Natalie Merchant – Natalie Merchant (Nonesuch)

Natalie Merchant - Natalie Merchant

Mi stupisce di non averci mai pensato prima (non che negli ultimi vent’anni abbia pensato molto a Natalie Merchant e dire che i 10,000 Maniacs furono uno dei miei gruppi preferiti degli ’80): la Joan Baez della sua generazione. Naturalmente facendo ogni debita proporzione e considerando quanto fossero cambiati i tempi. Nondimeno – Stipe il suo Dylan, identica la propensione a propagandare giuste cause (sì, vi è consentito essere cinici al riguardo), parimenti inconfondibile la voce (ma tendente al crepuscolare ove Joan è sempre stata solare) – i punti di contatto sono piuttosto evidenti. Anche in questo le due hanno finito per somigliarsi: la migliore Baez, trascorso il suo decennio favoloso, fu quella che un po’ usciva dal seminato cantando un intero LP in spagnolo (perché un’altra musica popolare è possibile) di “Gracias a la vida”; la migliore Merchant solista è stata quella prima rigorosamente folk di “The House Carpenter’s Daughter” e quindi quella deliziosamente alle prese con canzoni per infanti di “Leave Your Sleep”. Rispettivamente, 2003 e 2010. L’ex-10,000 Maniacs un album “canonico” non lo produceva insomma da “Motherland”, dal 2001, e che abbia scelto la propria identità anagrafica come titolo per un lavoro che si è in fondo fatto aspettare tredici anni è significativo.

Fa un po’ sorridere definirlo il disco della sua maturità, giacché l’impressione da lungi era che non vedesse l’ora di avere cinquant’anni. Ora che li ha, confeziona un disco di pop adulto che alterna momenti più raccolti a densi arrangiamenti orchestrali, che lì si concede un tocco di gospel e là uno spruzzo di jazz e quando proprio vuole lasciarsi andare un basso che funkeggia appena e una marcetta dixie. Tutto molto elegante. Magari anche troppo.

Pubblicato per la prima volta su “Audio Review”, n.352, giugno 2014.

2 commenti

Archiviato in archivi, recensioni

2 risposte a “Natalie Merchant – Natalie Merchant (Nonesuch)

  1. Per me, a parte la zampata di Go down Moses, disco veramente leccato e noioso. Il mio preferito resta sempre Motherland,che è un disco “importante”, per così dire.

  2. alia

    Io lo trovo splendido. Certo un po’ di maniera ma mi riporta velocemente e felicemente a Tigerlily. La voce poi non si discute. È quel pop che vorrei sentire sempre: con la voce avanti e i bei testi. E senza le diaboliche chitarrine na-na-na che ammorbano la scena.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...