Satchmo e il Duca

Louis Armstrong & Duke Ellington - Recording Together For The First Time

Potere compiere un viaggio nel passato, potere trasformarsi in un insetto (una “mosca sul muro”, come recita il titolo del CD aggiunto alla nuova versione del beatlesiano “Let It Be”) e inosservati osservare, senza perdersi un attimo, quanto accadde il 3 e il 4 aprile 1961 nello studio newyorkese in cui, per la prima volta, i due massimi giganti del jazz pre-bebop si ritrovarono per incidere un album: privilegio per il quale nessuna cifra potrebbe essere troppo esosa, nessun sacrificio esagerato, non proprio un farsi testimoni dell’assassinio di Cesare (o del Golgota, o dell’evento storico che vi pare) ma per noi che siamo malati di musica quasi. Anche se sia Satchmo, che vedeva i sessant’anni all’orizzonte, che il Duca, che da lì a pochi giorni ne avrebbe compiuto sessantadue, avevano alle spalle le loro cose migliori e non moltissimo tempo dinnanzi. Ma essere lo stesso lì, a godere degli ammiccamenti fra questi due grandi vecchi che enormemente si rispettavano vicendevolmente e ciò nonostante fino agli ultimi mesi del 1960, quando di tutti i posti possibili si erano ritrovati su un set cinematografico in quel di Parigi, non avevano mai collaborato. Bastian contrario come suo solito, Scott Yanow osserva che sarebbe stato meglio se fosse stato Louis Armstrong a unirsi all’orchestra di Duke Ellington e non quest’ultimo a congiungersi agli All-Stars del primo. Ha ragione? Non so. Mi cruccio al limite che non si siano potute avere le due cose. Mi dispiace, non avendo a disposizione wellsiane macchine, che non mi sia mai successo di imbattermi in un filmato (ignoro se ne esistano) che documenti l’incontro. Mi accontento, e non è  poco, del racconto minuzioso di Stanley Dance e naturalmente della musica. A momenti come esserci quando dalle casse emerge con simile nitidezza, la tromba che si scusa mentre va a baciare il cielo come farà la chitarra di Hendrix, il piano che trilla, carezza e swinga, trombone e clarinetto sornioni e spassosi come gatti che si apprestano a combinarla grossa, la sezione ritmica che caracolla con un’eleganza al di là del dicibile. Tutti lì, nella tua stanza, con una presenza, soltanto ad alzare appena il volume, stupefacente. È un super audio CD? Macché. Vinile, signori miei, massiccio e silenzioso e luccicante e alloggiato in una copertina apribile che già di suo pesa un’esagerazione, la parte interna (non plus ultra di attenzione al dettaglio) incollata come si usava. Perfettamente riprodotta pure l’etichetta (Roulette), giusto la grammatura da audiofili, la busta antistatica e una cartolina svelano che non è un originale quello che ammirati si sta maneggiando ma una ristampa, della solita Classic Records. Benemerita ma esosa ma benemerita. Rinunciarci quando si è appena sostenuto che si sarebbero commesse follie per una gita à rebours? Dio mio no, come diceva Lucio Battisti. Si vive una volta e ogni tanto bisognerebbe godersela. Siate generosi con voi stessi e concedetevi “Recording Together For The First Time” esattamente in questa libidinosa edizione. Più del prezzo a infastidire semmai è che si tratti della versione corta, metà di quanto venne registrato, buona scusa per perdere ogni ritegno e procurarsi pure il CD Original Master Recording, che offre l’integrale e suona bene, ma comunque un po’ di meno: ma volete mettere la bellezza dell’oggetto?

Appoggiate dunque la puntina al primo solco e, immergendovi nel resoconto dell’avvenimento diffusamente offerto dalle note di copertina, createvi da soli il migliore DVD possibile: mentale. Ecco arrivare i musicisti in sala. Degli abitudinari non c’è il pianista Billy Kyle e anche perché indisposto, non solo perché ubi maior. Arriva Ellington e sulla porta ad accoglierlo affabilmente è il trombonista Trummy Young. A lungo nell’orchestra del Duca, al suo ingresso il clarinettista Barney Bigard si alza ed emozionato lo abbraccia. Gli presenta il contrabbassista Mort Herbert e il batterista Danny Barcellona. Manca Satchmo. Entra, fa gli onori di casa, passa l’ideale bacchetta di direttore a Ellington: tutto suo il materiale che si va a suonare, gesto di fantastica modestia da parte del trombettista. Sarà lo stesso mattatore, facendo nuovi i brani scelti non soltanto con la sua tromba ma con l’inconfondibile voce tutta grinze e umorismo, svelando una familiarità con il materiale significativa. Sicché, nella foltissima discografia ellingtoniana, tante altre e meravigliose versioni si sono ascoltate ad esempio di Mood Indigo e di The Mooche ma queste restano uniche, più giunglesca ed exotica che mai la prima, cartoonesca ma con un tocco di malinconia la seconda. Ove Duke’s Place e Cotton Tail sprintano suscitando ilare affanno, I’m Just A Lucky So And So alternativamente scintilla e blandisce, In A Mellowtone esibisce ossessività rara. Epperò il momento che più resta nella testa e nel cuore è Drop Me Off In Harlem, il brano che più Satchmo fa suo cambiando il testo e infondendogli con il cantato una buffonesca umanità che, in qualche strana maniera, insieme diverte e commuove.

Oggettivamente: bellissimo LP, ma sono altri i dischi determinanti per le vicende del jazz e fra essi altri di Ellington, altri di Armstrong. “Recording Together For The First Time” era operazione di retroguardia da parte di due artisti geniali che in gioventù e nella maturità immensamente avevano contribuito, di codesto stile, a delineare il canone. Ma se qualcuno mi chiedesse di fargli ascoltare un album che del jazz renda le radici blues, il calore, la propensione ludica, il romanticismo, oggi metterei questo sul piatto.

Pubblicato per la prima volta su “Audio Review”, n.242, gennaio 2004.

1 Commento

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Una risposta a “Satchmo e il Duca

  1. Gian Luigi Bona

    Grande ! Venerdì lo ordino.

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