Earth – Primitive And Deadly (Southern Lord)

Earth - Primitive And Deadly

Sublime paradosso: gruppo la cui musica da sempre si muove su scansioni dal lento al più lento ancora al semplicemente bradipico, gli Earth sono invece costanti e svelti nel loro riposizionarsi senza posa. Come dire che non li ritrovi mai dove li avevi lasciati al giro prima, come dire che ogni volta che metti su un loro disco nuovo risulta altro rispetto a quel che ti aspettavi. Esaltato dal precedente “Angels Of Darkness, Demons Of Light II”, raccontavo qui la mia relazione complicata con Dylan Carlson e variabili soci, storia partita con il piede sbagliato in quei primi anni ’90 scanditi da album tanto influenti quanto almeno allora per me indigeribili, mastodonti di drone metal che solo una casuale congiuntura spazio-temporale faceva collocare in area grunge. Felice sconcerto nel ritrovarli due decenni dopo alle prese con una sorta di post-folk con in comune con gli Earth che ricordavo giusto un certo gusto ossianico. Stregato, percorrevo qualche passo all’indietro ed era uno strabuzzare d’orecchie, per così dire, dinnanzi al desertico post-rock (Bill Frisell ospite!) di “The Bees Made Honey In The Lion’s Skull” e all’Americana pur gotica con tendenza al doom di “Hex: Or Printing In The Infernal Method”. “Primitive And Deadly” avrebbe potuto essere più plausibilmente il successore di quest’ultimo, che risale al 2005, che non dei due volumi di “Angels Of Darkness, Demons Of Light”.

Che si tratti di tutt’altra musica rispetto a quelli, che gli amplificatori siano stati riaccesi, che Carlson (come dichiarato in un’intervista fra il serio e il faceto) in seguito a una crisi di mezza età abbia recuperato le frequentazioni metal di una giovinezza debosciata provvede subito il riff quietamente squassante del blues very psych & very heavy Torn By The Fox Of The Crescent Moon a chiarirlo. Peregrinazione estatica in catacombe illuminate a tratti da un sole i cui raggi penetrano attraverso squarci nelle volte crollate, i suoi quasi nove minuti sono come una intro agli otto del western sabbathiano scandito da cadenze processionali There Is A Serpent Coming, alla voce Mark Lanegan ed è il primo brano non esclusivamente strumentale degli Earth da cinque album e diciotto anni in qua. Lanegan tornerà nella chiusa sempre di nove minuti di Rooks Across The Gate, fra elettriche in ogni senso elementari, acustiche battenti e un balenare di moog, finale atmosferico dopo gli abbondanti undici minuti di collusioni fra minimalismo doom, florilegi di wah wah e bordoni all’acido lisergico (canta Rabia Shabeen Qazi) di From The Zodiacal Light e i quasi dieci giocati su due accordi e un feedback sapientemente modulato di Even Hell Has Its Heroes. Un’altra caratteristica, ecco, accomuna tutti gli Earth dalle origini ai giorni nostri oltre al procedere in moviola: che ciascun loro brano si prende il tempo che ci vuole – tanto – per trovare adeguato sviluppo.

Detto che nella playlist di fine anno “Primitive And Deadly” ci sarà di sicuro, al momento non so ancora in che posizione si collocherà. Ma se dovessi provare a fare una classifica dei dischi che ho ascoltato di più nel 2014 sarebbe probabilmente primo.

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1 Commento

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Una risposta a “Earth – Primitive And Deadly (Southern Lord)

  1. Bravo Venerato! Piace moltissimo anche a me !

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