Il 1914 nel 2014 – Tindersticks vs. Einstürzende Neubauten

Sul finire dello scorso anno, a cavallo fra ottobre e novembre, sono stati pubblicati due album per il resto assai diversi ma accomunati dall’ispirazione: la Prima Guerra Mondiale, nel centesimo anniversario del suo inizio.

Tindersticks vs Einsturzende Neubauten

Tindersticks – Ypres (Lucky Dog)

Una prima avvertenza: se vi innamoraste di Stuart Staples e soci in quei primi ’90 in cui rischiarono di diventare delle star pur sciorinando canzoni non precisamente “cheap” e nonostante fossero antipodici tanto ai coetanei del grunge che a quelli del Britpop, ma poi li avete persi di vista, non è detto che “Ypres” faccia per voi. Nello spesso opprimente scorrere dei suoi 54’13” non troverete traccia di quel sound da Bad Seeds al netto del maledettismo e che assumeva a numi tutelari Scott Walker e Jacques Brel, Leonard Cohen e Lee Hazlewood in un tempo in cui (tranne il Canadese) tutti questi nomi circolavano infinitamente meno di oggi. Se invece avete continuato a seguire il combo di Nottigham pure quando ha preso a sfornare colonne sonore dove la forma-canzone finisce in secondo piano a vantaggio di atmosfere ancora più vaporose e raffinate, una possibilità a questo nuovo disco dovreste proprio darla. Pur con la consapevolezza che – seconda avvertenza – non è per l’ascolto domestico che è stato concepito, bensì per sonorizzare le varie sezioni nelle quali si articola il museo che per l’appunto a Ypres, nelle Fiandre, commemora le centinaia di migliaia di caduti nella più sanguinosa delle battaglie della Prima Guerra Mondiale. Sono spartiti pensati per una fruizione senza soluzione di continuità, senza un inizio o una fine definiti, entrando in un qualunque punto del percorso e dirigendosi verso qualunque altro.

Ciò premesso, pur fermati in un ordine necessariamente statico promanano egualmente suggestioni tanto sobrie quanto fortissime nel loro sommesso essere mortifere. Di rock non vi è l’ombra, avrete inteso. Siamo piuttosto dalle parti di una musica neo-classica che se ha debiti li ha nei confronti di Arvo Pärt, Henryk Górecki, Sybelius. Al limite, Nyman.

Pubblicato per la prima volta su “Audio Review”, n.358, dicembre 2014.

Einstürzende Neubauten – Lament (Mute)

Per caso ma anche no, giacché cadeva nel 2014 il centesimo anniversario dall’inizio di quella tragedia, per due numeri di seguito ci si ritrova a raccontare di lavori concepiti non come dischi a sé bensì come colonne sonore di opere con al centro la Prima Guerra Mondiale: lo scorso mese toccava ai Tindersticks di “Ypres”, sonorizzazione del museo ospitato dall’omonima cittadina delle Fiandre, e ora è la volta di un album che nasce (pur essendo registrato in studio) in funzione dell’esecuzione dal vivo e da essa, dichiarano gli artefici stessi, va considerato inscindibile. Al di là di questo quasi nulla accomuna le due opere, quella da collocarsi in un ambito di classica contemporanea, quest’altra babele di linguaggi organizzata con teutonica precisione. Quando poi invece tanto condividono i titolari, dal substrato rock (ambito tuttavia che gli Einstürzende Neubauten approcciavano partendo dal rumorismo e da una industrial estrema e i Tindersticks da una prospettiva cantautorale) all’abitare un mondo plasmato da Nick Cave: datore di lavoro per Blixa Bargeld dall’83 al 2003, un’influenza cruciale per Stuart Staples e soci.

Tutto ciò premesso… Sarà fors’anche perché ho visto lo spettacolo prima di ascoltare il disco e ascoltando il disco per la prima volta mi sono reso conto che lo avevo memorizzato già, ma a me pare non solo che “Lament” stia benissimo in piedi da solo ma che sia uno degli album più riusciti degli Einstürzende. Persino un approdo ideale di un percorso che partendo dai palcoscenici distrutti a colpi di martelli pneumatici li ha visti raccattare per strada, fra un detrito urbano e l’altro, folk e rock, elettronica, musiche accademiche e la tradizione del cabaret mitteleuropeo. Poco meno che geniale nel contesto il synth-pop di The Willy-Nicky Telegrams.

Pubblicato per la prima volta su “Audio Review”, n.359, gennaio 2015.

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