Swans – To Be Kind (Young God)

Swans - To Be Kind

D’accordo: il frazionarsi estremo del mercato fa sì che i numeri che servono oggi per entrare nelle graduatorie di vendita – ovunque – siano assai più modesti rispetto a quelli che erano necessari anche solo dieci anni fa. Quasi risibili se li si rapporta a venti anni fa, quando l’irripetibile congiunzione astrale grunge più crossover più britpop più gangsta-rap regalava all’industria discografica la sua ultima era aurea e una delle più ricche in assoluto. Nondimeno si resta a bocca aperta scoprendo che il tredicesimo album in studio degli Swans, terzo dacché nel 2010 Michael Gira riesumava la sigla, ha debuttato nella classifica britannica (non in quella indie, eh? in quella ufficiale) al numero 38. E tanto di più sbalordisce che abbia scalato posizioni in quella USA fino ad arrivare a una più in su, la 37. Mai in precedenza la sigla aveva fatto capolino nei Top 100 di “Billboard” e figurarsi nei Top 40, nemmeno all’epoca (1989) di un fugace approdo in area major. E allora pare quasi normale che per questa estate la band newyorkese abbia in programma presenze in alcuni festival all’aperto. Conquisterà magari lì ancora nuovi cultori e di sicuro per la stragrande maggioranza gente che non era nata quando nell’82 Gira, fresco di dismissione dei ripudiati Circus Mort, la fondava. In una seconda vita fin qui brillante come nessun’altra mai, gli Swans assurgono inopinatamente a una fama quasi mainstream non solo conservando intatta la proverbiale attitudine incompromissoria ma con un’opera che è la seconda loro più monumentale di sempre, un minuto e cinquantanove secondi più dei centodiciannove e tredici del precedente “The Seer”. Nell’era del “mordi e fuggi”, eh?

Sarà che arriva dopo un (capo)lavoro cupissimo oltre che abrasivo, claustrofobico e spesso scandito, a renderne ulteriormente ardua la fruizione, da tempi dispari: fatto è che al confronto “To Be Kind” pare… solare, accessibile e – che diamine! – per essere un album degli Swans lo è anche. Accessibile quindi, come ha acutamente annotato il recensore di “Pitchfork”, come una prigione con il portone spalancato: facile entrarci, uscirne senza avere prima pagato un prezzo all’esperienza tutta un’altra cosa. Vi si accede per tramite di un’ipnotica, mantrica Screen Shot, otto minuti di Einsturzende Neubauten alla prese con i Can di You Doo Right tanto per chiarire cosa sia “pop” nell’universo di Michael Gira. Se ne esce – non proprio quelli di prima – passando per gli altrettanti di una traccia omonima di afflato sacrale prima dell’ennesima deflagrazione distorta. Quanto c’è in mezzo è l’avant-rock più inebriante e stordente che sia dato di ascoltare oggi: si tratti dell’atonale, funereo incedere di una Just A Little Boy dedicata ad Howlin’ Wolf e malata di Stooges malati o di una A Little God In My Hands in transito dalla New Orleans voodoo alla stagione all’inferno dei P.I.L. del “Metal Box”, dell’anti-psichedelia sulfurea ma pure tenera (in un qualche ineffabile modo) di She Loves Us o di una Kirsten Supine prossima a certi Godspeed You Black Emperor o, ancora, di una Oxygen propulsa da percussioni idrofobe e trafitta da chitarre ferine. Al di là della durata mostruosa e della collocazione in scaletta, il brano attorno a cui tutto ruota è Bring The Sun/Toussaint L’Ouverture: per circa venti minuti come una Sister Ray rifatta dal Pop Group e per i conclusivi quattordici una resurrezione da non-morti dei Doors di The End e When The Music’s Over. Tuttavia irresistibile, godibile, sì, e sono forse gli Swans più potabili da quando si azzardarono a rifare i Blind Faith di Can’t Find My Way Home. Ma pensa! Gira nei panni di Jim Morrison. Le abbiamo viste proprio tutte adesso o anche no: solo sino ai prossimi sviluppi di un progetto per il quale non ci sono più aggettivi.

3 commenti

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3 risposte a “Swans – To Be Kind (Young God)

  1. Eddy credo che avessi proprio bisogno di un pochino di solarità in più, di accessibilità forse, perché ai primi frazionati ascolti questo To be kind mi piace di più di The Seer, che non avevo accettato del tutto.
    The Seer mi pareva un po’ forza l’indugiare in atmosfere claustrofobiche, mentre questo mi pare più libero e vivo.
    Non è certo un disco morbido neppure questo ma alla fine mi cattura.
    Mi spiace vederne in giro giudizi molto diversi.
    Tornando indieto nel tempo Eddy quale disco ti è piaciuto di più di questo gruppo?

    • I miei preferiti direi che sono il sottovalutato “The Burning World”, “White Light From The Mouth Of Infinity”, “Soundtracks For The Blind” e proprio “The Seer”. Non ne scelgo uno e non faccio classifiche, nel caso degli Swans.

  2. Maledizione Venerato ! Per colpa tua finirò senza un soldo !
    Felice ma senza un soldo 😆

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