Camper Van Beethoven – El camino real (429 Records)

Camper Van Beethoven - El camino real

Chi non muore si risente o si riforma e magari più di una volta, come è il caso di questi californiani tornati insieme già esattamente un decennio fa e poi di nuovo lo scorso anno, con un album di cui non si può non riferire per raccontare quest’ultimo. Magari però ricordando prima – a chi c’era ma era distratto e soprattutto a chi non c’era (perché che siano stati più o meno rimossi è un’ingiustizia colossale) – quanto furono straordinari e straordinariamente importanti i Camper Van Beethoven ragazzini. Che discograficamente si affacciavano al proscenio nell’85 e un gruppo così non lo si era mai sentito: capace di attaccare il folk con attitudine tutta punk, di mischiarlo alla psichedelia così come a quello che allora si chiamava college rock e come niente di aggiungere poi dello ska, del country, assortita world music, un tocco di progressive, uno di pop. Capace di rifare i Sonic Youth come i Pink Floyd restando egualmente plausibile. Formidabile in studio e persino di più dal vivo, come il Vostro affezionato ebbe modo di verificare in un paio di (indimenticabili) occasioni. Quei Camper Van Beethoven in un certo qual senso ci sono ancora, ma naturalmente non possono esserci più.

Chi arriva adesso piuttosto recuperi il catalogo storico. I cultori d’antan se avevano trovato soddisfacente “La costa perdida” non potranno non apprezzare “El camino real”, che del predecessore è come una seconda parte, concept in due puntate dedicato alla California, quella settentrionale al’altro giro, la meridionale adesso. Dell’album prima il nuovo è sorta di fratello più sobrio, non tanto più maturo – azzarderei – quanto più consumato dalla vita. Il meglio giunge a fondo corsa, con il country-rock spumeggiante ma agro Darken Your Door e la ballatona Grasshopper.

Pubblicato per la prima volta su “Audio Review”, n.354, agosto 2014.

4 commenti

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4 risposte a “Camper Van Beethoven – El camino real (429 Records)

  1. marktherock

    ah, i CVB all’Hiroshima Mon Amour per il tour di Our Beloved Revolutionary Sweetheaert…cos’era, fine ’89 o l’inizio del ’90? maledette memorabilia svaporate nei traslochi…mi scende una lacrima solo al ricordo, sognando la California un pò mi sentii risarcito dal non aver potuto vedere – per ovvia anagrafe – i Kaleidoscope…

  2. marktherock

    …e mica solo per la cover storta e valzerata di “O Death” ;))

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