Kool Things (i miei Sonic Youth preferiti)

Oggi compie gli anni Kim Gordon, “girl in a band” come recita il titolo della sua autobiografia fresca di pubblicazione. E che band! E che girl! Una delle più cool – anzi: delle più kool – di sempre.

Sonic Youth - Daydream Nation Deluxe Edition

Daydream Nation (Enigma, 1988)

Quando nel 1981 Thurston Moore, Lee Ranaldo e Kim Gordon scelsero il nome con il quale volevano farsi conoscere collettivamente, probabilmente non immaginavano che oltre un quarto di secolo dopo sarebbero stati in circolazione e tutto sommato ancora una delle forze più vitali del rock (il che però la dice più lunga sul cattivo stato di salute del secondo che non su quello buono dei primi). O forse sì, e pregustavano l’effetto che avrebbe fatto una simile ragione sociale appiccicata a dei baldi cinquantenni. Che bel nome comunque, Gioventù Sonica. Fate caso in particolare al “sonica”. Più che di canzoni, benché ne abbiano ad ogni buon conto scritte di memorabili (a cominciare da quella che inaugura “Daydream Nation”, Teenage Riot, assalto d’estasi testosteronica di rara efficacia), i Sonic Youth sono sempre stati soprattutto una faccenda di suoni: un maelstrom di chitarre avvinte una all’altra nel cui gorgo si sono avvitati no wave e punk, improv e avanguardia, i Velvet Underground di Sister Ray, gli Stooges più allucinati e i Grateful Dead più oscuri, il Neil Young più esasperatamente elettrico e il grunge, ben prima che di grunge si parlasse. Qualcuno ricorda che furono i Sonic Youth a portare i Nirvana alla Geffen? Da quelle parti non hanno più smesso di ringraziarli, gli occhi umidi di un pianto riconoscente.

A portare i Sonic Youth alla Geffen fu invece “Daydream Nation”, monumentale in tutti i sensi – già in origine durava oltre settanta minuti e su vinile era doppio – ultimo loro album indipendente (su Enigma negli Stati Uniti, su Blast First in Gran Bretagna) e un campione di vendite in quell’ambito. Una pietra miliare datata 1988. Non un monolite, come può parere a un primo e relativamente intimidente ascolto (ben altro ci avevano propinato prima e ci propineranno in seguito i nostri eroi), ma un prisma sfaccettato su cui si rifrangono le luci al neon della New York più marginale e decadente. “Un viaggio al fondo della notte per cuori forti e orecchie intrepide” ebbi a scriverne al tempo e direi che il tempo è stato galantuomo. Questa sontuosa “Deluxe Edition” è fatta ulteriormente appetibile da una demo di Eric’s Trip e più che mai da un secondo CD, registrato in concerto e con in coda quattro cover viceversa in studio. Ampia la gamma coperta: Beatles (Within You Without You), Mudhoney (Touch Me I’m Sick), Neil Young (Computer Age), Captain Beefheart (Electricity).

Pubblicato per la prima volta su “Il Mucchio”, n.636/637, luglio/agosto 2007.

Sonic Youth - Goo Deluxe Edition

Goo (DGC, 1990)

Ma chi lo dice che la gratitudine non esiste? Chiedetelo ai Sonic Youth, da tre lustri presso una multinazionale e questo sebbene i loro numeri, che sarebbero di assoluto rilievo in ambito indipendente, non siano grandissima cosa nella categoria merceologica superiore. Chiedeteglielo, ai Sonic Youth, che oltretutto hanno il privilegio raro di potere pubblicare degli album in proprio quando decidono che non sono adatti all’etichetta di David Geffen. E domandatelo poi al signor Geffen, che li mise sotto contratto nel 1990 per aggiudicarsi il successore di quel monolite del noise-rock chiamato “Daydream Nation”, giustappunto questo “Goo” appena riedito in una “Deluxe Edition” che agli undici brani originali aggiunge diciannove fra lati B, demo, partecipazioni a raccolte, più un’intervista. “Goo” vendeva discretamente, entrava nei Top 100 di “Billboard” e giacché da cosa nasce cosa Neil Young, che lo aveva ascoltato e si era entusiasmato, si portava i ragazzi in tour come spalla e contribuiva la sua parte a farli conoscere al grande pubblico. I lavori immediatamente successivi sarebbero andati meglio, ma non è mica per quello che Geffen adora la Gioventù Sonica e se l’è tenuta stretta. No. È che Thurston Moore e soci lo convinsero a ingaggiare un gruppo il cui primo LP, su Sub Pop, aveva venduto quarantamila copie, non granché. E quel gruppo erano i Nirvana.

In questo senso si può affermare allora che “Goo” sia stato decisivo per il rock degli anni ’90, ma ciò corre il rischio di sminuirlo, così come al tempo lo sminuirono i raffronti con l’ingombrante predecessore. È in realtà il disco melodicamente più solido dei Nostri, con dentro classici come Dirty Boots, Tunic e soprattutto Kool Thing che fanno a pezzi il 90% di quello che il grunge era stato e sarà.

Pubblicato per la prima volta su “Audio Review”, n.262, novembre 2005.

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1 Commento

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Una risposta a “Kool Things (i miei Sonic Youth preferiti)

  1. Giacomo/SonofBrahem

    Due recensioni molto belle davvero di due dischi che comprai in vinile all’epoca della prima uscita. Ho particolarmente apprezzato l’azzeccato accenno ai Grateful Dead, di cui per altro Lee Ranaldo è un grande estimatore.

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