We Wanna Be Where The Boys Are – La piccola epopea breve delle Runaways

The Runaways - The Mercury Albums Anthology

Monellacce! Più che la libido maschile che avrebbero voluto titillare non perdendo occasione di esibire gli strumenti a corda come – ahem – prolungamenti fallici e cantando versi aulici tipo “sono la cagna con la chitarra bollente” (da una programmatica I Wanna Be Where The Boys Are), le Runaways suscitano oggi una gran tenerezza. E a dire il vero la inducevano anche allora, tozze, sgraziate e insomma bruttine com’erano e come solo le – riahem – “diversamente maggiorenni” possono essere. I diplomi se li guadagnavano alla scuola del rock’n’roll e che facesse loro da maestro quel Malcolm McLaren prima di Malcolm McLaren di Kim Fowley non era di giovamento. A casa loro – Los Angeles, California, Stati Uniti d’America – le prendevano poco sul serio – più o meno unanime la critica nel considerarle creature senza una vita propria, ostaggio delle fantasie maschiliste di un burattinaio – ed era piuttosto il Giappone a incoronarle star, con il singolo Cherry Bomb ai vertici delle classifiche e un conseguente live (negli USA nemmeno pubblicato) idem. Piccola epopea breve, dall’autunno ’75 all’aprile ’79, che questa doppia “The Mercury Albums Anthology” che mette in fila “The Runaways”, “Live In Japan”, “Queens Of Noise” e “Waitin’ For The Night” racconta tralasciando giusto il trascurabile finale, quel “And Now…” uscito solo in Europa. Piccola epopea da rivalutare, facendo giustizia a partire da due considerazioni. La prima è che le carriere musicali solistiche di Joan Jett e Lita Ford, quella attoriale e da artista figurativa di Cherie Currie, quella da fotografo di Jackie Fox (inoltre plurilaureata e avvocatessa di successo) dimostrano che quelle fanciulle testa ne avevano eccome e un bel po’ di talento. La seconda è che fino alle Runaways (no, siamo seri, le Shaggs non contano) non si ricordano altri gruppi strumentali tutti al femminile, come diventerà faccenda comune dopo quel punk che le nostre eroine anticipavano di un battito di ciglia.

Ma… le canzoni? Rock stradaiolo nutrito a pop, hard e glam, cuoricini divisi fra il David Bowie versione Ziggy Stardust e i Kiss, con in repertorio cover dei Velvet (Rock’n’Roll, ovviamente) e dei Troggs (una Wild Thing però moscetta, colmo delle contraddizioni), un sacco di materiale firmato Fowley ma anche un tot di brani interamente autografi non disprezzabili nell’ambito dei canoni di riferimento. Sì, fanno proprio tanta tenerezza le Runaways, che tempera la malinconia suscitata improvvisamente dal ricordo che una di loro, la batterista Sandy West, è diventata donna ma anziana no davvero, avendoci lasciato quattro anni fa, stroncata da un tumore.

Pubblicato per la prima volta su “Il Mucchio”, n.671, giugno 2010. Joan Jett compie oggi… no, non lo dico. Avendo appena scoperto che per un sacco di tempo se n’è tolti due.

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