Belle And Sebastian – Girls In Peacetime Want To Dance (Matador)

Belle And Sebastian - Girls In Peacetime Want To Dance

Girls just wanna have fun? Ci può stare, a maggior ragione se l’atmosfera in cui siamo immersi è bigia tendenza tempestoso e la vita ultimamente con te non è che sia stata gentilissima. Aveva voglia di divertirsi, presumibilmente, soprattutto Stuart Murdoch, per il quale gli anni – ben cinque; mai in precedenza uno iato sì lungo fra due album della compagine di Glasgow – che hanno separato questo disco nuovo dal precedente “Write About Love” sono risultati particolarmente faticosi, per via di una sua particolare condizione clinica. Ne avrete forse letto e in ogni caso non è interessante qui spendersi al riguardo. Meglio rispondere subito all’ovvia domanda: ma si diverte pure chi ascolta? Boh. Sì. Insomma. Abbastanza.

Gruppo da sempre piuttosto prevedibile i Belle And Sebastian, sin dacché il semiclandestino “Tigermilk” nel lontano 1996 delineava immediatamente un canone e un sound di istantanea riconoscibilità. Elementi fondanti i Love di “Forever Changes” e i Velvet “innocenti” del terzo album, i Byrds e gli Smiths, i Go-Betweens, certo Nick Drake crepuscolare ma non ancora disperato, certa Motown, certa Sarah. Naturalmente, quella scuola scozzese griffata Postcard (Aztec Camera e Orange Juice molto più dei Josef K) che tre lustri prima si era scelta, negli anni ’60, i medesimi numi tutelari. Era la quintessenza del pop da cameretta e a fare la differenza era la qualità della scrittura: stellare. Sempre. E importava poco allora, e anzi nulla, che i dischi si somigliassero un po’ tutti. Stiamo parlando di un gruppo talmente grande da rifulgere persino nei momenti più disimpegnati, da abbagliare pure con gli scarti di lavorazione e chiamo a testimonianza di ciò che uno degli articoli più riusciti del catalogo sia “Push Barman To Open Old Wounds”, una raccolta (doppia!) di brani disseminati in origine fra una marea di singoli ed EP. Un’unica volta i nostri eroi erano usciti un po’ dal seminato ma non faceva testo, siccome “Storytelling” – lì Bacharach è particolarmente sugli scudi, si frequenta la lounge, si azzarda il rock’n’roll più schietto, addirittura ci si diverte con certo erotismo all’italiana – nasceva come colonna sonora. E per quanto risulti comunque gradevole resta l’album dei Belle And Sebastian cui si può serenamente rinunciare se non si è cultori terminali. Tipo il sottoscritto.

Poco insomma a oggi poteva preparare a quanto capita di ascoltare in “Girls In Peacetime Want To Dance” dopo il depistante, scanzonato jingle jangle di Nobody’s Empire e una squillante Allie. A partire da una programmatica The Party Line fra dance e new wave (ma più dance) e continuando con una Enter Sylvia Plath clamorosamente disco (idem Play For Today, ma un po’ alla Gainsbourg e un po’ alla Arcade Fire), una Perfect Couples che si sarebbe potuta ascoltare dai Tom Tom Club, una The Book Of You melodicamente sfacciata. Quando a fondo corsa Today (This Army’s For Peace) si offre invece sognante e vagamente psych il dubbio che fino a quel momento si sia spesso scherzato viene. Non giova un minutaggio oltre l’ora, non giova una scaletta che sa di casualità e lascia l’impressione che cambiando l’ordine degli addendi la somma sarebbe cambiata eccome. Però dirlo un passo falso sarebbe troppo. Sotto media, ma la media era altissima.

7 commenti

Archiviato in recensioni

7 risposte a “Belle And Sebastian – Girls In Peacetime Want To Dance (Matador)

  1. Sciabar

    Mi sembra di capire che sia un buon disco ma decisamente lontano dal livello dei loro primi tre lp, a mio avviso dei veri must, o da
    “Push barman…” , graziosissima raccolta anche sotto il profilo estetico con il libretto contenente le copertine originali dei loro Ep.

  2. giorKo

    Caro Eddy, permettimi uno sfogo. Tra gli album più recensiti delle ultime settimane le Sleater-Kinney e i Belle & Sebastian. Ovazioni per entrambi. Il primo è un solido album di punk-rock (alla loro maniera), piacevolissimo, non un capolavoro ma non si rimane delusi dall’ascolto. Il secondo è invece una cosa, una cosa che.. lasciamo perdere le bestemmie. La critica sembra entusiasta è immune a qualsivoglia cambio di direzione: i Belle & Sebastian versione disco? No problem: operazione coraggiosa che ai “nostalgici” non piacerà. E ci credo! Ma, dico, avete sentito “Enter Sylvia Plath”? Pezzo vergognoso per la carriera di chiunque. Neanche gli Arcade Fire si sono mai spinti a tanta gratuita bruttezza. Qualche sbarbato di recensore ha affermato che è impossibile non ballare all’ascolto di quell’enormità. Qui non si vogliono riaffermare o difendere le belle contrapposizioni di qualche tempo fa ma solo erigere dei piccolissimi argini al cattivo gusto imperante. A mio modestissimo parere Sleater-Kinney disco da 7 e Belle & Sebastian disco da 3. Chi riesce a dare 8 ad entrambi è un marziano che nulla ha a che fare con la gloriosissima storia del Rock.

    • Massimo

      In effetti, fare ascoltare ad un appassionato di rock un pezzo come “Enter Sylvia Plath” è come sventolare un drappo rosso in faccia a un toro incazzato.

    • Suvvia, “Enter Sylvia Plath” non è certo bellissima ma non per questo l’album si merita un 3. Si può discutere la svolta stilistica dei B&S, però mi sembra eccessivo demonizzarli per una sola canzone. Anche in “Blues Funeral” di Mark Lanegan c’era “Ode to sad disco” (peraltro gradevole) e mi sembra che le reazioni dei cosiddetti puristi siano state generalmente positive…

      • giorKo

        Mah, sarà. Dico solo cha dai B&S non mi sarei mai aspettato una boiata del genere. Non è solo quel brano, il disco è pieno di canzoni insopportabili, modaiole e fuori dal contesto di riferimento. In altre arti dovremmo aspettarci quindi un bel cinepanettone firmato dai Cohen oppure un libro di ricette di Pynchon. Comunque, ce ne faremo una ragione. Poi, basta farsi prendere dalla magia di cui è pervaso il disco postumo appena uscito di Pops Staples e tutto torna al suo posto.

      • Sicuramente c’è un’attitudine più modaiola, ma le produzioni più recenti del gruppo pare che non vogliano accontentare a tutti i costi nemmeno i loro estimatori. Personalmente non li ritengo ancora sputtanati, anche se il confronto con i primi quattro album ovviamente non regge…

  3. Massimo

    E comunque, in generale, i Belle & Sebastian alla lunga frantumano gli zebedei, eccome se li frantumano…

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