Blow Up n.196

Blow Up

È in edicola dallo scorso sabato il numero 196 di “Blow Up”. Il mio principale contributo è stato la curatela (in collaborazione con Bizarre, Federico Guglielmi, Roberto Municchi e Fabio Polvani) della rubrica 20 Essentials dedicata all’hard rock britannico classico (1968-1976). Ho inoltre firmato recensioni e/o segnalazioni degli ultimi album di George Ezra, Phil Cody e Felice Brothers e di recenti ristampe di Chet Atkins, Fats Domino e Joe Meek.

16 commenti

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16 risposte a “Blow Up n.196

  1. Stefano

    sarebbe poco lecito chiedere l’elenco eddy ? 😀

    • No, dai, è una cosa che non si può leggere… sono sette euro e oltre alle quattordici pagine dell’hard ce ne stanno altre centocinquanta. Questo blog contiene ormai molte centinaia di articoli che ho regalato a chi mi legge. Il patto non scritto è che almeno ogni tanto compri una rivista alla quale collaboro e, in un futuro prossimo, sempre almeno ogni tanto acquisti un mio libro.

      • Stefano

        A mio favore, posso dire che possiedo il libro tuo e di federico, 1000 Dischi Fondamentali Rock xd (per altro bel libro, complimenti).
        Apparte gli scherzi, hai proprio ragione, non è giusto chiedere una cosa del genere, faccio ammenda. Magari un bel pensierino sull’acquisto lo faccio…..

  2. L’ultima volta che ho comprato “Blow Up” era proprio per un Top 20; sullo psychobilly, quella volta. Mi piacque ma trovai il resto della rivista totalmente irrilevante per me. Donde la decisione di evitare ulteriori acquisti. Non volermene, ma preferisco i tuoi libri (sperando ne escano di nuovi a breve).
    Anche in questo caso la classifica mi intriga, ma meno, perché si può, con qualche approssimazione, indovinarne circa metà: Truth, Led Zeppelin II, Black Sabbath, Salisbury, Machine Head, Smokin’, Piledriver, Bad Company, Razamanaz, Sad Wings Of Destiny.
    Comunque la curiosità resta, e non è detto che non cada anche stavolta nella “trappola”…. 🙂

    • Ne hai beccati pochini… eheheheheheh….

      • Beh, perché almeno per quanto riguarda Zeppelin, Purple e Sabbath la scelta è ampia e sostanzialmente discrezionale. Uno può scegliere, non so, “In Rock” e un altro “Machine Head” ed entrambe sono scelte legittime; idem per i primi due e il quarto Zeppelin e per i Sabbath fino a “Sabbath Bloody Sabbath”.
        Comunque, a ripensarci (la lista era di getto) mancano due imprescindibili come “Rising” e “Jailbreak”.
        Dannata curiosità! Sta vincendo lei di nuovo…:-)

    • Mork

      Fermo restando che i gusti son gusti, mi chiedo però come mai tutto questo odio nei confronti di Blow Up che è in realtà la migliore rivista musicale italiana. E non solo perché le altre fanno schifo – ammesso che sia vero – ma proprio perchè è un capolavoro di rivista, l’unica che ha senso comprare oggi in Europa (assieme a The Wire) per via dei contenuti e per la sua non assimilabilità al web. Poi, se volete continuare a leggere di Springsteen, Nirvana, indie-rock ecc., fatti vostri (anche se vi avverto che da quasi due decenni c’è internet per questo).

      • I gusti son gusti, giustappunto. E io ho notato che, uscita dopo uscita, a fronte di un paio di articoli che mi interessano, la maggior parte degli argomenti non riveste per me particolare interesse; di qui la scelta. Ovviamente tu sei liberissimo di reputare altrimenti e conseguentemente agire: “do what thou wilt shall be all of the law”, come scriveva la primaria ispirazione di Springsteen; o forse mi confondo, ed era di Cobain.

  3. marktherock

    Peccato non aver trovato gli Zior…ci contavo ;)) però in effetti le chicche ci sono, eccome

  4. Ciao Eddy, una curiosità: ma Humble Pie e Faces non sono in lista perché non considerati propriamente Hard Rock a tutti gli effetti o perché privi di lavori all’altezza di entrare nei 20 essentials? Cmq splendida retrospettiva, ma c’erano pochi dubbi al riguardo, ora però ne vogliamo una sul noiserock usa 84-94!

    • La prima che hai detto. Sul noise eventualmente non sarà affar mio, ma per quanto riguarda l’hard è in arrivo una seconda puntata: stessi anni, diversa sponda dell’Atlantico.

  5. In effetti l’Hard Rock americano a me è sempre sembrato materia oscura, quindi sono molto curioso (mi vengono in mente così, a buffo, solo Blue Oyster Cult, Montrose, Sir Lord Baltimore, Josefus, Grand Funk Railroad e basta, non considerando MC5, Amboy Dukes, Iron Butterfly e Blue Cheer che vedo più come precursori, chi più psichedelico chi più proto punk). Vamos!

    • Giancarlo Turra

      Pensa che svariate enciclopedie inseriscono i Josefus nella psichedelia: io pure, sebbene in un ambito di confine tra generi come alcuni dei gruppi che citi come precursori.

      • marktherock

        Josefus secondo me possono pure starci nella lista del mese venturo. Sulla presenza dei Blue Cheer e soprattutto del Randy Holden di Population II un paio di euri mi sentirei di scommetterli… viceversa ZZ Top, no quote, nevvero?

      • Beh, secondo me la longa manus della psichedelia in America si è estesa per molto più tempo sul rock dei ’70 rispetto alla Gran Bretagna. I Josefus avevano una fortissima componente psichedelica, ma la durezza e la potenza del suono erano del tutto inedite (a parte, ovvio, i Blue Cheer). Cmq io ho sempre avuto la percezione che l’Hard Rock sia stato un affare prevalentemente britannico.

  6. Stefano

    Ho acquistato blow up e letto lo speciale sull’hard rock. Complimenti a te eddy, e agli altri, ottimo speciale. Praticamente si parla dei dischi migliori, ma anche dei più influenti e/o significativi del genere. Attendo quello sull’ hard americano

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