The Cure 1978-1996 (11): Kiss Me Kiss Me Kiss Me

Kiss Me Kiss Me Kiss Me

The Kiss. Catch. Torture. If Only Tonight We Could Sleep. Why Can’t I Be You?. How Beautiful You Are. The Snakepit. Hey You. Just Like Heaven. All I Want. Hot Hot Hot!!!. One More Time. Like Cockatoos. Icing Sugar. The Perfect Girl. A Thousand Hours. Shiver And Shake. Fight.

Fiction, maggio 1987 (album doppio; la versione su CD è singola e non comprende Hey You) – Registrato a Draguignan e Miraval, in Francia. Mixato presso il Compass Point, alle Bahamas – Tecnici del suono: Sean Burrows, Michel Diercks e Jacques Hermet – Produttori: Dave Allen e Robert Smith.

Fateci caso: con l’eccezione di quella di “Three Imaginary Boys” (memorabile? sciagurata? l’una e l’altra cosa?), ogni copertina di LP dei Cure finora passata in rassegna riflette fedelmente l’atmosfera che poi si respira ponendo mano al disco. Il clima brumoso di “Seventeen Seconds”, la cupezza estrema di “Faith”, lo sprofondare negli abissi della follia di “Pornography”, il trip psichedelico di “The Top”, l’esotismo di “The Head On The Door” sono annunciati e rispecchiati da immagini di copertina eccezionalmente appropriate. Stessa cosa si può dire per “Kiss Me Kiss Me Kiss Me”, il cui davanti immortala un primissimo piano delle labbra di Robert Smith, cariche di rossetto. È una foto lussuriosa e eccessiva come lussurioso e eccessivo è quest’album che mette in fila nell’arco di un’ora e un quarto qualcosa come diciotto canzoni, per la maggior parte caratterizzate da arrangiamenti voluttuosamente (a volte istericamente) debordanti. Un album infuocato ed esplosivo come un sole: che è quello che pare l’inquietante occhio che campeggia sul retro della confezione. Un album che riassume nelle sue quattro facciate tutto ciò che erano stati i Cure fino a quel momento e nel farlo aggiunge alla storia postscritti e particolari inediti o poco noti. Romantico, sexy, ironico, spesso irresistibile. Altrettanto spesso, troppo compiaciuto di sé. Ma se è un mariuolo, è un mariuolo talmente simpatico che quasi sempre la fa franca.

Il 1986 era stato per i Cure un anno vissuto alla grande, trascorso per buona parte suonando in giro per un mondo sempre più in adorazione ai loro piedi. C’era armonia all’interno del gruppo, un’armonia appena turbata dal graduale isolarsi di Tolhurst e dal suo progressivo affondare nelle sabbie mobili dell’alcolismo (causa o sintomo di problemi?) e evidenziata dal fatto che Smith, dopo avere firmato da solo tutto “The Head On The Door”, torna in “Kiss Me Kiss Me Kiss Me” a dividere con i gregari i crediti compositivi. Nelle interviste che seguirono la pubblicazione dell’album lo dichiarò frutto di un lavoro collettivo e attribuì, senza scendere troppo nei dettagli, tre canzoni a Thompson (una delle quali è la conclusiva Fight) e due a Gallup.

Sono affermazioni che vanno prese cum grano salis, ricordando che, con la succitata eccezione di “The Head On The Door”, ogni album dei Cure vede puntualmente indicati come autori dei brani quanti al momento facevano parte della formazione. Forse per evitare conflitti di ego, forse per generosità d’animo, più probabilmente per l’una e l’altra ragione insieme, Robert Smith ha sin dall’inizio diviso con i compagni di gruppo gloria e diritti d’autore, ma il repertorio è di norma farina solo del suo sacco, con gli apporti creativi altrui (quando ce ne sono stati) limitati a qualche contributo in fase di arrangiamento. Rispondano o no al vero, sono comunque affermazioni sintomatiche del buon clima che si respirava nei Cure del biennio 1986-1987.

Opera dal potenziale commerciale strepitoso (e difatti venderà cifre inaudite per la banda Smith: si parla di oltre tre milioni di copie), “Kiss Me Kiss Me Kiss Me” produsse ben quattro lati A di 45 giri. Sono ovviamente le sue canzoni più epidermiche, ma sono anche fra le migliori. Why Can’t I Be You?, veloce e dominata dai fiati, è quasi una seconda The Love Cats; fu spinta in alto nelle classifiche – è ragionevole supporre – oltre che dall’immediatezza della musica da un testo indovinatissimo, un’ode d’amore dolce (senza essere sdolcinata) e sbarazzina. Catch sa di Velvet Underground virati soul e cattura inestricabilmente nella sua ragnatela melodica sin dai leziosi vocalizzi in cui si produce Smith in apertura. Just Like Heaven replica schema e trionfo di In Between Days. Hot Hot Hot!!! infine, scarna e tirata, è con The Walk l’escursione funky più felice del catalogo smithiano tutto.

Altri brani avrebbero potuto essere 45 giri di successo: The Perfect Girl, danneggiata da una certa somiglianza a Catch; ancora di più, la tenerissima How Beautiful You Are e la leggerina (quanto piacevole, però) Hey You, esclusa per problemi di minutaggio dall’edizione su CD. Avrebbe forse potuto funzionare anche a 45 giri, e di sicuro è un capolavoro, pure If Only Tonight We Could Sleep, stellare pop psichedelico introdotto da una chitarra che gioca a fare il sitar (sempre che non si tratti invece di un sitar, reale o sintetizzato).

Ma batte in “Kiss Me Kiss Me Kiss Me”, celato sotto i paramenti sgargianti delle canzoni di più facile ascolto, un cuore di tenebra che riporta i Cure alle pagine più oscure e tormentate di quel masochistico delirio chiamato “Pornography”. Dai solchi di quell’album potrebbero uscire l’iniziale The Kiss, in cui la chitarra di Thompson corre a briglia sciolta su scale ai limiti del metal e la voce è terrorifico bassorilievo sul basalto di una ritmica squadrata, e la compatta e solenne Torture, nonché, non fosse la sua depressa melodia pianistica soffocata da un profluvio d’archi, A Thousand Hours. Riporta persino più indietro nel tempo, fino a “Faith” e magari a “Seventeen Seconds”, One More Time, mentre Shiver And Shake è una sorta di Shake Dog Shake più schizoide e l’esotica Like Cockatoos ha qualcosina di The Caterpillar. Sempre al periodo di “The Top” rimandano Icing Sugar, che fa inerpicare su un turbinio di percussioni un giro di tastiere simile a quello di The Walk e soprattutto Snakepit, che potrebbe essere l’inacidata colonna sonora di un film fantasy dalla visione sconsigliata ai minori.

I due titoli restanti sono quelli dei quali il settimo lavoro in studio dei Cure avrebbe potuto fare a meno, ricavandone giovamento. All I Want è eccessivamente melò anche per un LP che corteggia sovente l’eccesso melodrammatico e quanto a Fight pare, con i suoi archi che dilagano su una ritmica vagamente disco, la versione Cure del Philly Sound. Un esperimento azzardato e sulla carta interessante, ma tutt’altro che riuscito. Le dichiarazioni a seguire vengono dalla pagina finale di Ten Imaginary Years, la biografia del gruppo, già tante volte citata, curata da Steve Sutherland e completata poco dopo la pubblicazione di “Kiss Me Kiss Me Kiss Me”.

Simon Gallup: “Penso che ogni singola canzone di questo LP sia vincente. È come un mix di ‘Pornography’ e ‘The Head On The Door’ – con gli elementi migliori dell’uno e dell’altro. Un attimo sei disperato e l’attimo dopo euforico ed è questa alternanza di stati d’animo che lo fa funzionare. Sono soddisfatto al 100% del gruppo come è oggi e non credo di esagerare se dico che trovo che quest’album sia perfetto”.

Porl Thompson: “Lo spirito che c’è oggi è lo stesso che c’era all’inizio, quando si suonava in piccoli club. Siamo cresciuti ma ci si diverte ancora insieme, e questo è importante. E credo che la gente capisca che ci mettiamo in gioco interamente quando suoniamo, senza badare all’effetto, senza farci condizionare dal pensiero di quanto potremo vendere”.

Lol Tolhurst: “Non fosse così importante per noi il gruppo, potremmo allestire un album di canzoni ‘stile Cure’ sapendo che ci sarà comunque un pubblico che lo comprerà. Ma i Cure hanno una ragione d’esistere che va al di là della musica e riguarda il perché si fanno le cose, oltre il come le si fa”.

Robert Smith: “Tante formazioni diverse si sono chiamate The Cure, ma quella odierna, con Simon e Porl, sta diventando qualcosa di speciale. È come se tutta la storia del gruppo fosse stata una preparazione a questo organico. E non riesco nemmeno più a immaginare dei Cure senza Boris in squadra – il suo contributo è incommensurabile”.

Due anni più tardi Tolhurst sarebbe stato cacciato. E dei Cure edizione 1996 non fanno più parte né Thompson né Williams.

Pubblicato per la prima volta, in forma diversa, in Avventure immaginarie, Giunti, 1996.

1 Commento

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Una risposta a “The Cure 1978-1996 (11): Kiss Me Kiss Me Kiss Me

  1. stefano campodonico

    Belin Eddy, no!
    All i want non toccarmela!
    Stavo finendo il militare e questa canzone m’è tanto dolce!

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