Quando Van The Man era Van The Boy: Van Morrison dopo i Them

Van Morrison - Blowin' Your Mind!

Finalmente! Finalmente non mi tocca più inerpicarmi su una traballante scaletta per raggiungere nella settima e penultima fila, terzo comparto al centro della libreria grande, quella alta quasi tre metri e larga un tot di più dove conservo il sacro vinile, il 45 giri che inaugurò la carriera solistica di Van “The Man” Morrison. Esercizio cui negli ultimi sedici anni, cioè dacché raccattai il magico singoletto in un angolo di Tower Records a Londra, mi sono sottoposto giusto una volta o due al mese solo per cronica mancanza di tempo. Quando sono sicuro che un’assunzione quotidiana sarebbe l’ideale per mantenersi per sempre giovani e in buona salute, nell’anima; probabilmente anche nel corpo, visto il tuffo al cuore che mi coglie ogni volta alle prime battute e sul serio è come se il muscolo cardiaco improvvisamente si ossigenasse meglio. Avete ancora presente l’effetto che vi fece la prima volta vedere lei/lui? Preciso. Nel battito di mani e nel trillare della chitarra elettrica, nella melodia ascendente a incrociare la linea di basso, nel ritornello che deflagra dolcissimo e impossibilmente esuberante di Brown Eyed Girl è racchiusa l’eccitazione del più spensierato dei primi amori come a nessun’altra canzone pop credo sia mai riuscito. Quando poi non è nemmeno diaristica cronaca ma già ricordo e rimpianto. Non avesse inciso altro né prima – con quei Them dicitori di errebì garagistico con pochi pari – né dopo – e stiamo parlando di una carriera quarantennale fitta nella sua prima metà di capolavori, a partire dall’immortale “Astral Weeks” – il cowboy di Belfast già meriterebbe un posticino nell’Olimpo dei grandi del pop-rock. E invece tanto d’altro ha fatto e me lo ricordano, nella medesima libreria ma alcune file più sotto, diversi centimetri occupati da album del Nostro. Li conto. Sono sedici, quattordici in studio e due live. Vado a verificare e rammentavo bene: tolto quel “A Period Of Transition” su cui la diceva lunga già il titolo, è l’intera discografia di Morrison compresa fra “Astral Weeks” e “No Guru, No Method, No Teacher”, che è dell’86 ed ecco perché ho tutto in vinile e nulla in CD. Smisi di comprare un artista che ho a lungo idolatrato perché mi parve, a un certo punto, che il suo peculiare e inimitabile (per quanto in molti ci abbiano provato) soul… gaelico si stesse trasformando in un cliché, l’artefice rischiasse la parodia di se stesso che è (con qualche guizzo ogni tanto) divenuto. E ammetto con una risata che fu in fondo decisivo per il distacco l’imbarazzante retro copertina di “A Sense Of Wonder”. Perché puoi anche avere scritto due delle mie dieci canzoni preferite di sempre (l’altra è Madame George) ma a quarant’anni non puoi vestirti da Zorro.

I primi vent’anni di produzione morrisoniana, allora. Tranne un LP interlocutorio in mezzo. E il debutto. A pensarci, per un attimo mi sembra incredibile che di colui che fra il resto ha scritto anche Gloria mi mancasse l’anello di congiunzione fra l’era Them e le magiche Settimane Astrali. Ci rifletto ancora un momento e la situazione subito assume una sua logica. Non avevo “Blowin’ Your Mind!”, che fresco di ristampa in un’edizione per audiofili della Speakers Corner solo da qualche giorno è entrato a far parte della mia collezione, per due ottime ragioni: che possedevo comunque le due canzoni più celebri fra le otto in scaletta (il retro del mio prezioso sette pollici offre l’impagabilmente melodrammatica T.B. Sheets, sebbene in una versione scorciata di quasi quattro minuti rispetto ai 9’44” del 33 giri) è una; l’altra e più decisiva è che di “Blowin’ Your Mind!” quello che ha sempre parlato peggio è stato l’autore. A tal punto avvelenato con il produttore Bert Berns che probabilmente manco gli dispiacque quando, a poche settimane dall’uscita dell’album, costui ebbe un infarto e se ne andò al Creatore, alla niente affatto veneranda età di anni trentotto. Provvidenziale anzi la disgrazia per l’artista irlandese, che poteva liberarsi dal contratto con la Bang e accasarsi alla Warner. Personaggio controverso, Berns, e in molti che lo conobbero dicono che non era la simpatia il suo forte. Non essendoci dovuti andare in vacanza assieme, possiamo perdonarlo a chi ci ha regalato – ve ne cito cinque, così, per lasciarvi senza fiato – Twist And Shout, Here Comes The Night, Everybody Needs Somebody To Love, Cry Baby e Piece Of My Heart. Più che di pelle era un’incompatibilità progettuale quella fra Bert e Van, il primo imbattibile in materia di 45 giri, il secondo proiettato nell’era del 33. Paradossalmente, ciò che il secondo non perdonava al primo era che Brown Eyed Girl avesse avuto successo, un numero 10 nella classifica USA, costringendolo così ancora in un mercato che rifiutava. “Blowin’ Your Mind!” era assemblato in fretta e furia per andargli in scia e interi mondi lo separano dalla concettuale attenzione al dettaglio di un “Astral Weeks” – che pure venne registrato anch’esso velocemente, ma tutt’altro era l’ambito.

In realtà – ho scoperto – l’album non è male, diciamo tranquillamente quasi un tre stelle su cinque persino togliendogli i due pezzi capolavoro. Graziose la dylaniana He Ain’t Give You None e una Spanish Rose adeguatamente latina e lo stesso lo sculettante errebì di Goodbye Baby (Baby Goodbye), una Ro Ro Rosey iniettata di fuzz, una Who Drove The Red Sports Car blueseggiante sul lato jazz della notte. Soltanto la cover di Midnight Special sa di riempitivo. Suoni un po’ così, senza profondità e spessore. Berns era più bravo a scrivere che dietro un banco di regia. Ma quel che più conta, per quanto mi riguarda, è che potrò sistemare il disco subito prima degli altri LP del Nostro, terza fila dal basso, primo scomparto da sinistra. Non dovrò più arrampicarmi fin lassù. Finalmente.

Pubblicato per la prima volta su “Audio Review”, n.279, maggio 2007.

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6 commenti

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6 risposte a “Quando Van The Man era Van The Boy: Van Morrison dopo i Them

  1. Paolo

    mi hai incuriosito con la classifica delle tue canzoni preferite. due sono di Van e ok. e le altre?

  2. Paolo

    (intendo le altre 8)

    • Puoi toglierti ben più estesamente questa curiosità cercando su VMO la serie delle 101 canzoni. Diversi link purtroppo non sono più funzionanti, ma prima o poi vedo di rimetterli a posto.
      Ah… “Madame George” non c’è perché come regola mi ero dato quella di non postare brani che superassero i sei minuti e mezzo di durata.

      P.S. – Ho appena dedicato quell’ora e mezza a ripristinare tutti i link. Buon ascolto. 🙂

  3. Enrico Murgia

    Qual è il secondo live presente nella tua discografia? Oltre a “Too late” intendo.

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