Julian Casablancas + The Voidz – Tyranny (Cult)

Julian Casablancas + The Voidz - Tyranny

Anche i ricchi piangono, o quantomeno anche i ricchi derivano dalla loro condizione qualche inconveniente, essendo uno l’essere invidiati e un altro il non venire presi sul serio quando azzardano mosse spericolate. Diciamocelo che la caduta dalla grazia degli Strokes non ha provocato a nessuno soverchio dispiacere, che era difficile da mandar giù che la band che a inizio anni 2000 si era presentata con uno degli ultimi grandi album di rock’n’roll classico, “Is This It”, fosse una congrega di figli di papà. Non lo si poteva tollerare e che con i dischi successivi sia venuto meno il favore della critica (e con esso e più di esso quello del pubblico più avvertito) e che le vendite si siano dimezzate e poi di nuovo (non ingannino i piazzamenti in classifica) è parso quasi un atto di giustizia. Allo stesso modo qualcuno ora penserà che sì, con questo secondo album in proprio il cantante Julian Casablancas ha inscenato uno dei più grandiosi suicidi commerciali di sempre e però potendoselo permettere, essendo ricco e lo era già di famiglia, prima di diventare una rockstar.

Ci sta. Il che non toglie che all’ascolto “Tyranny” induca, oltre che parecchia irritazione, una certa ammirazione per un artista che vive evidentemente in un mondo suo, in cui ha un senso fare uscire un singolo di undici minuti incerto fra cabaret, synth pop e hard tamarro e che è epitome di un fragoroso caos in cui si confondono, con un missaggio oltre l’abrasivo, thrash metal e colonne sonore horror, beat hip hop, melodie mediorientali, percussioni africaneggianti e quant’altro. Avventuroso quanto inascoltabile e valga come ulteriore esempio (almeno dura solo due minuti e mezzo) Business Dog: un assalto punk che suona come cinque canzoni diverse suonate contemporaneamente dai cinque Voidz.

Pubblicato per la prima volta su “Audio Review”, n.357, novembre 2014.

1 Commento

Archiviato in archivi, recensioni

Una risposta a “Julian Casablancas + The Voidz – Tyranny (Cult)

  1. matteo

    Come si fa a non voler bene ad “..un artista che vive evidentemente in un mondo suo, in cui ha un senso fare uscire un singolo di undici minuti incerto fra cabaret, synth pop e hard tamarro..”.
    E poi è vero, fosse stato opera del disgraziato di turno, il “..fragoroso caos in cui si confondono, con un missaggio oltre l’abrasivo, thrash metal e colonne sonore horror, beat hip hop, melodie mediorientali, percussioni africaneggianti e quant’altro..” sarebbe stato accolto come rappresentazione di qualche imprecisato disagio o rappresentazione del caos moderno (o chennesò io).
    Solo perché opera del ricco Julian, questa caciara di disco, la scelta dell’autoproduzione, l’artista che fa quello che gli piace, la critica al capitalismo occidentale (addirittura?), sono solo vezzi, capricci, pose..

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...