Il viaggio nel passato di Neil Young: Massey Hall, 1971

Neil Young - Live At Massey Hall 1971

Manco me lo ricordo – saranno passati vent’anni – quando fu che proprio Neil Young iniziò a favoleggiare di un imponente cofanetto – oppure di una serie di cofanetti, le idee non le aveva affatto chiare – in cui avrebbe raccolto demo, inediti, estratti da concerti e concerti interi. Gigantesca antologia alternativa rispetto ai tradizionali “Best Of” per una carriera comunque già lunga allora e che da tempo si è inoltrata nel quinto decennio. Il buon Neil prese a lavorarci e subito fu come la proverbiale tela di Penelope. Faceva, disfaceva, ci ripensava e anzi no: lo pubblicherò, sì, ma solo quando il CD sarà uscito dal suo Medio Evo e avrà acquisito la musicalità che era del vinile (che è poi la ragione per cui buona parte del suo catalogo ha atteso a lunghissimo una stampa digitale). E nel frattempo Bob Dylan metteva in cantiere e quindi varava quei sei o sette volumi della “Bootleg Series”. Nessuno ci credeva più ormai che il Canadese avrebbe concretizzato il Progetto. Non lo ha fatto. Ha fatto qualcosa d’altro e, chissà, forse di meglio cominciando a pubblicare nel 2006 una serie di live. Lungi dal lamentarsi il fan mediamente avvertito ha immediatamente colto le potenzialità della collana, giacché il Nostro da sempre usa il palcoscenico per testare le canzoni appena scritte e brani poi divenuti cavalli di battaglia sono spesso apparsi nelle scalette dei concerti mesi, anni prima di venire incisi in studio. In questo strepitoso doppio, per dire, già ci sono quattro titoli dei dieci che non andranno che l’anno dopo a comporre l’epocale “Harvest”.

Essendo Neil Young… Neil Young le “Performance Series” hanno un loro ordine ma non stanno uscendo in quell’ordine. Nel 2006 ha visto la luce un elettrico in tutti i sensi “Live At The Fillmore East” registrato nel marzo 1970 e nel 2008 “Sugarmountain: Live At Canterbury House 1968”, particolarmente prezioso per come fotografa gli estri e i balbettamenti di una vicenda solistica agli albori, all’immediato indomani della breve stagione di gloria dei Buffalo Springfield. Il mio preferito del lotto è però questo, edito in CD nel 2007 per la solita Reprise e fresco di prima, irreprensibile stampa su doppio vinile per la solita Classic Records che già ci aveva… be’, nel loro caso “regalato” non si può dire… offerto la possibilità di ascoltare nel migliore dei modi un “Greatest Hits” e i recenti “Prairie Wind” e “Living With War”. È uno show acustico in cui in qualche miracoloso modo l’allora giovanotto riesce a essere contemporaneamente al top della rilassatezza e dell’intensità. Memorabile nell’assieme, ma in particolare quando a vestire panni intimisti sono canzoni che siamo abituati ad ascoltare ben più espanse e ultraelettriche: Cowgirl In The Sand, Ohio, Down By The River. Le più belle del mazzo con una pianistica, squisita (e chissà perché puntualmente dimenticata quando si elencano i capolavori di Neil Young) Journey Through The Past.

Pubblicato per la prima volta su “Audio Review”, n.299, marzo 2009.

5 commenti

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5 risposte a “Il viaggio nel passato di Neil Young: Massey Hall, 1971

  1. Enrico Murgia

    E perché non Love in mind? F-A-N-T-A-S-T-I-C-A!

  2. Antonio

    “Manco me lo ricordo – saranno passati vent’anni – quando fu che proprio Neil Young iniziò a favoleggiare di un imponente cofanetto – oppure di una serie di cofanetti, le idee non le aveva affatto chiare – in cui avrebbe raccolto demo, inediti, estratti da concerti e concerti interi. Gigantesca antologia alternativa rispetto ai tradizionali “Best Of” (…) Non lo ha fatto.”
    Come sarebbe, non lo ha fatto? E questo cosa sarebbe? http://en.wikipedia.org/wiki/The_Archives_Vol._1_1963%E2%80%931972

  3. Antonio

    Va bene, non ho letto la data di pubblicazione dell’articolo. Come non detto. Mi scuso, e mi ritiro in buon ordine.

    Antonio

  4. Rusty

    Anch’io ho un debole per Love in Mind. Soprattutto per il verso “churches long preach sex is wrong/Jesus where is nature goin’/and what am i doin’ here?”

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