Benmont Tench – You Should Be So Lucky (Blue Note)

Benmont Tench - You Should Be So Lucky

Venghino, siore e siori, venghino! Si accomodino in particolare quanti si sono arrampicati sugli specchi nel volonteroso tentativo di salvare l’ultimo Springsteen. Puntino la seconda delle dodici tracce che sfilano in quest’album e rispondano onestamente alla seguente domanda: da quanto tempo non la scrive una canzone così, Bruce? Non dico in questo stile – Veronica Said sorta di sinossi in quattro minuti scarsi dei primi tre LP dell’uomo del New Jersey – giacché sarebbe una sciocchezza chiederglielo, ma di questa formidabile incisività. Bisogna forse risalire al tempo giurassico in cui era già una star ma non ancora Brooce per trovare un brano così semplice, eppure tanto efficace. Naturalmente, il disco con il quale Tench debutta da solista a sessant’anni suonati non totalizzerà che una frazione minuscola delle vendite di “High Hopes”, ma amen. Sarei naturalmente ben lieto di venire smentito.

Una vita da gregario per il tastierista della Florida e nondimeno da campione del mondo dei gregari, non solo da sempre braccio destro di Tom Petty (undicenne quando insieme mettevano insieme la prima band!) ma fiancheggiatore in questa o quella circostanza di una parata di star da non crederci: da Johnny Cash agli U2, da Bob Dylan agli Stones, a Fogerty, a Costello, passando per Don Henley e Lucinda Williams, Stevie Nicks, Paul Westerberg, i Ramones e letteralmente dozzine di altri. “You Should Be So Lucky” (trasparente il richiamo nel titolo a una celebre hit del suo abituale datore di lavoro) avrebbe potuto essere lo sfizio di un turnista milionario che per una volta – sia per frustrazione, sia per noia – vuole prendere per sé le luci della ribalta e quanti ne abbiamo ascoltati di dischi siffatti… In genere pescati a due spiccioli fra i fuori catalogo e rivenduti subito o quasi. E invece no. Invece per una volta le aspettative erano alte, perché non si scomoda un produttore come Glyn Johns per togliersi un capriccio, né un’etichetta del prestigio della Blue Note può permettersi di fare uscire qualcosa che possa essere liquidato come “onesto”, “decoroso”. E poi Tench un piccolo ma solido curriculum da autore ce l’ha anche, con più di un successo colto per interposta persona. Chi se lo ricorda, ad esempio, che nel lontano ’85 Feargal Sharkey andava al numero 5 in Gran Bretagna con la sua You Little Thief?

Non ve lo spaccerò per il capolavoro che non è, ma nel suo saltabeccare fra generi (dal blues al folk-rock, dal beat al jazz scoprendoci dentro un’anima latina), ora accostandoli e adesso mischiandoli, “You Should Be So Lucky si è rivelato come uno degli album più deliziosi di questo principio d’anno. A parte il brano summenzionato, spiccano particolarmente le due cover, lo shuffle gentile di Corrina, Corrina e uno scintillante quanto asciugata rilettura in boogie dal Dylan più recente, Duquesne Whistle. Fra le composizioni autografe meritano una menzione particolare almeno la sbarazzina title-track e una Blonde Girl, Blue Dress in chiaro debito con The Band.

4 commenti

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4 risposte a “Benmont Tench – You Should Be So Lucky (Blue Note)

  1. Rusty

    Benmont Tench è inattaccabile, lo dice la sua carriera, ma mi viene il dubbio che se Veronica Said l’avesse proposta Brooce nel suo ultimo disco sarebbe passata inosservata, se non peggio. Come dire che il passato pesa eccome: qualsiasi cosa lo Springsteen attuale faccia, la condanna al confronto col più giovane e ispirato e selvatico ragazzotto di Freehold che fu è impietosa.

  2. luigi

    Non per difendere Springsteen , ma forse questa canzone la ha gia
    scritta.
    ascoltatevi Fire e ditemi se non trovate somiglianze imbarazzanti con
    Veronica said.

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