Liars – Mess (Mute)

Liars - Mess

Avrete anche voi dei dischi che non osate risentire da una vita perché sotto sotto vi attanaglia un dubbio che è anzi quasi una certezza: che a riascoltarli li trovereste pessimi. Invecchiati male ma male. Che vi chiedereste per quale motivo ve li siete messi in casa illo tempore (volersi tenere aggiornati non sempre è una buona scusa, non per qualunque cosa) e, soprattutto, perché ancora non li avete fatti metaforicamente volare da una finestra, ovvero non ve li siete rivenduti. Io di nomi così, gente cui temo seriamente di tornare a prestare orecchio, potrei farne idealmente uno per ciascuno degli ultimi tre decenni. Non oso riascoltare i Sisters Of Mercy (in particolare quelli che cominciavano a inclinare verso la dance: This Corrosion me la ricordo ancora fin troppo bene) dai tardi anni ’80, gli Shamen (quelli che si lasciavano alle spalle la neo-psichedelia all’acqua di rose degli esordi per abbracciare la nuova Summer Of Love) da poco dopo la metà dei ’90, i Nine Inch Nails (per i quali peraltro non ho mai provato un gran trasporto) dacché per qualche tempo si eclissarono al principio degli anni 2000. Ora, per via di “Mess”, ho come l’impressione di avere riascoltato gli uni, gli altri e gli altri ancora, compressi in cinquantacinque minuti nei quali i Liars per la settima volta – tante quanti sono, con questo, i loro lavori in studio – ridefiniscono un sound proteiforme all’eccesso. A tredici anni da un debutto nel quale provavano a riportare in auge i Gang Of Four (il che resta operazione meritoria) qualche certezza riguardo ai Newyorkesi nondimeno ormai c’è: che non si ripetono mai è una e che la loro avanguardia – pure nei momenti migliori e i momenti buoni a oggi non erano mai mancati – è sempre stata in realtà retroguardia. Per essere un gruppo sperimentale i Liars non hanno insomma mai sperimentato un bel nulla. Aspetterei invece a iscrivere all’elenco delle certezze che abbiano definitivamente pensionato le chitarre, per quanto siano ora due gli album consecutivi in cui ne fanno a meno. Trattandosi di loro, il prossimo disco potrebbe pure essere di folk medioevale a base di liuti e bouzouki. Anche splendido, perché no?

Un riassunto delle precedenti giravolte lo trovate qui. Rispetto a un disco che mi era piaciuto abbastanza (cioè tanto) da trovargli un posto fra i 15 migliori del 2012, “Mess” come da titolo incasina tutto, alza i volumi e i ritmi, accantona Radiohead e (parzialmente) Aphex Twin, Pink Floyd e krautrock a favore di sonorità che sono sostanzialmente quelle dei nomi elencati dianzi al netto di qualche aguzzamento di spigoli. Si continua a cercare ispirazione nel passato e non ho naturalmente alcunché da ridire, non essendoci nessuno che non lo faccia, ma è sfortunatamente un passato che almeno alle mie orecchie risulta irredimibile. Non mi ha convinto quasi nulla. Non gli Shamen fatti di crack invece che di ecstasy di Mask Maker, non l’Andrew Eldritch “four on the floor” di Vox Tuned D.E.D. e Pro Anti Anti, meno che mai il Trent Reznor definitivamente psicopatico di Perpetual Village. Salvo il singolo Mess On A Mission, collisione Devo/B-52’s in uno Studio 54 trasportato nel Distretto 13, e il downtempo gotico del suggello Left Speaker Blown. Troppo poco e oltretutto “Mess”, possedendolo solo in forma di file per quanto wav, manco posso rivendermelo. O farlo volare dalla finestra.

1 Commento

Archiviato in recensioni

Una risposta a “Liars – Mess (Mute)

  1. husker

    E’ sicuramente un mio problema, ma i Liars sono uno di quei gruppi di cui non ho mai capito cosa facciano e dove vogliano andare a parare, Ciò detto, evidentemente per i suoi riferimenti stilistici, trovo Mess di una bruttezza raccapricciante

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