Gli anti-Nirvana: il capolavoro power pop degli Weezer

Weezer - Weezer (Blue Album)

Nessun disco simboleggia e sintetizza il cambio generale d’umore che traversò a un certo punto dei ’90 il rock americano come l’omonimo esordio degli Weezer. Quello che a posteriori verrà battezzato il “Blue Album” per distinguerlo dal terzo e pure omonimo lavoro dei Californiani, il “Green Album”, e dal sesto, il “Red Album”, veniva pubblicato il 10 maggio 1994. Kurt Cobain si era infilato una pistola in bocca cinque settimane prima e, dopo quello sparo, chi aveva più voglia di nichilismo? Singolare contrappasso per un’epoca che il debutto di Rivers Cuomo e compagni vedesse la luce su DGC, dunque per la medesima etichetta dei Nirvana. Più che musicalmente, giacché sotto quell’aspetto non mancavano vicinanze (a cominciare dalla comune discendenza dai Pixies), gli Weezer si rivelavano antitesi del gruppo di “Nevermind” (e soprattutto di “In Utero”) esistenzialmente: la vita affrontata con piglio leggero e ne sintetizzava magistralmente lo “spirit” diversamente “teen” il geniale video del primo grande successo, Buddy Holly, con immagini dei ragazzi mischiate a scene tratte da Happy Days. Alla platea generalista gli Weezer piacevano subito, alla nazione alternative meno e anzi in tanti, stampa specializzata in testa, li intruppavano a torto nella terza – sfiatata e ruffiana – leva del grunge. All’uscita nel settembre ’96 di “Pinkerton” il linciaggio mediatico sarà montato a tal punto da danneggiare le vendite e indurre un giornale di solito buonista, e assolutamente mainstream, come “Rolling Stone” a eleggerlo peggiore disco dell’anno. Bizzarramente, nei ben cinque anni di attesa per il successore gli Weezer godranno invece di una costante rivalutazione e i 2000 li vedranno passare di trionfo in trionfo.

Se rivisitato con il senno e le prospettive del poi “Pinkerton” non sembra né l’obbrobrio di cui si disse né il mezzo capolavoro che in tanti hanno celebrato ultimamente, l’esordio dei Losangeleni si conferma ascolto dopo ascolto il capolavoro quasi intero di power pop rivisitato che parve da subito a chi lo affrontò senza pregiudizi. Sforbiceresti magari di qualche minuto una conclusiva Only In Dreams tirata troppo in lungo, ma il resto è perfetto, dalla collisione fra riff granitico e melodia morbida di My Name Is Jonas a una In The Garage alla Green Day, passando per una No One Else ramonesca, per una Undone nirvaniana con moderazione, ovviamente per la scanzonata quanto energica Buddy Holly. Qualche perplessità, nel contesto del solito ottimo remastering tipico di OMR, per il volume singolarmente basso al quale è stato pressato il silenziosissimo vinile.

Pubblicato per la prima volta su “Audio Review”, n.346, settembre 2013.

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5 commenti

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5 risposte a “Gli anti-Nirvana: il capolavoro power pop degli Weezer

  1. Temo di dover instaurare un’altra querelle stile Cars, Eddy: il disco-simbolo di cui parli in apertura non è “Pinkerton”, ma “Dookie”. E le copie vendute sono lì a dimostrarlo.

    • Il disco di cui parlo in apertura è ovviamente “Weezer”. Quasi sette milioni di copie vendute nel mondo, di cui poco meno della metà nei soli Stati Uniti. E sarà anche vero che è un terzo di quanto totalizzato da “Dookie” (peraltro uscito con Cobain ancora fra noi), ma è non meno vero che parliamo di cose completamente diverse.

      • Sì, scusa, intendevo l’omonimo. Però “Dookie” è per il punk californiano ciò che “Nevermind” è stato per il rock indipendente in generale, mentre gli Weezer erano bravi ma prescindibili comprimari, gente che indicava una delle vie possibili né più né meno di, non so, i Rage Against The Machine, i Pavement o i Royal Crown Revue. Tutte ipotetiche risposte alla domanda “e adesso?”. Il successo dei Green Day, invece, è speculare a quello dei Nirvana e simboleggia una specie di passaggio di consegne tra la parte “problematica”, dal punto di vista creativo ma anche esistenziale, dell’indie rock americano e quella più legata ai suoni strettamente punk ma anche, e nel contempo, solare e politicamente consapevole.
        In questo senso intendo che è “Dookie” la fotografia del cambio di atmosfera. Gli Weezer sono bravi ma non hanno cambiato la vita a nessuno, credo.

  2. TheWorst

    “Gli Weezer sono bravi ma non hanno cambiato la vita a nessuno, credo.” Purtroppo! Se avessi ascoltato + Weezer e meno Nirvana fra i 25 e i 30 me la sarei passata probabilmente con più energia ed ottimismo.

  3. Giustamente per trovare un opposto ad un gruppo pieno di angoscia come i Nirvana è bene sceglierne uno leggero leggero come i Weezer.

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