The Church – Further/Deeper (Unorthodox/MGM Australia)

The Church - Further Deeper

Disappunto da parte mia alla notizia dell’uscita di un nuovo disco dei Church, indotto dalla consapevolezza improvvisa che da molto non ne facevo girare uno e dal ricordo di quanto mi fosse piaciuto nel 2009 “Untitled #23”. “Chissà quanti me ne sono persi”, ho pensato, solo per poi verificare che non mi ero perso nulla. Sorprendentemente per un gruppo che non aveva mai messo più di tre anni fra un album e l’altro e che dal 2002 al 2009 mai aveva mancato l’appuntamento con una prova in studio, con costanza notevole e tanto di più se si considera che Steve Kilbey e soci sono in giro dal 1980. Nemmeno in quello che il leader chiama il suo “decennio perduto” – i ’90, gli anni della dipendenza da eroina – il passo rallentò più di tanto. C’era nondimeno una ragione per un’attesa così lunga, e che ragione! Manca all’appello il chitarrista Marty Wilson-Piper, uno dei fondatori del quartetto australiano e da sempre quasi un pari del capobanda: perdita grave quanto basta da giustificare uno scioglimento e vi è chi ha rimproverato al cantante (e bassista) di non avere fatto di questo l’ennesimo (quattro solo dal 2009!) lavoro da solista. Errando: “Further/Deeper” è a tutti gli effetti un disco dei Church.

Disappunto da parte mia ai primi ascolti di un album comunque un po’ troppo lungo (oltre sessantasei minuti) per non contare che dodici tracce e apparentemente un po’ dispersivo. Passaggio dopo passaggio l’opera è parsa però mettersi a fuoco, forte di un suono al familiare incrocio fra folk-rock, pop psichedelico e new wave ma con tante di quelle variazioni sul tema da non avere ancora stancato dopo tutto questo tempo. Manca – questo sì – il pezzo alla Under The Milky Way, capace di conquistare al culto nuovi fedeli.

Pubblicato per la prima volta su “Audio Review”, n.359, gennaio 2015.

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3 commenti

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3 risposte a “The Church – Further/Deeper (Unorthodox/MGM Australia)

  1. Massimo

    Ricordo che acquistai nell’82 “The Blurred Crusade”, considerato da sempre un minore nella discografia dei Church. A me piacque e piace parecchio: bel sound chitarristico, zero elettronica, melodie che conquistavano, e quando serviva picchiavano pure. Church, Triffids, Died Pretty, Hoodoo Gurus e prima ancora Radio Birdman, Saints…certo che all’epoca l’Australia sfornava buona musica a pacchi…

  2. marktherock

    Massimo, non so quali siano le tue fonti, ma fin dai tempi della sua uscita, nella mia modestissima opininone che però credo piuttosto comune, “The Blurred Crusade” era ed è rimasto il miglior disco di Kilbey & soci, quello che riammodernava il jangle-rock dei Sessanta tramite una screziata tavolozza psichedelica e che dunque, non avendoli potuti vivere in diretta per pura anagrafe, mi costrinse ad andare alla caccia dei Byrds originali perchè non volevo proprio accontentarmi di quelli apocrifi e australiani. Per quanto, di altri dischi eccellenti sia ricca la loro discografia, prima (Of Skin and Heart) e pure dopo (il grintosissimo Heyday e il superclassico Starfish su tutti). Devo confessare di non ascoltarli più da, credo, Aura/Priest e mi pare di capire di aver fatto molto, molto male

    • Massimo

      Allora siamo già in due ad aver fatto questa cazzata. Segnalo anche un interessantissimo disco solista di Kilbey, “Unearthed”, credo dell’86, che la mai troppo rimpianta Stereodrome mandava in onda regolarmente.

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