I ventuno anni indelebili di Eddie Cochran

Sconvolgentemente giovane, Eddie Cochran periva in un incidente stradale cinquantacinque anni a oggi. Impossibile immaginare una storia del rock senza di lui, si può sfortunatamente solo fantasticare di cosa sarebbe stata avesse avuto il tempo di scrivere altri Summertime Blues, altre C’mon Everybody e Somethin’ Else.

Eddie Cochran - The Best Of

The Best Of (EMI Gold, 2005)

Il James Dean del rock’n’roll? Ma magari! Al ribelle senza una causa venivano concessi ventiquattro anni su questa terra, tre in più di quelli che la malasorte riservava a Edward Raymond Cochran, che chissà cos’altro avrebbe combinato di memorabile se la sua parabola fulminea fosse così raddoppiata di durata. Moriva invece come l’attore in un incidente automobilistico, vittima anche dell’istintivo gesto di generosità che lo induceva a proteggere con il corpo, quando il taxi che stava portando a Londra lui e Gene Vincent si schiantava contro un lampione, la sua ragazza, Sharon Sheeley. Aggiunge una nota beffarda a un destino tragico il fatto che, rimasto molto turbato qualche mese prima dalla morte dell’amico Buddy Holly, Eddie si fosse ripromesso di farla finita presto con i tour. Quello nel Regno Unito avrebbe dovuto essere uno degli ultimi. Tant’è: forse senza quei concerti, che impressionavano enormemente la gioventù locale, l’influenza di Cochran sul rock successivo – evidentissima sugli Who, che di Summertime Blues faranno un cavallo di battaglia (e da loro transitata a Clash e Sex Pistols), ma chiara anche su Stones e Small Faces, Led Zeppelin e T.Rex – sarebbe stata meno marcata. O forse non sarebbe cambiato niente, se qualcuno ricorda eseguendo quale canzone un Paul McCartney ragazzino convinse nel 1957 John Lennon a farlo entrare nei Quarrymen: Twenty Flight Rock, che l’anno prima Eddie aveva cantato nel film The Girl Can’t Help It e la sua carriera decollava così.

Con i suoi quaranta titoli questa doppia antologia guarda caso britannica (più profeta su questa sponda dell’Atlantico che in patria, il Nostro) mette insieme obiettivamente tutto l’Eddie Cochran che bisogna ascoltare e pure qualcosa di più: quello invecchiato non benissimo delle ballate romantiche impostegli da discografici che sognavano di avere un secondo Elvis fra le mani, quello stilosamente rockabilly appartenente comunque al suo tempo e infine quello che il suo tempo lo trascese, immaginando l’hard e il punk, addirittura, quando ancora gli anni ’50 dovevano dirci ciao.

Pubblicato per la prima volta in Rock – 1000 dischi fondamentali, Giunti, 2012.

2 commenti

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2 risposte a “I ventuno anni indelebili di Eddie Cochran

  1. simone

    Eddie cochran…. solo il fato l’ha surclassato…. a mio avviso rocker di razza ed inventore della musica garage!!!!!!
    Chevrolet’57

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