Come On, Kevin – I giorni gloriosi dei Dexys Midnight Runners

Dexys Midnight Runners - Too-Rye-Ay

Cara vecchia audiocassetta… Un modo economico per scambiarsi musica fra appassionati quando i prezzi degli LP in vinile erano niente affatto economici (quelli sì che costavano una cifra, altro che i CD oggi!) e che paura che si prese un’industria discografica al solito poco preveggente: tant’è che nelle mie librerie ho un sacco di album con sul retro di copertina la scritta “home taping is killing music”. D’altro canto: spendendo quanto ci voleva per comprare un 33 giri potevi registrartene una dozzina e pazienza se i suoni (esattamente come ora con gli mp3) non erano proprio una meraviglia. Prima dei bootleg legalizzati, prima del p2p, le c7 servivano pure a fare circolare incisioni dal vivo clandestine quanto ancora meno fedeli. Doveva essere il 1984 – all’esatto apice dunque di quella mia infatuazione per i Dexys Midnight Runners che l’anno dopo mi porterà a scrivere bene di “Don’t Stand Me Down”, lavoro di cui al più si può apprezzare il coraggio, non certo la riuscita – quando qualcuno mi passò la registrazione di uno spettacolo dell’82 – parigino, mi pare – di Kevin Rowland e sempre mutevoli soci. Fu allora che scoprii che, se i dischi in studio dei Dexys erano ottimi, era sul palco che il gruppo sul serio “spaccava”. Non ho più quella Sony HF (ho ancora presenti marca e modello, potete immaginare quanto lo ascoltai quel cigolante nastrino) e a farmela tornare in mente è stato il secondo dei compact che costituiscono la Deluxe Edition fresca di stampa di “Too-Rye-Ay”: occupato in larga parte da un concerto a Newcastle del giugno sempre dell’82 (e per il resto da una “BBC Session” di pochi giorni successiva) mette in un’altra prospettiva un album comunque ritenuto, giustamente, un classico e che non sarebbe uscito che qualche settimana dopo ancora. A dirla tutta lo surclassa, fra l’altro regalando una Respect (che non troverete altrove) degna di quelle di Otis e di Aretha e scusate se è poco. Se già non possedevate il secondo Dexys, è una ragione in più per mettervelo in casa. Se lo avete, vale la pena di investire su una seconda copia.

Dici Dexys Midnight Runners ma in realtà dovresti dire Kevin Rowland e stop: più che un leader un demiurgo nel senso filosofico del termine, sempre pronto a cambiare squadra oltre che schemi di gioco ed esteriorità di uno dei gruppi più inafferrabili che la storia del pop ricordi. Anche con a disposizione il doppio dello spazio che mi è stato concesso, dubito che ne avrei sprecato per dar conto del vortice di avvicendamenti caratterizzanti una vicenda cominciata nel ’78 e conclusasi nell’86, con nel perfetto centro l’apice commerciale oltre che artistico di un singolo al vertice delle classifiche su entrambe le sponde dell’Atlantico. 1978, dunque. L’anno in cui il punk da rivoluzione comincia a farsi reazione mentre un’indefinita cosa chiamata new wave prende a tradirne la lettera per cercare di salvarne lo spirito. All’incendio settantasettino il nostro eroe ha dato un contributo (quantomai minore) alla testa dei rozzi Killjoys. Alla ricerca che si rivelerà perenne di una nuova direzione e schifando una scena che gli sembra senz’anima, decide di dar vita a una creatura dedita al recupero di una musica che l’anima ce l’ha persino nel nome. I primi Dexys Midnight Runners – nella ragione sociale un riferimento obliquo (“dexy” da dexedrina) a una cultura della droga poi rigettata (salvo ritrovarsi quarantenne, il Nostro, cocainomane perso) – recuperano l’Hammond e gli ottoni della Stax ed è omaggiando un’oscura leggenda rhythm’n’blues quale Geno Washington che colgono quasi subito – il brano si chiama giustappunto Geno – un inatteso ed epocale numero uno. “Searching For The Young Soul Rebels” nel luglio 1980 estende con successo la formula per le due facciate di un LP, regalando almeno un altro paio di canzoni (Burn It Down e Seven Days Too Long) al pari memorabili. Dopo di che, non sopportandone più le egocentriche bizze, l’equipaggio abbandonava in massa la nave e il capitano si scopriva costretto, per intraprendere la nuova rotta che già aveva in mente, ad arruolare ex novo quasi tutta la ciurma. Cambio di look anche, da un guardaroba da classe operaia ispirato da Fronte del porto a uno da zingareschi straccioni.

A riascoltarli adesso, la distanza fra “Searching…” e “Too-Rye-Ay” pare assai meno marcata di quanto non sembrò al tempo, armonioso l’innesto di robusti rami folk sulla pianta pre-esistente. Primo brano in scaletta, la giocosa The Celtic Soul Brothers espone fin dal titolo un programma che al randellare dei fiati accoppia uno svolazzare di violini, confondendo felicemente Memphis con Dublino ed ecco Let’s Make This Precious, ecco il duplice omaggio di Jackie Wilson Said (meglio di quella di Van Morrison!), ecco una Until I Believe In My Soul che fa irlandesi Marvin e Curtis. Suggella l’apoteosi giocosa, pestona, slanciata, impossibilmente orecchiabile di Come On, Eileen. Poi sarà tutta discesa, con i tristi abiti impiegatizi e le seghe da Van The Man quando le seghe se le fa sul serio di “Don’t Stand Me Down”. Quindi lo scioglimento. Da uomo con un grande futuro alle spalle, Rowland darà imbarazzante spettacolo di sé soprattutto con il tragico “My Beauty”, album di cui non si sa dire se sia più ridicola una musica di un tronfio inaudito o una copertina che immortala il titolare in slippino nero e autoreggenti.

Pubblicato per la prima volta su “Il Mucchio”, n.639, ottobre 2007.

2 commenti

Archiviato in archivi

2 risposte a “Come On, Kevin – I giorni gloriosi dei Dexys Midnight Runners

  1. Visionary

    Industria discografica paurosa, part 2: “If you enjoyed this album, please help the band: get your friends to buy a copy and not tape yours”, recita il retro copertina del 33 giri degli Hoodoo Gurus “Mars Needs Guitars” 😀 E comunque grandissimi Dexys, li ho amati tantissimo. Tra l’altro (combinazione?) Too-Rye-Ay lo acquistai proprio in cassetta!

  2. marktherock

    Dunque sarò proprio il solo a ritenere “Don’t Stand Me Down” un bel disco o perlomeno uno dei fallimenti più gloriosi che la storia del rock ricordi? Ambizioso, tronfio, magniloquente, enfatico fino all’autolesionismo ma, mi spiace, un paio di canzoni (facciamo tre-quattro) da antologia ideale di qull’adorabile bastardo di Kevin, per me, ci stanno sopra là sopra

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...