Il romanzo tragico e la voce prodigiosa di Jackie Wilson

Jackie Wilson moriva un 21 gennaio, quello del 1984. Non aveva che quarantanove anni, ma già da nove viveva una vita di quelle che ti fanno desiderare la morte. Chissà quanto consapevole di essere in un certo qual senso immortale.

Jackie Wilson

Vita sfortunata (sebbene con l’immortalità come approdo) e incredibile, quella di Jackie Wilson, e ancora più incredibile è che Hollywood non ne abbia ancora tratto un film per il quale il materiale sarebbe persino troppo: da una prima giovinezza divisa fra il tirar di boxe ad alto livello (la musica sottrasse un campione a quell’altra nobile arte) e l’idolatria per un cantante alla sostituzione di quello stesso cantante nel complesso di cui era la vedette, da un principio di carriera solistica travolgente – isteriche le reazioni del pubblico e in particolare di quello femminile, culminate nel 1961 in un celebre incidente: preso a pistolettate da un’ammiratrice, Wilson restava in coma per venti giorni – a un drammatico declino di popolarità. E poi, quando pareva che una rinascita fosse alle porte, il collasso nel 1975 durante un concerto che lo precipitava in un secondo coma durato mesi, dai cui nefasti effetti non si sarebbe mai completamente ripreso. Riacquistava la parola solo nel 1983 e il 21 gennaio dell’anno dopo moriva, non ancora cinquantenne. Che beffa crudele per lui e per il mondo che quella voce prodigiosa, capace di redimere o quasi la canzonetta più banale e pesantemente orchestrata, sia stata la prima ad andarsene, di molto anticipandolo.

L’altra grande tragedia della vita di Jackie Wilson, che lasciava il pugilato nel 1952, nel 1953 veniva chiamato a rimpiazzare Clyde McPhatter nei Dominoes e nel 1956 si metteva in proprio, subito baciato da un successo che toccava l’apice nel 1958 con i quattro milioni di copie venduti da Lonely Teardrops, è che assai raramente i dischi (mai un LP e dire che ne pubblicò a decine) sono stati all’altezza di una presenza scenica almeno pari a quella di tal James Brown (altro boxeur: qualcosa dovevano avere imparato al riguardo sul ring) e di una voce dall’estensione eccezionale, adatta al più spigliato dei ballabili come alla più seducente delle ballate. Ricadono quasi tutti nella prima categoria i brani che meglio si sono conservati e che al nostro orecchio con poca pazienza per gli arrangiamenti debordanti giustificano una reputazione ulteriormente eternata da omaggi come quello memorabile di Van Morrison (Jackie Wilson Said, su “Saint Dominic’s Preview”, 1972): da Reet Petite, affettuosa parodia dell’Elvis più sfrenato redatta da Berry Gordy nel 1957 (i proventi mattoncino d’angolo dell’edificio che si chiamerà Motown), al doo wop’n’roll di I’ll Be Satisfied del 1959, dal bluesone Doggin’ Around del 1960 all’impossibilmente esuberante Your Love Keeps Lifting Me (Higher And Higher) del 1967, cioè di quando già la china si era fatta discendente. Senza nulla togliere al romanticismo di strada di Lonely Teardrops, a una serenatona quale To Be Loved, all’alata Whispers (Gettin’ Louder), a una I Get The Sweetest Feelin’ preconizzante il Philly Sound e non a caso cofirmata da Van McCoy. Splendide canzoni che si apprezzano più in un’antologia ben congegnata che in un album (diversi sono stati ristampati in digitale con l’attraente formula del due su uno), in cui si perdono fra altre simili ma di valore inferiore, troppo pop (più che bianco in candeggina) e persino qualche escursione simil-operistica: versione minore e fuori tempo massimo di Nat King Cole o, se preferite, un Sam Cooke intrappolato per sempre e con un repertorio non all’altezza al Copacabana.

Pubblicato per la prima volta in Soul e Rhythm & Blues – I classici, Giunti, 2004.

2 commenti

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2 risposte a “Il romanzo tragico e la voce prodigiosa di Jackie Wilson

  1. marktherock

    io ho il banalissimo doppio cd (48 brani) “The Jackie Wilson Story”, che personalmente consiglierei di metterselo in casa anche al mio peggior nemico. Eddy, esiste invece un live che fotografi i suoi anni ruggenti, che non sia quello già un pò edulcoratodi Live at The Copa, visto che è del primo Satana Nero che si sta parlando? Per capirci, un equivalente, da all-nite party, di Live At The Harlem Square ? Grazie anticipate

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