La verità, diciamocela, sul primo Who

The Who - My Generation

Diciamoci la verità: di indiscutibilmente classico quello che nel dicembre 1965 fu il debutto a 33 giri degli Who vanta l’iconica copertina, una canzone straordinaria e un’altra che, oltre che straordinaria, fu pure epocale. A scrutarli, gli sguardi volti verso l’alto e dritti in macchina, epitome di eleganza mod, Pete Townshend e Keith Moon, John Entwistle e Roger Daltrey, colpiscono tuttora enormemente per quell’ineffabile misto di innocenza, data dall’età, e sfida al mondo. Bisognerà aspettare oltre dieci anni e il punk per imbattersi di nuovo in sguardi tanto duri, in portamenti al pari fieri. E bisognerà aspettare oltre dieci anni e il punk anche per ascoltare inni di rivolta generazionale dell’efficacia rappresentativa e della forza d’urto di The Kids Are Alright e della stessa My Generation. La prima, che apre la seconda facciata, si fa forte di una melodia di incisività assoluta elevata all’ennesima potenza dalla vigoria dell’esposizione. La seconda, che chiude la prima, sferza e travolge a dispetto del tempo medio con una violenza della quale c’erano pochi precedenti nel rock in generale e ancora meno in quello britannico (giusto i Kinks di You Really Got Me). Narra la leggenda che entrambi i brani furono posti su nastro in una manciata di minuti (la leggenda narra del resto che il cuore del disco fu registrato in complessive sette ore, cinque meno di quelle impiegate dai Beatles per “Please Please Me”) e che My Generation fu scritta così in fretta che Daltrey non ebbe il tempo di impararne il testo e lo cantò leggendolo dal foglio sul quale Townshend l’aveva buttato giù. Proprio dalla difficoltà di decifrare quegli scarabocchi deriva – pare – il celeberrimo balbettio “f-f-f-fade away” riguardo al quale poderose analisi sono state spese. A pensarci, scappa da ridere. E diciamoci di nuovo la verità: “My Generation” l’album contiene sì due capolavori ma capolavoro non è, non essendoci alcunché di memorabile nel resto del programma. Zoppicano alquanto le tre cover black (in particolare una I’m A Man sgangherata rispetto alla gioiosa macchina da guerra diddleyana) e quanto al rimanente repertorio autografo non c’è null’altro di indimenticabile, essendo al massimo “carini” gli incroci fra beat e rock’n’roll di La-La-La-Lies, It’s Not True, A Legal Matter, l’errebì appena garagizzato di Out In The Street, una Much Too Much in cui si sente Dylan o ancora lo strumentale The Ox, che a metterlo nella giusta prospettiva, pensando a cosa cominciavano a combinare proprio allora i Velvet Underground, scompare. Il mito di “My Generation” deriva alla fine della fiera dall’impatto che ebbe la traccia omonima e dalla lunga irreperibilità. Causa un’annosa diatriba legale con l’ex-manager Kit Lambert non è stato che nel 2002 che ha potuto venire ristampato in CD in Gran Bretagna con tutti i crismi.

Diciamoci la verità una terza volta: registrato in uno sferragliante mono, non è precisamente un disco per audiofili. La al solito professionalissima Classic Records ha comunque cavato dai nastri il meglio che tecnicamente si poteva.

Pubblicato per la prima volta su “Audio Review”, n.266, marzo 2006.

14 commenti

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14 risposte a “La verità, diciamocela, sul primo Who

  1. Francesco

    Concordo VM. Mai stati da lunga distanza in nostri. personalmente nella loro (troppo) lunga carrriera conservo nel cuore solo Who’s next, il live at leeds, e who are you per motivi sentimentali, e come si sa, al cuor non si comanda. Tommy e quadrophenia non li ho mai amati se non a parti, specialmehte il primo. ma dal vivo erano delle bestie…

  2. Francesco

    Dimenticavo: il soundtrack di The Kids are allright è meraviglioso ed il film è, a mio parere uno di più belli a tema musicale, insieme a last waltz (il massimo), One direction home e pochi altri, incluso il bellissmo documentario sul grande joe strummer

  3. Concordo. Da fan ultrà degli Who l’esordio l’ho sempre messo abbastanza indietro nelle mie preferenze. Si distingueva all’epoca per la sua ruvidezza e l’aggressività ma alla distanza è stato ampiamente surclassato da “Quadro”, “Tommy”, “Who’s next”, “Sell out” , “Live at Leeds” e pure “Who are you”. Regge il confronto con “A quick one” , “By numbers” e “Endless wire”, batte “Face dances” e “It’s hard”.
    Insomma, posizioni di retrovia.
    Ps: concordo con il sottovalutato “The Kids are alright”, uno dei migliori film su bands e con una colonna sonora pazzesca.

    • Per me “Who’s Next” e il “Live At Leeds” emergono dalla cintola in su sul resto del catalogo. Non ho mai amato “Tommy”, gli ho sempre preferito (e di gran lunga) “Quadrophenia”. Ho poi un debole per “Odds & Sods”, ma lì si entra (probabilmente) nell’ambito delle piccole perversioni.

  4. marktherock

    come ci insegna da anni il Venerato Maestro, escludendo lo Zimmie (che, è noto, fa un pò scuola a sè) gli LP fino al 1965-66 sono nella migliore delle ipotesi un affare di raccolta singoli. Parlando di British Invasion: sarà banale , ma i Beatles che svoltano cominciano da Rubber Soul, gli Stones da Aftermath, i Kinks da Face to Face o al limite da Kontroversy, e così via ivi comprendendo Them, Yardbirds e di certo pure gli Who. Ma tra tanti pesi massimi io voto per i “superwelter” Pretty Things. Loro e solo loro possono ascriversi due bombe d’album come il primo e Get the Picture?, dischi da consumarsi in toto e di cui non butterei via a cuor leggero neanche un secondo

    • Giancarlo Turra

      Beh, già “A Hard Day’s Night” ha un bel peso come LP, e idem “Help”…

      • marktherock

        Dici? Sono completamente d’accordo col mister…a metà. Canzonette, belle (certo, alcune bellissime, alcune imperiture, leggasi “Ticket to Ride”) e slegate – per accompagnare immagini, figuriamoci. Ma, oggettivamente, dalla qualità altalenante (quanti i riempitivi?). Tornando in argomento Who, oltre ai classicissimi inarrivabili del ’71, ho sempre avuto un debole per “Sell Out”.

      • Non esistono “riempitivi” dei Beatles. E’ una contraddizione in termini, un ossimoro.

      • marktherock

        scusa, cancella quell’infausto “oggettivamente”….sostituiscilo pure con “per me”, giacchè viga l’immortale de gustibus

      • marktherock

        ok, riempitivo è forte. Diciamo allora che Act Naturally o You Like Me Too Much o Tell me what you see (che lo stesso McCartney giudica “riempitivo”: oh, lo dice lui, eh?) o la versione strumentale di A Hard Day’s Night non sono, per me, tra le cose più memorabili che abbiano prodotto i Fab Four

  5. Nicholas

    Mi permetto di appoggiare marktherock sul’argomento “Help”, ne ho un ricordo pessimo se considerato nel complesso, salvai giusto le meraviglie (Ticket, Yesterday). Dite che vale la pena provare a riascoltarlo? Ammetto di non essermici dedicato con particolare pervicacia.

  6. Nicholas

    Ci proverò, ma con i Beatles antecedenti a Revolver non ho mai avuto rapporti di una certa intensità, vedremo!

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