Richard Thompson In The Box

Richard Thompson - Live At The BBC

Monsieur Jacques de la Palice non avrebbe saputo esprimere meglio il concetto: arduo confezionare un’antologia di grandi successi di Richard Thompson, osservava un recensore di “Watching The Dark”, non avendone costui mai avuti di grandi successi. La tripla raccolta in questione era la prima a tentare nel ’93 di offrire un plausibile ritratto d’assieme di un artista che, allora quarantaquattrenne, incredibilmente già aveva una carriera venticinquennale alle spalle e più o meno una trentina di album all’attivo. Ci provava dando un colpo al cerchio e uno alla botte: recuperando qualcosa dal catalogo dei Fairport Convention ma non troppo, non dimenticando per strada alcuna delle canzoni (relativamente) più note ma di talune offrendo versioni alternative, tenendo conto ma fino a un certo punto che è dal vivo che il chitarrista di Notting Hill offre da sempre il meglio di sé, regalando abbastanza inediti da attirare il collezionista ma non in un numero tale da oscurare il corpus principale di un’opera fantasticamente ricca di qualità oltre che in quantità. Da allora erano usciti altri due box e puntavano direzioni antipodiche: il primo – “RT: The Life And Music Of Richard Thompson” – si indirizzava nel 2006 all’esegeta più maniacale, proponendo una sorta di storia alternativa (cinque CD e nemmeno un brano proveniente dalla discografia “ufficiale”) del nostro eroe; il secondo – “Walking On A Wire” – azzardava nel 2009 una replica variata ed espansa (essendosi nel frattempo ampliato a dismisura il repertorio in cui pescare) di quel “Watching The Dark” di cui sopra. Ammesso si possa così definire un quadruplo con settantuno tracce in scaletta, è la migliore scorciatoia disponibile per chi, senza troppo impegnarsi (!), desiderasse mettersi in casa giusto l’indispensabile del Thompson. Senza contare i Fairport, eh? E però ci sono quei tre, quattro, cinque, sei titoli che egualmente resterebbero consigliabili a chi volesse appena appena approfondire e per non citarne che uno: come può una qualsiasi basilare, basilarissima collezione di rock fare a meno di “I Want To See The Bright Lights Tonight”? Pubblicato nel 1974 e primo di sei LP dei quali il Nostro divise la titolarità con l’allora moglie Linda.

Dallo scorso 21 giugno è in circolazione un quarto cofanetto di Richard (“Featuring Linda”, si dichiara correttamente quanto ammiccantemente), un “Live At The BBC” (Universal) composto (si noti bene: senza sovrapposizioni) da tre CD e un DVD, testimonianze più stagionate del gennaio ’73, più recenti del gennaio 2009. A chi raccomandarlo, oltre che al cultore di stretta osservanza? A tutti quelli che non possiedono tutto quanto ha dato alle stampe Richard Thompson ma una decina di centimetri di scaffale occupati dalle sue opere nondimeno li vantano. A chi non si precipita ad acquistare o a ordinare (dal ’95 sussiste una produzione parallela a quella principale di lavori disponibili solo sul sito dell’artista) ogni nuova uscita ma invariabilmente si porta a casa qualunque articolo gli passi fra le mani a buon mercato. Basta che abbia prima ben presente che, rispetto a una discografia in studio in cui (fanno eccezione nella quasi quarantennale saga appena un paio di episodi) i brani elettrici costituiscono una netta maggioranza, qui il programma è viceversa sbilanciato verso l’unplugged e per di più alone. Da metà del secondo dischetto in poi il Nostro è sempre solo, benché non necessariamente con un’acustica a tracolla, e per il fruitore non di madre lingua l’ascolto può farsi alla lunga ostico. Ci si diverte parecchio di più in una prima parte di scaletta stupendamente varia e spumeggiante. Tutto un primo CD (incisioni dal ’73 all’82) in cui Linda è sovente mattatrice e si passa da una The Little Beggar Girl favolistica al rock-blues a un centimetro dall’hard di Back Street Slide, da un medley medioevaleggiante alla cantilena rock’n’roll Hokey Pokey, da una I’m Turning Off A Memory evidentemente in scia a The Band a una New Fangled Flogging Reel/Kerry Reel chiaramente in anticipo sui Pogues. Ma a sorprendere chi del nostro uomo oltre ai Fairport Convention conosce solo i primi lavori con Linda sarà una prima metà di secondo disco che ricorda come a un certo punto flirtò un tot con certa new wave, ammesso che a tale voce si possano iscrivere un Elvis Costello o un Nick Lowe e allora (primi anni ’80) lo si faceva. Un mistero come non siano stati almeno dei piccoli hit brani semplicemente irresistibili quali She Twists The Knife Again, You Don’t Say, When The Spell Is Broken, Fire In The Engine Room. Per non dire di una Valerie degna dei migliori Los Lobos o di una Wall Of Death perfettamente mediana fra i Byrds e il Sir Douglas Quintet. Gemme da non farsi mancare, in queste o in altre versioni.

Naturalmente non paragonabile allo stupefacente volume di ben 168 pagine incluso in “The Life And Music Of”, il libretto di “Live At The BBC” svolge assai bene (sorvolando su due refusi imbarazzanti) il duplice compito di illustrare il prodotto e insieme una cifra stilistica che tre CD e un DVD non bastano a esaurire. Particolarmente illuminante che l’estensore Mick Houghton sottolinei come Richard Thompson non affrontò la prova del fuoco delle esibizioni nei folk club che dopo avere lasciato i Fairport. Sempre intesi da lui come una rock band, il che fa guardare alla loro vicenda da una prospettiva inusuale.

Pubblicato per la prima volta su “Il Mucchio”, n.686, settembre 2011.

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