Il giorno in cui i Sisters Of Mercy assassinarono la new wave

Non rammento se compilando per “Extra” la famosa/famigerata lista dei “100 album da evitare” il nome dei Sisters Of Mercy saltò mai fuori. Probabilmente no e non me ne stupisco, perché credo che fossimo tutti ben consci che, se mai qualcuno avesse osato proporli, Federico Guglielmi si sarebbe fieramente opposto.

The Sisters Of Mercy - Floodland

Poco d’altro può raccontare e simbolizzare la follia spendacciona, la smania di grandeur di certi anni ’80, meglio di This Corrosion, il magniloquentissimo singolo che fungeva nell’87 da biglietto da visita per i Sisters Of Mercy Mk II, quelli mero paravento per la carriera solistica del leader Andrew Eldritch. Per la registrazione di un brano si spendeva il già generoso budget, cinquantamila sterline, stanziato dalla WEA per tutto un album e ad altrettanto ammontava il conto del video promozionale. Completare “Floodland” non costerà in proporzione, ma nemmeno si baderà troppo allo spicciolo, e nonostante si fosse in un tempo in cui i dischi si vendevano eccome serviranno due anni solo per ripagare i costi di un LP nei Top 10 UK e con tre 45 nei Top 20. Sarebbero bastate poche settimane se il singolo fosse decollato negli USA, come probabilmente si aspettavano alla casa discografica. Ricordo bene: io stesso ci avrei scommesso qualunque cifra e non perché This Corrosion mi entusiasmasse, tutt’altro. Canzone in ogni caso a suo modo unica, che non avevi bisogno di scoprire prodotta da Jim Steinman per accostarla subito a Meat Loaf e sì, per quanto mi riguarda la new wave è morta il giorno in cui Andrew Eldritch entrò in una sala d’incisione con un coro di quaranta elementi. Chiamateli Wagner rock, se vi va, questi undici minuti (nella versione approntata per “Floodland”; paradossalmente quella su mix durava meno di nove) di ritmica danzabile, chitarre tamarre, voci debordanti. Il confine fra l’epico e il ridicolo può essere sottilissimo e This Corrosion lo sfonda con la grazia del proverbiale elefante in cristalleria. Ciò detto: ammetto che con gli anni ha preso a suscitare in me un certo divertimento e che il dubbio che lo stesso autore non si prendesse sul serio si è fatto forte.

“Floodland” resterà per sempre il disco di This Corrosion, sistemata in apertura di seconda facciata, e dell’analogo – ma in un’accezione decisamente più oscura e financo lugubre – dittico Dominion/Mother Russia che inaugura la prima. Ne resta schiacciato il resto di un programma che include brani molto diversi quali un’ipnotica/sacrale Flood I, la ballata pianistica 1959, una sognante Never Land. Fra l’altro quelli meglio riprodotti da questa ristampa Mobile Fidelity che fa inevitabilmente i conti con un minutaggio troppo alto sul secondo lato perché la dinamica non paghi dazio. Sarebbe costato certo molto di più, ma il beneficio a livello di suoni sarebbe stato al pari vistoso, dividere l’opera su due vinili. Più che mai avrebbe avuto un senso.

Pubblicato per la prima volta su “Audio Review”, n. 358, dicembre 2014.

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1 Commento

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Una risposta a “Il giorno in cui i Sisters Of Mercy assassinarono la new wave

  1. DaDa

    Forse i sisters of mercy sono morti quando hanno pubblicato il loro primo LP, il cui titolo ( First and last and always) annunciava la cosa. Beninteso, è stato un grande disco, che all’epoca hoi consumato di ascolti, ma la collezione di grandi singoli ad esso precedente ( bellissime le cover !) rappresentava meglio la nascita e la decadenza della musica dark. Non sono mai riusciti ad eguagliare un brano come Temple of Love.

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