I primi Miracoli di Smokey Robinson

The Miracles

Immaginate i Beatles che perdono per strada John Lennon e Paul McCartney, vanno avanti senza cambiare nome con dei sostituti presentati proprio dai dimissionari e dopo l’amichevole scissione prima si ritrovano acclamati dalla critica come non mai e, a distanza di qualche anno, colgono il loro successo più grande di sempre. Fantamusica, naturalmente: non sarebbe mai potuto capitare. Be’, era esattamente quanto accadeva al complesso black preferito dai Beatles stessi (e pure dagli Stones, e da Dylan), i Miracles, che lasciati da Smokey Robinson e Marv Tarplin nel 1972 e rimpiazzatili con i fratelli Billy e Donald Griffin vedevano l’anno dopo salutato da ovazioni assordanti il primo LP del nuovo corso, “Renaissance”, e nel ’76 venderanno svariati milioni di copie del singolo Love Machine (Part 1). Ma d’altro canto: miracolosa lo era stata sin dal principio la storia del gruppo fondato nel 1955 a Detroit come Five Chimes dagli allora quindicenni William “Smokey” Robinson e Ronald White, rifondato pochi mesi dopo, per via di un rimescolamento di formazione, come Matadors e a distanza di sei mesi ancora ribattezzato definitivamente quando l’ingresso in squadra di una fanciulla, Claudette Rogers (dal 1959 la signora Robinson), rendeva implausibile una sigla di gusto macho. Un bel giorno del 1958 ragazza e ragazzi si presentavano a un’audizione con il manager della superstar Jackie Wilson e venivano bocciati. Troppo simili ai Platters. Perché “un bel giorno”, allora? Perché al provino era presente tal Berry Gordy, al quale invece piacevano e che si offriva di diventarne lui il manager. Il seguito è Storia della musica popolare del Novecento: dopo un paio di hit minori (per End e Chess) Robinson suggeriva a Gordy di massimizzare gli altrimenti modesti profitti fondando un’etichetta discografica e costui seguiva il consiglio. La chiamava Motown e sarebbe presto divenuta la più grande fabbrica di successi – all’incrocio fra soul e pop – che si ricordi, “il Suono della Giovane America”, niente di meno. Tantissimi scritti dallo stesso Robinson (qualcuno in coppia con Gordy), molti per i Miracles e (incredibilmente) molti di più per altri gruppi e solisti della casa, dai Temptations a Marvin Gaye, dalle Marvelettes ai Contours, da Brenda Holloway a Mary Wells. A lanciare l’impresa era nel 1960 un 45 giri proprio di Robinson e sodali, Shop Around, il primo marchiato Motown ad arrivare al numero uno della classifica nazionale R&B, il primo a vendere oltre un milione di copie. Mai proventi vennero reinvestiti meglio. Nel 1961 il ventunenne Smokey era nominato vice-presidente della già rampantissima etichetta. Anche a motivo di ciò, oltre che di un talento fenomenale, di autore ancora più che di cantante (e che razza di cantante favoloso è, il suo cremoso falsetto uno dei più inconfondibili di sempre), gli album dei Miracles saranno costantemente altra e superiore cosa rispetto al 33 giri medio griffato da Gordy. Per cominciare: composti in massima parte da materiale autografo. E poi: album veri, mica l’ultimo paio di singoli e a contorno riempitivi messi in fila senza ritegno né un minimo di logica.

La scusa per mettere mano a questa paginetta è stata offerta dalla benemerita Hip-O Select, che lo scorso agosto ha mandato nei negozi e oltrettutto a un prezzo invitante (non dovreste pagarlo più di venticinque euro) un doppio CD, “Depend On Me”, che raccoglie quelli che furono, fra il giugno 1961 e il maggio 1963, i primi cinque LP dei Miracles con la preziosa aggiunta di alcuni brani che uscirono solo a 45 giri. È una delle ristampe più entusiasmanti di cui si sia beneficiato nel 2009, siccome molto di quanto riportato alla luce era da alcune ere geologiche di reperibilità impossibile, il suono (va da sé: in mono) è fantastico, il libretto è da favola e a fare l’assieme ancora più libidinoso provvede la fedelissima riproduzione, in miniature in cartone, delle impagabili copertine originali. Ciò che più conta è però e naturalmente che la musica sia di un livello che non ci si attendeva, dacché per l’appassionato di black anche piuttosto bene addentro alla materia fino a Depend On Me e tolte le prime hit la storia più autentica del combo detroitiano aveva finora come Anno Uno il ’65. Decollava sul serio con Going To A Go-Go e la ragione sociale ulteriormente aggiornata a Smokey Robinson & The Miracles. Insomma: un líder máximo e dei sottoposti. A casa di chiunque i loro dischi negli scaffali stanno alla lettera “r”. Sarebbe forse il caso di spostarli alla “m”.

“Hi, We’re The Miracles”, “Cookin’ With”, “I’ll Try Something New”, “The Fabulous” e “Recorded Live On Stage” appaiono dischi piuttosto diversi fra loro per stili declinati e tensione esibita: il debutto influenzato dal doo wop e dominato dalle ballate e il successore dai ballabili, il terzo sbilanciato dall’alternarsi di novelli classici e standard interpretati bene ma presenza incongrua e il quarto viceversa coerentissimo in uno sviluppo maturamente soul. E che razza di bomba il live! Con l’unico torto di essere troppo breve. Una caratteristica accomuna in ogni caso tutti e cinque: l’essere evidentissimamente opera di un collettivo, con alla testa – al più – un primo fra pari. Non sarà dunque un caso se, quasi dieci anni dopo, la dipartita del deus ex machina la macchina non la arresterà.

Pubblicato per la prima volta su “Il Mucchio”, n.665, dicembre 2009.

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