Emozioni da poco (38): Cream, Blind Faith, Eric Clapton

Di copertine classiche, della psichedelia come della pedofilia. Certo è che, rileggendomi quei ventiquattro anni dopo,  mi trovo tranciante, supponente, arrogante e – in una parola – insopportabile. Mirate alla faccia e salvate il cuore.

Cheap Thrills 20

18 commenti

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18 risposte a “Emozioni da poco (38): Cream, Blind Faith, Eric Clapton

  1. Molto interessante.
    Effettivamente era da un po’ di tempo che pensavo che lo stile di Disraeli Gears e Fresh Cream fosse diverso da quello del disco studio di Wheels of fire.

  2. In quegli anni di Acid-House ed Acid-Jazz anche l’Acid-Eddy influenzava le nostre giovani menti (ci ho messo un bel 20 anni prima di avvicinarmi a Clapton abbandonandomi alle numerose prelibatezze della sua carriera…). Comunque eri strepitoso in queste colonne dove randellavi a destra e sinistra, con l’apoteosi della (completamente gratuita) bordata finale ai poveri Stone Roses…

  3. Francesco

    Clapton le randellate le meritava tutte, nessuna esclusa. Probabilmente oltre al riascolto dei vecchi dischi giocava all’epoca anche la pochezza della produzione solista del nostro, che comunque non ha mai veramente brillato a parte Derek, il primo con John Mayall e poco, poco, pochissimo altro della sua largamente inutile produzione solista. E’, a mio parere, talmente scarso da una parte e sopravvalutato dall’altra che finisco per apprezzarne al massimo il confanetto crossroads, dove se non altro hanno distillato in un unco posto quel poco o tanto di buono che ha fatto.
    Ah, dimenticavo, siccome sono masochista me lo sono anche visto dal vivo un due-tre volte, ma sono concerti dei quali non ricordo nulla, sono passati via così come i suoi dischi.
    veramente poca roba EC, non capisco il suo enorme successo, forse sarà lo stile da musica di sottofondo,,.boh. E dei Cream per quanto ne riconosca l’importanza storica faccio pure a meno, per cui ben venga l’arrogante articolo del VMO con la penna intinta nel curaro.

    • Giancarlo Turra

      Quoto Francesco: Aggiungo che un mio ulteriore sforzo compiuto l’estate scorsa per riascoltare i Blind Faith e il meglio (?) dell’opera claptoniana – sai mai che a una cert età uno cambia idea – ha suscitato nella migliore delle ipotesi sbadigli; irritazione e impulsi omicidi nella peggiore. Mi tengo stretti i Bluesbreakers e tanti saluti.

  4. marktherock

    già all’epoca concordavo assai col giudizio del VM sull’Erico per quanto i primi due Cream mi piacessero allora parecchio (oggi, forse per riflesso condizionato, un pò meno). Oggi posso dire che sottoscriverei ogni singola sillaba e forse le bordate nei suoi confronti da parte mia sarebbero ancora più virulente. Diciamo che – come dice spesso proprio il VM – se si fosse fermato al 1971, la storia del rock (rock?) successiva sarebbe stata perfettamente identica, forse migliore. Se poi penso alle litigate coi suoi fan oltranzisti (chitarristi-tecnicicisti in erba e/o degustatori di yuppie-blues da superattico, quello che ha sempre le olive nel martini), mi viene voglia di prendere tutta la discografia (anche quella più formulaica) di un JJ Cale e metterla su per tre mesi di fila

  5. Giancarlo Turra

    Tra Claptomani e Zappofili, non so cosa sia peggio.

    • Francesco

      No no, zappiani, please. E non mi paragonre zio Frank allo smunto EC, via come si fa? E con questo ti dico che, pur rientrando per la disgrazia di mia moglie nella summenzionata categoria, tanta roba di Zappa non mi piace proprio, ma quando si va sugli album dominati dagli strumentali…

    • Mirko Saltori

      E’ dura, ma sicuramente gli Zappofili, anche solo perché ci hanno raccontato per decenni che Captain Beefheart era un sottoprodotto del Maestro: poi l’influenza del primo ha pervaso tutte le musiche dai ’70 in poi, quella del secondo si è fermata per gran parte a metà anni ’70, fatte salve alcune frange art non sempre esenti da autoreferenzialità…

      • marktherock

        alla domanda su chi sia peggio, senza un attimo di esitazione dico Claptomani. Esagitati per esagitati, meglio qualcuno che lo sia – almeno per una decina di album, live compresi – a ragion veduta

      • Francesco

        Sul fatto che Zappa abbia inciso poco in ambito rock sottoscrivo in pieno. Sui bordi estremi del genere si può intuire un’influenza ma, da zappiano, devo dire che zappa è rimasto unico, o solo se si vuole.
        e anche lui, pur in tutto il suo genio, ha prodotto tanta ma taaanta fuffa/shit. Ma una decina di album eccellenti li a seminati qua e la, a differenza del mollusco inglese.
        PS mai pensato che il Capitano sia stato in alcun modo un sottoprodotto zappiano, anzi, tutt’altro! CB fa scuola a se, sta i geni sgangherati della nostra musica ela sua influenza è stata veramente superiore a quella di zappa, anche perchè in fondo, per quanto lunari fossero i suoi pezzi erano più spesso che no divagazioni/disarticolazioni rock blues, quindi un linguaggio ad ogni modo più “vicino” alla sensibilità rock in genere.

      • Mirko Saltori

        D’accordissimo con te, Francesco.
        Clapton non vale Zappa assolutamente, ma proprio per tale consapevolezza i Zappofili sono peggiori dei Claptoniani! 🙂
        Ma si fa per dire, naturalmente…
        Di Clapton si salva poco, quel poco qui è stato ricordato (“Layla” mi piace più perché c’è Duane Allman, alla fine, ed è comunque sovrarrangiato per i miei gusti): e si salva anche l’intervento nel “White Album”, che a mio avviso è bellissimo: e sarebbe interessante sapere quanto ci sia di direttive harrisoniane, per lo meno a livello di suono.
        Zappa ha prodotto capolavori: ma è come se la sua fecondità si fermasse con la seconda ondata canterburyana (Henry Cow), e oltre quel limite influenzasse poco e a volte più nel male che nel bene. Ma magari sono solo miei impressioni e mia ignoranza!
        Ciao a tutti
        m.

  6. giuliano

    Per me l’incredibile popolarità di Clapton rimane a tutt’oggi un enigma. Che non riesco a sciogliere, anche tenendo conto della parte che indubbiamente ha avuto nella storia del rock inglese degli anni ’60. Oppure del buon gusto che ebbe nel 1968 nel rivedere le sue idee sulla musica dopo aver ascoltato il primo disco della Band. Oppure del suo stile chitarristico, certamente sobrio ed elegante, assolutamente non privo di meriti, che ha popolarizzato un certo approccio al rock blues.

    Detto questo, tutto il resto è mistero. A parte il fatto, niente affatto misterioso ma in bella evidenza, che sono più di 40 anni che suona, grosso modo, la stessa canzone.

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