Esquerita (Vive le rock’n’roll)

Esquerita

Fatti in ordine sparso su Esquerita, al secolo Steven Quincy Reeder, detto Eskew e noto anche come S.Q. Reeder, The Magnificent Malochi, Mark Malochi e Fabulash: fu colui che insegnò a Little Richard a essere Little Richard; fu “scoperto” dal chitarrista di Gene Vincent e portato alla Capitol da Vincent stesso; i Jordanaires, il leggendario gruppo vocale di Elvis Presley, si ritrovarono a cantare in due suoi brani perché erano in città per partecipare al funerale della mamma del Re; Dr. John ha suonato per lui e lui suonò con Jimi Hendrix quando il chitarrista di Seattle era un signor nessuno che per vivere si arrangiava registrando cover di… Little Richard; Adam Ant gli dedicò una canzone su Vive le rock; l’ex-Clash Mick Jones intitolò Esquerita un brano incluso in “Tighten Up Vol.88” dei Big Audio Dynamite. Era il 1988 e l’affettuosa dedica giungeva postuma, essendosene andato il nostro uomo due anni prima, non ancora cinquantunenne, stroncato dall’AIDS. In gita a New York, invano cercherete la tomba di un eroe fra i più sfigati, e per certo il più sgargiante, della storia del rock’n’roll, che moriva povero e in quanto tale veniva sepolto nel Potter’s Field, il camposanto degli indigenti. Qualche tempo prima lo avevano visto lavare vetri di automobili a un incrocio di Brooklyn, vestito come se stesse per affrontare un palcoscenico. E, gente, come si vestiva Esquerita per andare in scena nessuno aveva mai osato prima, glam rocker prima del glam rock, Elvis a Las Vegas se a Las Vegas Elvis avesse frequentato i club gay, Prince quando Prince non era nemmeno un pensiero nella testa dei suoi genitori. Ma vi pare possibile che un personaggio così sia stato dimenticato? Spesso nemmeno un trafiletto, al più una nota a pie’ di pagina nelle narrazioni sulla popular music. Forse lo avevate sentito nominare e però… alzi la mano chi ha in casa un suo disco… Ecco… Spero che a rifare la domanda prossimamente si alzi qualche mano in più.

È da alcuni mesi disponibile un’eccellente ristampa in digitale – oltretutto rimpolpata da otto preziose bonus – di quello che fu nel 1959 il primo album del Nostro e rimase l’unico. Non contando naturalmente le antologie, uscite numerose nell’arco dei decenni ma immancabilmente in tirature minuscole che hanno fatto presto di ciascuna di esse una rarità. Affrettatevi allora, giacché c’è da presumere che non avrà sorte diversa questo CD che è l’ennesima gemma black regalataci nell’ultimo anno da una benemerita quanto fantomatica Hoodoo Records. Fantomatica a volere essere eufemistici, visto che non ha un sito e nei libretti non c’è uno straccio di indirizzo. Libretti che per inciso sono mediamente assai ben fatti ma con sempre la stessa firma in calce ed è una firma di cui, guarda un po’, su Internet non si trova traccia. Si trovano in compenso ampie porzioni di testi che suonano stranamente familiari e… devo aggiungere altro? Grazie in ogni caso alla Hoodoo. Chiunque sia.

Ma tornando a Esquerita… Si sa poco (di certo, perlomeno) di costui e molto di quel poco proviene dalle note di copertina che vergava nel ’90 Steve Kolanjian (sì, lui esiste) per l’unica, omonima raccolta major del Nostro. Si sa che nasceva a Greenville, South Carolina, nel 1935; che imparava a suonare il piano da autodidatta e a nove o dieci anni lo padroneggiava abbastanza da potere accompagnare le funzioni religiose in una chiesa battista; che lasciava il liceo per unirsi a un gruppo gospel, gli Heavenly Echoes, con cui nel ’53 realizzava la sua prima incisione discografica; che presumibilmente nello stesso anno si imbatteva per la prima volta (nel bagno di una stazione di servizio e non erano lì per pisciare) nell’a più riprese nominato Little Richard, che già aveva un contratto discografico ma non ancora l’estetica e il sound che lo renderanno famoso. Rubati in toto a Esquerita, avrà sempre l’onestà di dichiarare il Penniman, anche se va detto che entrambi presero parecchio da Billy Wright, un cantante rhythm’n’blues georgiano piuttosto popolare nel Sud negli anni ’50, smaccatamente omosessuale e con una acconciatura alla pompadour che Little Richard eguaglierà, Mr. – o Mrs. – Reeder raddoppierà. Era proprio Wright a raccomandare Little Richard alla RCA laddove sarà – abbiamo visto – Gene Vincent a raccomandare Esquerita alla Capitol. L’uomo di Be-Bop-A-Lula era stato messo sotto contratto con la speranza di trovarsi fra le mani un secondo Elvis, Esquerita sarebbe dovuto essere – ovviamente – “il nuovo Little Richard”: paradosso clamoroso trattandosi invece dell’articolo originale, sfortunatamente affacciatosi con grande ritardo a una ribalta importante e tuttora scambiato da tanti, fra i pochi che lo conoscono, per un imitatore. I 45 giri non vendevano nulla, il 33 qualcosa di meno e il treno per la gloria era perso per sempre (fingerà di fermarsi di nuovo nel ’63, quando il Nostro registrava per la Motown quattro brani rimasti inediti). Ci si chiede perché e l’unica risposta possibile è: gli difettarono una Tutti Frutti, una Long Tall Sally, una Good Golly Miss Molly. Ci tocca accontentarci, fra una Hey, Miss Lucy che saltella esultante e una Maybe Baby che per certo i Beatles ascoltarono, di una Believe Me When I Say Rock & Roll Is Here To Stay degna di cotanto titolo.

Pubblicato per la prima volta su “Il Mucchio”, n.679, febbraio 2011.

5 commenti

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5 risposte a “Esquerita (Vive le rock’n’roll)

  1. Ammetto di non aver conosciuto Esquerita fino alla lettura di questo articolo. Grazie, quindi.
    Ho l’impressione che con un abile sceneggiatore se ne potrebbe trarre un altro, e forse più esaltante, “Searchin’ For Sugar Man”.
    Considerazione a parte: che vite quelle dei primi eroi del rock ‘n’ roll! Non ce n’è una che non lasci stupefatti, per una ragione od un’altra.

  2. Il titolo dell’album che consigli è “Vive Le Rock’n’Roll” ?

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