The Cure 1978-1996 (10): Standing On A Beach – The Singles

Standing On A Beach

Killing An Arab. Boys Don’t Cry. Jumping Someone Else’s Train. A Forest. Primary. Charlotte Sometimes. The Hanging Garden. Let’s Go To Bed. The Walk. The Love Cats. The Caterpillar. In Between Days. Close To Me.

Fiction, maggio 1986 – Tecnici del suono: Dave Allen, Graham Carmichael, Mike Dutton, Howard Grey, Mike Hedges, David Kemp, Mike Nocito, Robert Smith, Phil Thornalley – Produttori: Dave Allen, Mike Hedges, Steve Nye, Chris Parry, Robert Smith, Phil Thornalley, The Cure.

La versione su cassetta di questa antologia che raccoglie le facciate A dei primi tredici 45 giri dei Cure è sottotitolata “All The Hits & Unavailable B-Sides” e contiene sul secondo lato anche le seguenti dodici facciate B: I’m Cold. Another Journey By Train. Descent. Splintered In Her Head. Mr. Pink Eyes. Happy The Man. Throw Your Foot. The Exploding Boy. A Few Hours Of This. A Man Inside My Mouth. Stop Dead. New Day.

La versione su CD è intitolata “Staring At The Sea – The Singles”. La sua scaletta ricalca quella dell’omonima raccolta di video. Rispetto alla versione su vinile contiene dunque in più questi quattro brani: 10:15 Saturday Night. Play For Today. Other Voices. A Night Like This.

Intorno alla metà degli anni ’80 i Cure erano ormai delle stelle. Il loro seguito britannico, pur fra alti e bassi, si era con il susseguirsi degli album allargato, facendosi decisamente consistente dopo l’uscita dei due fortunati 45 giri, The Walk e The Love Cats, datati 1983. Nell’Europa continentale la loro ascesa allo stardom era stata anche più rapida, soprattutto in Francia e nei Paesi Bassi. E pure negli Stati Uniti si apprestavano a passare dalla posizione di gruppo “di culto” a quella di abbonati alle classifiche di vendita. Come quasi sempre accade con gli artisti che seguono questa parabola, mentre da un lato la loro produzione di materiale nuovo cominciava a rarefarsi, dall’altro la casa discografica prendeva a riciclare l’archivio. Il 1986 fu il primo anno nel quale i Cure non consegnarono alle stampe un LP nuovo (nel 1983 aveva comunque visto la luce “Japanese Whispers”). Non restarono a poltrire su qualche spiaggia tropicale – misero in fila un tour dopo l’altro e Smith scrisse un bel mazzo di canzoni in previsione di un album che sarà addirittura doppio – ma non avevano un disco pronto. A colmare il vuoto provvedette la Fiction con un’operazione multimediale in grande stile: video + raccolta in vinile, CD e cassetta con scalette sempre differenti.

“Standing On A Beach” (il titolo è preso dal primo verso di Killing An Arab) è il primo album da fare ascoltare a quanti ancora pensano ai Cure (gli stereotipi sono duri a morire) come a una congrega di depressi cronici, magari pure un po’ iettatori. Anche nel loro periodo più oscuro, sulla distanza breve del 45 giri Smith e compagni non hanno mai dimenticato le regole auree del pop: melodie lievi, ritmi più robusti, ritornelli a presa rapida. Ne consegue che “Standing On A Beach” è un LP al quale non si sottrarrebbe a cuor leggero una sola canzone (lo stesso vale per il CD; di diverse delle bonus della cassetta si può invece fare serenamente a meno).

Per i cultori, che si suppone abbiano già tutti i brani in esso contenuti, è naturalmente più interessante la collezione di video di “Staring At The Sea” (titolo pur’esso tratto da un verso di Killing An Arab). Con i diciassette clip promozionali, molti dei quali firmati dal geniale Tim Pope (non pochi esilaranti), sfilano spezzoni di esibizioni live particolarmente significative: immagini del 1976 riprese al Bandstand di Crawley; altre del 1979 a Reading, quando i Cure si erano ritrovati a suonare di spalla nientemeno che ai Motörhead. Ma ciò che maggiormente affascina di “Staring At The Sea” è osservare la trasformazione di Robert Smith da ragazzino dalla faccia fresca e ingenua a gotico, trasandato clown.

Per quanto abbia di norma co-firmato con altri le canzoni, è notorio che del repertorio dei Cure Smith è responsabile unico almeno per il 90%. Vederlo all’opera sul palco e nei filmati promozionali rende ancora più evidente che è lui il fulcro attorno al quale tutto ruota e che gli altri sono spalle, o solo comparse.

Pubblicato per la prima volta, in forma diversa, in Avventure immaginarie, Giunti, 1996.

1 Commento

Archiviato in archivi

Una risposta a “The Cure 1978-1996 (10): Standing On A Beach – The Singles

  1. dada

    I primi sette brani sono da cardiopalma ! un sampler che descrive al meglio l’universo di Mr. Smith. Sarebbero passati alla storia anche se avessero prodotto solo queste canzoni….

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...