È nel fango che cresce il loto: Judee Sill

Judee Sill

Cantava il nostro Faber che i diamanti sono sterili ed è dal letame che nascono i fiori. Un concetto simile esprimeva Judee Sill in un’intervista a James Johnson pubblicata sul “New Musical Express” l’8 aprile 1972: “È nel fango che cresce il loto”. Poteva dirlo con cognizione di causa l’allora ventisettenne cantautrice californiana, avendo trascorso più o meno tutta la vita – nemmeno da adulta ma già da adolescente, poco più che una bambina – rivoltandosi con il corpo metaforicamente nel primo, nel mentre l’anima anelava a una bellezza assoluta, nientemeno che alla musica delle sfere (“Mi hanno influenzato Pitagora, Bach, Ray Charles. In quest’ordine”), tesa verso spiritualissimi empirei. Poco più di sette anni dopo sarebbe stata cenere disciolta nel Pacifico, probabilmente suicida, indimenticabile per quanti l’avevano incrociata nel breve cammino terreno e già dimenticata da un’industria discografica che aveva scommesso su di lei, nella persona di David Geffen, come una novella Joni Mitchell, dopo che i Turtles avevano portato in classifica Lady-O. In prima persona Judee nelle graduatorie di vendita non ci sarebbe entrata mai, neppure quando andò in tour con dei Crosby Stills & Nash all’apice della fama e ammiratori reverentissimi. Relegata a culto carbonaro dall’irreperibilità per un quarto di secolo dei due soli album, un omonimo del 1971 e “Heart Food” del ’73, entrambi su Asylum, Judee Sill è riemersa dalle nebbie del tempo seguendo percorsi quantomai tortuosi. Prima con una ristampa giapponese in digitale dei due dischi, nel 1999. Poi grazie a un peraltro breve articolo su “Mojo” nell’agosto 2000, che accendeva la curiosità in molti ed era tutto un passamano di cd-r masterizzati da scrocchianti vinili acquistati a prezzi da capogiro. Quindi, nel 2004, con le più accessibili riedizioni Rhino, con contorno di demo, inediti e registrazioni dal vivo. E infine, ed è storia di questi giorni, con la pubblicazione per la più che mai benemerita Water di “Dreams Come True”, un doppio con su un dischetto quello che avrebbe dovuto essere, nel 1974, il terzo LP della ragazza, “Hi – I Love You Right Heartily Here”, e sull’altro una collezione di “Lost Songs” risalenti per la maggior parte al 1968 e un amatoriale filmato live del ’73, dodici preziosi minuti di emozioni ineffabili.

È un atto di devozione totale, “Dreams Come True”, da parte di chi ha pazientemente assemblato fotografie e interviste con quanti conobbero Judee bastanti a colmare le sessantotto pagine di uno dei più bei libretti mai visti: volume splendido anche nella carta e nella grafica e a cui rimando chi volesse immergersi nel film di un’esistenza fra Christiane F. e Natural Born Killers e come riassumerla? Orfana di padre a tredici anni, molestata sessualmente dal patrigno alcolizzato a quattordici, una madre dipendente dagli psicofarmaci mentre lei presto lo sarà dall’eroina e allora: cacciata da ogni scuola, rapinatrice, spacciatrice, truffatrice, prostituta ma pure mistica, un angelo venuto giù, una disegnatrice squisita e cantante, chitarrista, pianista di vaglia, autrice dalla cifra stilistica unica. Come dimostrano ulteriormente diciassette canzoni “nuove” che appiccicano al muro e che dobbiamo, oltre che a Judee, alla passione di Jim O’Rourke (Gastr Del Sol, Sonic Youth) che, innamoratosi perdutamente qualche anno fa dell’opera di questa artista tanto straordinaria quanto fu sfortunata, si è assunto il compito, in bilico fra strazio ed esaltazione, di porre mano a un album perduto e cercare di renderlo come avrebbe fatto una persona che non ha conosciuto. Collaborando con un fantasma, letteralmente. Per impazzire per Judee Sill non dovrete che puntare il terzo brano del secondo compact, Emerald River Dance, un prodigio di semplicità e poesia, voce e chitarra arpeggiata che rimandano il moderno ascoltatore dritto a incantesimi drakiani al tempo ancora non tramati. E passate poi allo scintillante folk-beat di I’m Over e al piano chiaroscurale di The Loving End, alla Joni fatta country di Things Are Lookin’ Up e a una Sunny Side Up Luck madrigalesca, a una Waterfall che evoca insieme Incredible String Band e Fairport Convention e alla favolistica liturgia di Oh Boy The Magician.

Tornerete dunque dal vostro negoziante di fiducia a chiedergli “Judee Sill” e “Heart Food”. Passerete giorni, giorni e giorni ancora a esplorarne ogni risvolto, beandovi di melodie cristalline che arrangiamenti raffinatissimi non fanno meno immediate, fra country e pop, gospel e folk. Bach che si reincarna in Brian Wilson, Van Dyke Parks che orchestra Laura Nyro, o Carole King. E vi chiederete come sia stato possibile che il mondo abbia ignorato un’artista così enorme, che l’abbia fatta morire sola e disperata. Judee Sill diventerà come Nick Drake. Vedrete.

Pubblicato per la prima volta su “Il Mucchio”, n.609, aprile 2005.

6 commenti

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6 risposte a “È nel fango che cresce il loto: Judee Sill

  1. Una delle mie artiste preferite. Su di lei scrissi tempo fa un articolo (che mi permetto di riportare in calce) paragonandola per alcuni versi ad un’altra delle mie cantautrici più amate, ossia Laura Nyro. Il tuo articolo è ovviamente incomparabile.

    http://www.ilsussidiario.net/News/Musica-e-concerti/2012/11/3/SONGWRITERS-Le-storie-intrecciate-di-Judee-Sill-e-Laura-Nyro-musica-e-morte/334405/

    • Giancarlo Turra

      C’è uno che in un articolo ha collegato Judee, Laura Nyro e Karen Dalton, lasciando anche un piccolo spazio per alcune altre e, toh, c’era pure Shelagh… 😀

      • Sei tu, Giancarlo? Davvero? Giuro che non lo sapevo, anche perché la mia relativamente giovane età fa sì che non abbia letto molto. Io volevo collegare a quelle due anche Anne Briggs dall’altra parte dell’oceano e poi arrivare a Beth Orton ma purtroppo lo spazio era quello che era…

      • Giancarlo Turra

        So’ io, so io… in quell’articolo c’era pure una piccola scheda sulla Briggs, giusto per non farsi mancar nulla… e già che ci siamo applausi per Beth Orton, la quale – VMO insegna – fa dischi quando le gira e non delude 🙂

  2. antonio

    una vera grande. A me dischi come Heart food fanno venir fa venire in mente (nel senso che ne è stata certamente influenzata) Jane Siberry. Ma quanto è bella The kiss?

  3. Scorfy

    Una folgorazione a suo tempo, debbo ringraziare blow up e sib (se all’epoca avessi letto il mucchio ringrazierei il maestro)
    Per mesi non ho sentito altro e ci ho concepito il secondo figlio

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