Eli Paperboy Reed – Nights Like This (Warner Bros)

Eli Paperboy Reed - Nights Like This

Avete presente Joss Stone? Esordiva alla verde età di sedici anni con una quasi inconcepibilmente bella (per essere opera di una ragazzetta bianca e per di più inglese) collezione di black music anni ’60 come “The Soul Sessions”, ne vendeva qualcosa come cinque milioni di copie in giro per il mondo, e subito replicava con lo stilisticamente analogo “Mind Body & Soul”, vendendone altri sei. Dopo di che, probabilmente seguendo il consiglio di qualche deficiente di discografico, si convertiva in “Introducing” al più mellifluo errebì cosiddetto “moderno” e, adeguandosi a una formula di attualità piuttosto che restando fedele a una classica, invece di battere i suoi mostruosi record precedenti vedeva ridursi di ben due terzi gli incassi. Da allora è rinsavita. Avete presente John Legend?  Nel suo CV due lavori meravigliosi e fortunatissimi, caratterizzati dalla propensione alla melodia istantanea ma non ruffiana, da un recupero degli stilemi più classici dell’errebì accompagnato all’abilità nell’infiltrarli in una lettura moderna del genere e dalla capacità di sconfinare restando sempre credibile, e poi uno tremendo, tutto appiattito sul nu-soul più dozzinale. Punito esattamente da quel pubblico che avrebbe voluto corteggiare e insomma, al botteghino, un meritatissimo mezzo disastro. Pure l’amico John è poi tornato sui suoi passi.

Rileggo quanto nel 2010 scrissi, da più parti, sull’ottimo “Come And Get It!” e scopro di essere stato in un certo qual senso accontentato ma non esattamente nel modo in cui auspicavo. Sollevato dal fatto che un produttore apparentemente assai poco adatto come Mike Elizondo (in curriculum collaborazioni con Dr. Dre ed Eminem, Jay-Z e Gwen Stefani, Pink e Fiona Apple) a valorizzare un revivalista come Reed avesse dato sì una lucidata ai suoni ma senza modernizzarli eccessivamente, senza plastificare, senza calcare la mano a livello di dinamiche a uso e consumo di un ascolto tagliato su misura per l’iPod, mi azzardavo ad annotare che quasi quasi non sarebbe stato male per il Paperboy provare un giorno a realizzare un disco che non sembrasse per forza del 1967 e registrato a Memphis, negli studi della Stax. Passato dalla Capitol (era quello il suo primo album major dopo due indipendenti) alla Warner e ingaggiato stavolta come produttore Ryan Spraker, disgraziatamente il giovanotto è andato ben oltre. Di sua iniziativa? Su indicazione di un’etichetta desiderosa di monetizzare anni di critiche ditirambiche non seguite da vendite parimenti entusiasmanti? In fondo non importa. Quel che conta è il risultato e il risultato non è francamente granché, a essere gentili. Dopo una partenza più che decente con i Mysterians convertiti al funk e al gospel di Well Alright Now, “Nights Like This” si lascia per buona parte alle spalle il sound che dal giorno uno associamo a Eli “Paperboy” Reed sostituendolo con un pop tanto ritmato quanto inconsistente con fastidiose ribattiture d’elettronica (persino un tocco di auto-tune e pare un autentico delitto massificare in tal modo una sì superba voce). Qualcosa si salva (non ci va una gran fantasia per immaginare Shock To The System da Amy Winehouse o Not Even Once da Wilson Pickett), qualcosa è di una bruttezza che rasenta l’osceno (una Lonely World con gli archi tipo vaselina, una Two Broken Hearts che invece pure). Resta da vedere se il disco venderà o no. Io ne dubito, ma numeri che per Joss Stone o John Legend rappresenterebbero un fallimento per Eli Reed sarebbero un trionfo.

3 commenti

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3 risposte a “Eli Paperboy Reed – Nights Like This (Warner Bros)

  1. mimmo monopoli

    ciao Eddy,volevo chiederti a proposito di quanto hai qui scritto su John Legend,quando scrivi che pure l’amico John è poi tornato sui suoi passi ti riferisci al disco con i Roots o al suo ultimo lavoro,Love in the future. E in ogni caso,hai ascoltato Love in the future e qual’è la tua opinione?
    grazie
    Mimmo Monopoli

  2. marktherock

    delusione somma, e dire che su Paperboy ci contavo. parafrasando totò “… poi dice che uno si butta a sinistra…(leggasi: nel passato).

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