Il capolavoro in cuffia di Cody ChesnuTT

Colui che in un articolo sorprendentemente ben fatto “La Repubblica” ha definito “il guerriero del soul” è in Italia per un tour acustico di quattro date. Ieri sera era a Ferrara, stasera sarà a Firenze, domani a San Ginesio (nella splendida cornice del Teatro Leopardi) e sabato al Bloom di Mezzago. Ottima scusa per recuperare uno dei due panegirici che feci a suo tempo di un esordio memorabile come pochi nel nuovo secolo.

Cody ChesnuTT - The Headphone Masterpiece

Ci voleva proprio: anni trascorsi scrutinando nuove uscite e certo non mancano i dischi belli e magari parecchio, ma quasi mai (l’ultima volta era successo con “69 Love Songs” di Magnetic Fields) ti imbatti in uno capace di qualificarsi da subito come un capolavoro, di reggere (crescendo sempre più) la frequentazione prolungata e confronti con i classici conclamati. Quasi mai, ma che brivido quando accade! Si rinnova allora l’inneffabile gusto della scoperta che era comune migliaia di ascolti fa e ricordi perché mai ti sei scelto questo pazzo mestiere. E per un po’ non lo rimpiangi più, perché è avere il privilegio di scrivere di dischi come questo che giustifica sacrifici e frustrazioni che chi legge nemmeno può immaginare. E allora, caro lettore, alza gli occhi dalla pagina, chiama il tuo negoziante di fiducia e chiedigli di procurarti “The Headphone Masterpiece”. Non gli sarà troppo difficile, ora che ha una distribuzione italiana dopo mesi in cui si poteva averlo solo di importazione o ordinandolo all’autore. Fatto? Puoi ricominciare a leggere.

Ti racconterò allora che il nativo di Atlanta, ma residente a Los Angeles, Cody ChesnuTT (esige che si scriva così) è un arrogante di prima grandezza. Ci va una faccia tosta fenomenale per esordire con un album con la parola “masterpiece” nel titolo e per farlo doppio, trentasei brani dentro (tanti sono però fulminei siparietti) e una durata complessiva che sfiora i cento minuti. E ci va del Genio per farla franca come riesce al nostro eroe, che una volta (non molto tempo fa) aveva un gruppo chiamato The Crosswalk e un contratto con un’etichetta importante come la Hollywood Records, e un giorno ha scoperto che quel contratto era stato stracciato, un disco già pronto accantonato e i suoi compagni l’avevano mollato. Scoraggiarsi? Si è invece rinchiuso nel suo studio privato, battezzato con la modestia che lo contraddistingue The Sonic Promiseland, e ha cominciato a buttare giù su un quattro piste, in quasi perfetta solitudine, un compendio di quarant’anni e oltre di musica nera e non solo. Si parte con una miniatura di blues acustico, Music In A Mortal Minute, per la quale Lenny Kravitz e Ben Harper farebbero carte false e dopo c’è di tutto un po’. Ad esempio: un funkaccio alla Rolling Stones chiamato Upstarts In A Blowout, un gioiello di funk virato soul virato pop detto Boylife In America, l’incontro fra Gil Scott-Heron e i Kraftwerk di Bitch, I’m Broke, una The Most Beautiful Shame clamorosamente beatlesiana (dalle parti del “White Album”), una The World Is Coming To My Party che è una sorta di versione black di The Passenger, una ballata folk-blues immane come My Women, My Guitars, il gospel laico e moderno con tracce di B.B. King di When I Find Time, lo storto vaudeville di 6 Seconds. Gli Strokes lo hanno ospitato in un video, i Roots lo accompagnano dal vivo. Cody ChesnuTT è qui per restare ed è la cosa migliore capitata alla musica nera (hip hop escluso) da Prince in poi.

Pubblicato per la prima volta su “Il Mucchio”, n.534, 20 maggio 2003.

3 commenti

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3 risposte a “Il capolavoro in cuffia di Cody ChesnuTT

  1. Lo sto ascoltando (dopo averti letto, s’intende)

  2. Veramente un ottimo disco. Non dovrebbe mancare a nessuno !

  3. alfonso

    Visto a San Ginesio al termine di una rincorsa serale in auto tutta curve da Fiumicino: arriviamo che ha già cominciato, ci aprono il sipario e lui è a dieci metri neanche, chitarra a tracolla, a farmi una I was a dead man metà a cappella che se chiudi gli occhi è Marvin gaye. Così scarni i pezzi di Landing on a hundred ci guadagnano, e i ripescaggi dal capolavoro in cuffia pure. È una messa gospel: chiacchiera, ci fa fare coro a turno uomini e donne, battere piedi e mani, schioccare dita, e alla fine scende dal palco tra noi e ci abbraccia, e ringrazia lui noi! Rabbrividivo, e mi sa che non ero il solo.

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