Allah-Las – Worship The Sun (Innovative Leisure)

Allah-Las - Worship The Sun

I miei anni ’60 sono stati gli anni ’80. Cominciavano nel 1984, quando i R.E.M. pubblicavano “Reckoning”, i Dream Syndicate “Medicine Show”, gli Smiths esordivano a 33 giri (perché sì, si esordiva ancora “a 33 giri”) e nello scaffale delle offerte di Rock & Folk raccattavo a due lire i volumi 9 e 10 di “Pebbles” e li mandavo a memoria. Naturalmente e per quanto con tanti buchi nelle discografie avevo già in casa un bel po’ di anni ’60 – i Velvet, i Doors, i Byrds, gli Stooges, i Jefferson, Hendrix, i Beatles, gli Stones, i primi Pink Floyd – ma era allora che mi rendevo conto che quel decennio (quel mezzo decennio) in realtà aveva offerto tanto di più e che valeva la pena di esplorarlo approfonditamente (trent’anni dopo non ho ancora smesso). Era il Paisley Underground a farmi arrendere all’evidenza che il punk non era stato un Anno Zero prima del quale solo Lou e Iggy. Ed era grazie al Paisley e alla concomitante voga neo-garage se la prima seria ondata di ristampe (se era su Edsel si acquistava: punto) riportava nella disponibilità degli appassionati dischi di cui in precedenza si era al massimo favoleggiato, dai Moby Grape e dai Kaleidoscope in giù. Andava tutto di pari passo. Compravi i Plasticland e di conseguenza i Pretty Things perché i primi si dichiaravano devoti dei secondi e – toh! – i secondi li avevano appena riediti. Partivi dai Chesterfield Kings e arrivavi alla Chocolate Watch Band, i Nomads ti facevano scoprire gli Standells e così via. I miei anni ’60 sono stati gli anni ’80 e negli anni ’80 un gruppo come gli Allah-Las mi avrebbe cambiato la vita.

Più californiani di una tavola da surf, più losangeleni dell’insegna di Hollywood, gli Allah-Las si sono letteralmente formati dentro un negozio di dischi (tre di loro lavoravano da Amoeba) e che certi dischi se li siano studiati per bene è evidente dai loro, di dischi. L’omonimo debutto in lungo, una faccenda di due anni fa, prometteva e “Worship The Sun” mantiene anche più di quanto fosse lecito aspettarsi. E se volete chiamarli revivalisti fate pure, ma prima puntate l’unica traccia non autografa di questo nuovo album, la tredicesima di quattordici, e ditemi se riletta da loro l’oscura No Werewolf – che fu dei Frantics: 1960, addirittura – non sa di krautrock quasi più che di surf. Revivalisti? Non più di quanto non lo siano Jonathan Wilson o i TV On The Radio (o non lo fosse LCD Soundsystem) e parecchio meno, per dire, delle Savages. Gli Allah-Las sono innamorati degli anni ’60 (e degli ’80) ma rifuggono la copia conforme, smontano, mischiano e riassemblano con gusto, estro e joie de vivre. Nell’attesa di scrivere grandi canzoni per intanto sanno già regalarne di deliziose. Come una De vida voz che trapianta la chitarra di Johnny Marr sul corpo dei Love ed è incipit da innamoramento subitaneo. Se Artifact rimanda con una certa spudoratezza al classico della Chocolate Watch Band Are You Gonna Be There e da Every Girl ti aspetteresti che spunti la voce del giovane Jagger, Buffalo Nickel incrocia gli Zombies con i Beach Boys e 501-405 mischia dna Dylan e Barrett. Se Nothing To Hide evoca i Turtles Yemeni Jade rimanda ai Felt e Follow You Down potrebbe confondersi in un ideale “Best” dei Brian Jonestown Massacre. La gemma più lucente è Better Than Mine, che sono i Byrds country forse meglio di quanto i Byrds country non siano mai stati. Negli anni ’80 un gruppo come gli Allah-Las mi avrebbe cambiato la vita. Oggi mi fa contento di esserci ancora, di respirare musica, di vivere per la musica. E a culo tutto il resto.

12 commenti

Archiviato in recensioni

12 risposte a “Allah-Las – Worship The Sun (Innovative Leisure)

  1. Gian Luigi Bona

    Nel 1984 eri da Rock & Folk a cercare Peebles e i Dream Syndacate ???
    ci siamo incontrati di sicuro visto che negli stessi anni bazzicavo non solo lo stesso negozio ma anche gli stessi scaffali !!!!
    Grazie ai prodigi di Spotify sto ascoltando anch’io questo disco e mi vedo con 30 anni in meno sul groppone che metto questo vinile sul piatto. Poi lo giro e cambio lato, eh si, all’epoca si cambiava lato !
    Gran bel disco, devo prendere il vinile !

  2. marktherock

    …e nel 1982 ditemi che scendevate al piano di sotto in Via Rattazzi, vi prego (anche se so già che la risposta è sì) PS: ma santiddio, esce un disco nuovo di uno di quei due-tre gruppi dell’attualità che mi fanno ancora dire che non tutto è finito e io non ne so niente? ma dove vivo?

  3. marktherock

    eddy, visto che sì, si comprava Edsel sempre e comunque, visto che anch’io dopo trent’anni non ho ancora smesso di cercare pepite sixties, così per curiosità: cosa riesci speleologicamente ancora a scoprire di quell’epoca di cui tu non abbia per esempio parlato nei Pikkoli Rinfreski Elettrici? faccio nomi che certo non sono scoperte, ma chessò Music Emporium? Sir Douglas Quintet? Gonn? Kak? o bisogna andare in Olanda (Outsiders…ma poi?) o in Danimarca (The Savage Rose…e questi chi li aveva mai cagati?) E magari far ripartire proprio sul blog una nuova edizione per affezionati dei Rinfreski?

    • Giancarlo Turra

      Kak splendidi !!!!!!

    • I Rinfreski giravano intorno alle diecimila battute e a salire, talvolta venti e più raramente di più. Non roba da scrivere ex novo per il blog, insomma. Quel che posso pensare è di buttarne giù un altro po’ e poi raccogliere il tutto in un volume. La chiusura di quella rubrica – un po’ derivante dal fatto che il SIB non voleva più presenze fisse di quel tipo sul giornale, un po’ da un mio momento di stanchezza – con il senno di poi si è rivelata molto intempestiva. Perché si dà il caso che esattamente DOPO io abbia cominciato ad avere accesso a un’enorme quantità di materiali scritti che mi avrebbero fatto penare assai meno se reperiti in precedenza e che in ogni caso mi avrebbero consentito di portarla avanti non dico indefinitivamente ma quasi. Per dire: il Music Emporium è nei miei scaffali credo dall’86, ma non avevo ciccia intorno a cui imbastire una storia.

      • Giancarlo Turra

        Un volume di quel genere sarebbe la manna. Lisergica, ovviamente.

      • marktherock

        diciamo pure che sarebbe il caso di prenotarne fin d’ora due copie, quella da compulsare continuamente sul comodino e quella da mettere in libreria nello scaffale dei preferiti

  4. giuliano

    Il primo è ancor più bello, a mio parere. Gli Allah-Las si guardano indietro in maniera studiatissima, filtrano con consapevolezza, si avverte una stratificazione densa nella apparente leggerezza del suono. E’ un manierismo applicato con intelligenza. Manieristi nel senso nobile del termine, gli Allah-Las. Sono contento, VM, che tu li abbia segnalati.

  5. Anche se devo a questo post, e quindi all’accortezza e alla cortesia di Eddy, la scoperta degli Allah-Las e la conseguente indagine dei loro dischi, mi associo a te nel giudicare più bello il primo album, che è più jangly e “spontaneo” nel dispiegare apertamente le influenze Sixties, ciò che me lo rende preferibile rispetto a quest’ultimo, più maturo e appena più personale nell’amalgamare le influenze, ma giustappunto contenente meno richiami a quei suoni classici, jingle jangle in testa. “Manieristi intelligenti” è una definizione perfetta; complimenti pure (prima a VMO e agli Allah-Las) a te, giuliano.

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