You know what Amin (di quando si poteva essere politicamente scorretti e farla franca)

Idi Amin Dada

Dice bene Carlo Bordone nella prefazione al suo libricino sui dischi di culto dei ’70 allegato al numero estivo di “Rumore”: nessuno capì allora, né ha ancora capito, cosa siano stati davvero quegli anni. Anche logico, trattandosi – come scrive subito dopo – del decennio meno lineare di sempre, iniziato con Keith Emerson che accoltellava il suo Hammond e suggellato da Paul Simonon che sfasciava il basso. E però a ben pensarci alcuni tratti comuni si possono individuare e a me pare che il principale sia un’irriverenza di fondo che, a partire più o meno dal giro di boa degli ’80 e irrimediabilmente dai primi ’90, la prevalenza del “politicamente corretto” ha interdetto per sempre. Non c’erano vacche sacre negli anni ’70 – potevi sfottere i Beatles, irridere la Regina e appropriarti magari con orgoglio di parole come “nigger” o “queer” (persino battezzare la tua band Pistole del Sesso, oppure Mogli Abusate) – e di proibita, in quanto disdicevole, c’era solo l’ipocrisia. Quella che ci fa chiamare “non vedente” un cieco e a me, se fossi cieco, a sentirmi chiamare “non vedente” girerebbero i coglioni. Erano gli anni ’70 e poteva sembrare una buona idea dedicare una canzone a un tiranno tanto buffonesco quanto sanguinario (Amnesty International calcola in mezzo milione i morti che fece negli otto anni e tre mesi in cui fu al potere) quale l’ugandese Idi Amin Dada. Talmente buona che venne in mente a parecchi. Credeteci o meno, questa playlist è solo una selezione degli innumerevoli brani che ispirò.

10) Big Youth Orchestra – Idi Amin (lato B di un singolo; Negusa Negast, 1975)

9) The K9’s – Idi Amin (dall’EP 7” The K9 Hassle; Dog Breath, 1979)

8) Mortimer – General Amin Dada (lato A di un singolo; Belter, 1978)

7) Dennis Pinnock – Idi Amin (lato A di un singolo; Conflict, 1977)

6) Militant Barry – Idi Amin Disco (dall’omonimo EP 12”; Conflict, 1977)

5) Prince Buster All Stars – Idi Amin (lato A di un singolo; Mellodisc, 1977)

4) Mighty Sparrow – Idi Amin (dall’album “N.Y.C Blackout”, Charlie’s Records, 1978)

3) Artful Dodger – Idi Amin Stomp (dall’album “Babes On Broadway”, Columbia, 1977)

2) Black Randy & The Metrosquad – Idi Amin (dall’omonimo EP 7”, Dangerhouse, 1978; poi inclusa nell’album “Pass The Dust, I Think I’m Bowie”, stessa etichetta, 1979)

1) Battered Wives – Uganda Stomp (dall’album “Battered Wives”, Bomb, 1978)

3 commenti

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3 risposte a “You know what Amin (di quando si poteva essere politicamente scorretti e farla franca)

  1. No: ero a Londra nell’83 e il mio professore mi ha spiegato che in qualunque ambito, speaker’s corner compreso, potevi toccare qualunque argomento tranne due: la regina e l’Irlanda. Totalmente d’accordo sul resto, i negri si chiamavano negri, i sordi sordi, e gli handicappati/invalidi/storpi/sciancati non si chiamavano disabili, poi diversamente abili e fra un po’ li chiameranno ‘mmazza quanto so’ abbili ma senza la sedia a rotelle non si spostano lo stesso mentre noi stiamo lì a farci le pippe mentali perché dopo un po’ finirà per diventare troppo offensivo anche quello. E vabbè.

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