni-non ho dedicato al rock la mia vita…qui si parla della scomparsa di un gigante della musica popolare e del 900 tutto.
    chi se frega del concerto di newport, se quella dell’ascia è vera o falsa e simili ? a quanto ne so, Seeger-Newport o no-era comunque un conservatore, contrario all’elettrificazione del folk ( quindi alla nascita del rnr) in linea con gli orientamenti culturali di allora del partito comunista americano.e allora ?
    per questo è “controverso”? mah….
    se la cosa non fa a problema a me, che sono sia rockettaro che comunista, non vedo perchè dovrebbe farlo ad altri che questa contraddizione , come dire, sui valori e sull’identità culturale nemmeno la patiscono.
    non scambiamo l’albero con la foresta,per favore.

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