Buon compleanno, Billy (Corgan)

Compie oggi quarantasette anni Billy Corgan. Siccome da sedici non ne azzecca mezza,  gli auguri glieli faccio così, recuperando una recensione che era un de profundis. Che suono fa una Zucca che si spiaccica a terra?

The Smashing Pumpkins - Greatest Hits

Non fosse che si è consumata nell’indifferenza generale la perdita della grazia – sia artistica che commerciale – degli Smashing Pumpkins potrebbe ben essere detta “spettacolare”. Un tuffo nel vuoto senza teli a impedire un epilogo ironicamente ossequiante la ragione sociale del gruppo di Billy Corgan. Che suono fa una Zucca che si spiaccica a terra? Sei anni fa di questi tempi era impossibile stazionare più di quindici minuti dalle parti di MTV o di Videomusic, delle radio rock come di quelle generaliste, senza ascoltare una canzone da “Mellon Collie And The Infinite Sadness”. Oggi questo “Greatest Hits”, che esce a prezzo stracciato in strategica vicinanza del Natale ed è accompagnato nei negozi dalla bella raccolta in DVD dei video dei Chicagoani, ha tutta l’aria di un disperato tentativo –  più da parte dei Pumpkins stessi che della casa discografica, che al tirare delle somme si può certo dire più che soddisfatta – di lucrare su scampoli di passatissime glorie e mettere da parte qualche dollaro mentre si medita su cosa fare da grandi: suggello di dieci anni ugualmente divisi fra una vertiginosa ascesa e una rovinosa caduta. Quest’ultima iniziava il 12 luglio 1996, con “Mellon Collie” ancora alto nelle classifiche e Corgan e sodali nel pieno di un tour trionfale. Avrebbero dovuto suonare quella sera a New York, al Madison Square Garden, ma venivano svegliati in ora antelucana dal manager con la notizia che, in ossequio alla peggiore tradizione del rock’n’roll, il batterista Jimmy Chamberlin e il tastierista Jonathan Melvoin si erano fatti una dose di eroina di troppo. Per Melvoin l’ultima. Da quel giorno tutto è andato male alle Zucche. Chamberlin veniva messo fuori squadra e quasi tre anni finivano per separare “Mellon Collie” dal suo successore.

Riascoltato adesso, “Adore” fa un’impressione anche peggiore di quanto non fece a suo tempo. Un benintenzionato errore, siccome il ripudio dell’hard qui innodico, là tendente al progressive dell’album prima e l’abbraccio all’elettronica si risolvevano in un’opera dal suono ancora più retrò, fra new wave e techno-pop, senza mordente e con poche canzoni degne di nota. Modesti (relativamente) pure gli esiti mercantili. Nondimeno quasi un capolavoro e un successone rispetto alla miserevole pochezza dei due “Machina”, il secondo disco fantasma dacché un contenzioso con la Virgin induceva il gruppo a renderlo disponibile soltanto in forma di file scaricabili da Internet. Ritorno al passato, con Chamberlin di nuovo in formazione ma la bassista D’Arcy fuori, relativamente ai suoni ma non alla sostanza. E poi lo scioglimento ed era ora.

Sarebbe tuttavia sommamente ingiusto se il brutto finale facesse dimenticare il tanto di buono combinato dalla banda Corgan nel suo primo lustro. Intruppati nel grunge (e visti come i grandi rivali dei Nirvana) per mera coincidenza temporale, gli Smashing Pumpkins c’entravano in realtà poco con quel fenomeno, mancando loro il substrato punk che lo caratterizzava. Lontana ogni pretesa di alternatività (e relative ipocrisie a corredo), la voglia era piuttosto quella di aggiornare, con sensibilità divisa fra psichedelia e new wave, certo hard rock americano da stadio dei ’70 (i Cheap Trick idoli dichiarati). Il sogno trovare una via mediana fra Fab Four e Sabba Nero: impresa che il rimarchevole esordio “Gish”, del ’91, sfiorava e riusciva al successivo “Siamese Dream”, del ’93, piccolo capolavoro di cui questo “Greatest Hits” ripropone i tre brani chiave. I primi due, Cherub Rock e Today, sono esempi insuperabili di heavy metal melodico con influenze tardo-beatlesiane. Il terzo, Disarm, disegnò un modello di ballata suadente e un po’ retorica che i Pumpkins riproporranno spesso. Per una quarantina di minuti il primo dei due CD che compongono l’antologia (sottotitolo: “Rotten Apples”) è da “9”. In mezzo le tre canzoni dianzi nominate e a far loro da cornice il pop-noise di Siva, il folk-rock grungizzato di Rhinoceros e i Cure rivisitati allo stesso modo di Drown e di 1979, la nirvaniana Bullet With Butterfly Wings, la possente e orecchiabilissima Zero e una Tonight, Tonight di ineffabile romanticismo. Le cose cominciano a farsi da “7” con Eye (dalla colonna sonora di Lost Highway), che fornì indizi su cosa sarebbe stato “Adore”, e imbarazzanti con i tre pezzi da “Machina” (sotto il vestito niente) e con i due inediti.

A proposito di inediti: ne ammannisce altri dieci (su un totale di sedici brani) il secondo dischetto (sottotitolo: “Judas O”). Eccettuati Because You Are, che ha un grazioso andi psichedelico, e Sparrow, che ha fragranze di Doppio Bianco, il resto è da “6” di stima e se ne sarebbe fatto a meno. Vero è d’altronde che quest’altro CD è di fatto regalato. I fans gradiranno.

Pubblicato per la prima volta su “Audio Review”, n.219, dicembre 2001.

4 commenti

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4 risposte a “Buon compleanno, Billy (Corgan)

  1. sai come la penso sul gruppo prima era.. ho letto pure il tuo libro! sono stati uno dei gruppi fondamentali dell’epoca, questo non me lo toglie nessuno dalla testa e soprattutto dalle orecchie 🙂 fino a adore genio!!! poi stendo velo pietoso sul disco solista che, a onor del vero, avrò ascoltato intero un paio di volte, mentre salvo qualche episodio degli smashing attuali.. mi sembra più interessante a posteriori il percorso solista, molto intimista e lontano dai riflettori di james iha. Tu che ne dici al rigurdo eddy? sarei curioso di sapere un tuo giudizio sui due dischi del chitarrista di origine giapponese…

  2. Rigolin

    non sarei così impietoso verso “Adore”….

  3. a me adore all’epoca piacque, forse perchè negli occhi avevo ancora lo splendido concerto che tennero all’Acquario di Genova… fu davvero bellissimo e i pezzi, seppur insolitamente elettronici, mi parvero buoni, quasi magici nel loro fluttuare. Machina invece lo bocciai subito senza pietà, a parte salvare quella disperata perla che è Try Try Try

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